«Federalismo, l’opportunità della proposta Boccia»

di Ettore Jorio*

I temi del federalismo fiscale e del regionalismo differenziato si fanno, di recente, reciprocamente da pendant. Lo fanno correttamente, perché inseparabili in quanto – essendo figli della stessa mano di revisione costituzionale del 2001 – il primo costituisce l’indispensabile presupposto realizzativo dell’altro.
Prova ne sono le conclusioni cui è pervenuto il Governo giallo-rosso:
– poco dopo il suo insediamento, ha condizionato e differito il perfezionamento legislativo delle Intese con le Regioni interessate ad accedere alle maggiori competenze legislative attraverso il regionalismo differenziato, alla determinazione dei livelli essenziali di prestazioni (art. 117, comma 2, lett. m, Cost.), ai costi/fabbisogni standard (legge 42/09) e alla costituzione del fondo di perequazione, di cui all’art. 119, comma 3, Cost.;
– giorni orsono proponendo addirittura una legge – definita non si sa quanto appropriatamente «quadro» – attuativa del regionalismo asimmetrico, da esercitarsi a mente dell’att. 116, comma 3, Cost.
Un testo di ipotesi legislativa già proposta in sede di Conferenza Stato-Regioni, e quindi trasmessa lo scorso 8 ottobre a queste ultime e che dovrebbe opportunamente essere confrontata anche con gli enti locali, ai quali tocca assicurare alle rispettive collettività i servizi pubblici locali, al lordo dei Lep riguardanti l’assistenza sociale.
PIU’ UNA LINEA GUIDA CHE UNA LEGGE CORNICE  L’esaminata bozza, così come ideata, assume più che altro un impegno politico – ben scandito nei suoi tempi di realizzazione – considerata anche la sua convincente finalità di volere pervenire alla generazione di un contesto unitario di riferimento regionale nell’affrontare una corretta attuazione dell’art. 116, comma 3, della Costituzione. Lo fa rieditando l’agenda governativa della attuazione del federalismo fiscale, fermo al palo da oltre otto anni dai provvedimenti delegati e a dieci anni dalla legge delega che ne fissava i termini. Tenta di farlo fissando scadenze utili e molto prossime nonché con il ricorso ad una attività commissariale, funzionale a perfezionare gli adempimenti relativi in un tempo ragionevolmente più breve rispetto ai percorsi ordinari, ancorché per alcuni di essi rimarrebbe imprescindibile l’opzione legislativa.
Un obiettivo che, se perseguito con le dovute attenzioni e conseguito celermente, potrebbe determinare una migliore efficienza alla finanza pubblica e una pronta efficacia della stessa nell’assicurare uniformemente i diritti sociali e le funzioni fondamentali della PA locale.
Relativamente allo strumento prescelto, il ministro Boccia sa benissimo che quanto proposto, una volta formalmente condiviso dal Parlamento, andrebbe comunque a concretizzarsi in una legge ordinaria, in quanto tale modificabile nel tempo dalle Camere.
Non solo. La sua disciplina, proprio perché non di rango costituzionale:
a) potrebbe bene essere disattesa ovvero implementata dalle leggi rafforzate, da approvare a maggioranza assoluta dei componenti del Parlamento, cui l’art. 116, comma 3, della Costituzione rinvia il perfezionamento legislativo delle Intese raggiunte tra le Regioni istanti e il Governo;
b) rappresentare il riferimento legislativo da modificare a cura del Parlamento sulla base di successive particolari diverse istanze formalizzate dalle Regioni diverse da quelle che avessero già perfezionate le loro in vigenza del precedente testo.
IL CONTENUTO E I DUBBI Nel merito della bozza, alcuni dubbi. Un dubbio si riferisce alla utilità del provvedimento perché, di fatto, è difficile individuarne lo spessore cogente. Ciò in quanto, così come redatta, più che una legge «cornice» appare essere una sorta di linea guida dell’applicazione di norme che già ci sono, peraltro di attuazione costituzionale. Il riferimento è ovviamente rivolto all’attuazione del novellato art. 119 Cost. perfezionata con:
– la legge delega 42/09;
– i suoi decreti legislativi delegati (216/2010, 23/2011, 68/2011), rispettivamente, disciplinanti la determinazione dei fabbisogni standard per enti locali, il federalismo fiscale municipale e i costi e fabbisogni standard relativi alla salute;
– la perequazione infrastrutturale di cui al DM 26 novembre 2010, pubblicato tardivamente (G.U. dell’1 aprile 2011) e lasciato a giacere inattuato chissà dove.
Un altro dubbio riguarda la disciplina, recata nell’art. 2, riferita alle modalità di definizione dei LEP e degli obiettivi di servizio. Ciò che appare giuridicamente inaccettabile – anche perché in netta contraddizione con il condizionamento e il differimento, di cui si era reso coraggioso portatore il Conte bis quasi all’atto del suo insediamento, del regionalismo differenziato rispetto all’individuazione dei Lep, dei costi/fabbisogni standard per finanziarli e del fondo di perequazione garante dell’uniformità sostanziale – è l’ammissibilità della legge di approvazione delle Intese regionali senza avere prima sancito quanto precedentemente sostenuto.
IL TEMUTO PERICOLO In buona sostanza, le norme applicative del federalismo fiscale riguardanti, per l’appunto i Lep e gli obiettivi di servizio (di cui agli artt. 3 e 5 della legge 42/09), dovranno (solito termine di impegno tipicamente politico) essere approvati con DPCM da emanare entro dodici mesi dall’entrata in vigore delle leggi di approvazione delle dette Intese, dalla cui data si comincerà a parlare (e a godere) dei consequenziali diversi riparti delle risorse rispetto a quelle di oggi.
Una dimostrazione chiara di come – con soli due articoli di nove commi complessivi – il Governo tenti ancora una volta di tirare una martellata al cerchio (i sostenitori dell’eguaglianza territoriale e del Mezzogiorno) e un’altra alla botte (le Regioni che hanno fretta di formalizzare comunque le loro maggiori competenze legislative).
Così facendo: si sposterà all’infinito la soluzione ai disagi del Sud (solo il 2022 tutte le Regioni avrebbero le risorse necessarie per rendere esigibili i Lep!); si consentirà alle Regioni spasmodiche della differenziazione di poter realizzare il proprio sogno sin dal prossimo anno.
UN’OCCASIONE PER LA CALABRIA PER FAR SENTIRE LE PROPRIE RAGIONI 
Un atto importante, dal quale dipenderanno la futura sanità e tutto il resto, in un momento importantissimo per le sorti della Calabria, alla porta della elezione del Presidente della Regione. Una bozza, quella predisposta dal ministro Boccia, che se trasformata così in legge potrebbe cambiare il futuro più prossimo della Nazione, liquidato televisivamente come se fosse quasi una notizia di cronaca. La bozza del Governo, inviata venerdì scorso, è alla Cittadella di Catanzaro, sede della Regione Calabria.
Due le speranze: a) che qualcuno se ne sia accorto; b) che i chiamati a decidere l’analizzino e la adeguino alle irrinunciabili esigenze della nostra regione, altrimenti destinata a peggiorare all’infinito.

*Docente UniCal







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