«È tempo di riformare la Sanità calabrese»

di Rubens Curia*

Stiamo assistendo, in questi ultimi mesi, a una serie di iniziative di sindaci della nostra regione che, giustamente preoccupati per l’aggravarsi della carenza di prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Regionale, chiedono con forza che i Presidi Ospedalieri, dove vivono le Comunità che loro amministrano, diano immediate e efficaci risposte ai bisogni di salute di queste.
La protesta dei sindaci si inserisce in un contesto che vede la nostra regione sempre più marginale, infatti alcuni dati ci dicono che il nostro PIL nel 2018 è diminuito dello 0,3%, sul piano demografico la popolazione si è ridotta a 1.965.128 residenti, il tasso di fecondità in Calabria è pari a 1,29 a differenza della media nazionale che è pari a 1,34, l’aspettativa di vita in buona salute dei calabresi è di 52 anni mentre nella provincia autonoma di Bolzano è di 69 anni, infine la nostra regione ha la più alta percentuale (23,8%) di abitanti con almeno due patologie croniche, il maggior numero di pazienti (19%), a pari merito con la Liguria, affetti da artrosi e artrite e potrei continuare con altri non invidiabili prime posizioni.
I dati 2018 provenienti dal Tavolo Adduce sono ancora più preoccupanti perchè, a distanza di nove anni dal commissariamento della Sanità Calabrese, la mobilità passiva ha raggiunto i 353 milioni e 829 mila euro! Ancora più strabiliante è che 60 milioni di euro di mobilità siano di “mobilità a bassa complessità”, basti pensare agli 870 parti fisiologici fuori regione!
E poichè meno efficiente è un Servizio Sanitario più spende, abbiamo un deficit complessivo di 991 milioni e 580 mila euro, escludendo la misteriosa ASP di Reggio Cal., e nel solo 2018 abbiamo prodotto un disavanzo di 213 milioni e 285 mila euro che i calabresi hanno in parte coperto pagando IRAP e IRPEF per complessivi 105 milioni e 981 mila euro!
Evidenziata la situazione disastrosa in cui versa il nostro Servizio Sanitario Regionale e ribadendo che le vittime di questa vicenda sono i calabresi e gli operatori sanitari che lavorano, per la maggior parte, in Presidi Ospedalieri non a norma, in carenza di posti letto e di personale sia negli Ospedali che nella Medicina Territoriale, veniamo alla diagnosi della “Malattia” di cui è afflitta la nostra sanità e all’eventuale “Terapia” che noi come “Comunità Competente” in un documento consegnato la scorsa estate al Presidente Irto, al Commissario generale Cotticelli, al delegato per la sanità Pacenza e a vari soggetti istituzionali abbiamo avanzato: è urgente una “Riforma Organizzativa e Etica ” del S.S.R. con l’elaborazione di un secondo “Piano Regionale per la salute “; infatti il primo “Piano per la salute 2004-2006” fu approvato nel lontano 2004 con la L.R. n° 11: è trascorsa un’eternità!
In questi 15 anni sono profondamente cambiati:
a) i bisogni di salute dei calabresi con un incremento delle patologie croniche che assorbono oltre il 70% della spesa sanitaria e necessitano di nuovi modelli assistenziali quali l’Assistenza Domiciliare a lungo termine;
b) i nuovi farmaci che hanno ridotto il tasso di mortalità di molte patologie aumentando la cronicizzazione;
c) le moderne tecnologie che consentono l’assistenza da stazione remota e il modello di “Connected Care” con una sanità “digitale” sempre più protagonista;
d) le nuove sensibilità e i moderni stili di vita con un aumento degli investimenti nella Prevenzione.
Vogliamo una “Riforma” che valorizzi in eguale misura la Medicina Territoriale e la Medicina Ospedaliera con l’istituzione delle Aziende Sanitarie Territoriali (AST) che, come scriviamo nel nostro documento, arresteranno l’ulteriore “desertificazione della Medicina Distrettuale trasformandola in un verde giardino” dove le Strutture Sanitarie Intermedie Territoriali (Case della salute – UCCP-AFT-Consultori – Case di Maternità etc…) svolgeranno un ruolo centrale e di filtro nei riguardi dei Presidi Ospedalieri, con una visione della medicina che il 76° congresso della FIMMG ben definiva nel suo tema centrale: “Prossimità e Organizzazione delle cure”.
La medicina generale di domani tra demografia e cronicità
Una “Riforma ” che, inoltre, istituisca le Aziende Sanitarie Ospedaliere (ASO) i cui management gestiranno la Spedalità Pubblica e Privata Accreditata riorganizzando le “Reti Ospedaliere” come un insieme di nodi collegati tra loro e con un coordinamento tecnico-scientifico tra gli ospedali che valorizzi il ruolo dei Direttori dei Dipartimenti Ospedalieri che dovranno garantire la formazione e l’aggiornamento del personale sanitario e, qualora necessario, lo spostamento delle equipes sanitarie o dei singoli sanitari tra i diversi nodi della rete ospedaliera.
Il S.S.R. sta morendo, ribadisco, perchè da 15 anni, non considerando la L.R. n°9/2007, non è stata approvata una profonda riforma del settore, pertanto, l’affiancamento della regione Veneto alla Calabria è un pannicello caldo che lenisce le ferite, ma non guarisce la nostra sanità; non si può vedere la sanità dal buco della serratura , bisogna “aprire la porta” per avere una visione d’insieme di tutto il “Sistema Salute” perchè se non si valorizzerà la Medicina Territoriale, l’Ospedale sarà sempre oberato da ricoveri inappropriati, da lunghe liste d’attesa causate, anche , da esami diagnostici inutili causati da una “Medicina difensiva” che potrà essere neutralizzata solo da una “Medicina d’iniziativa” territoriale che garantirà la presa in carico della persona con “Percorsi ” che integreranno professionisti e Servizi diversi.
Il Commissario Cotticelli attui questa Riforma, sollecitando una grande Partecipazione, altro che verbali secretati !!, di quella “Comunità Competente” che in Calabria è presente nel mondo della Sanità, del Sociale, dell’Associazionismo, dell’Economia, dell’Università, non continui solo sulla strada dei “Programmi operativi biennali”, perchè è necessario un nuovo tessuto per confezionare un ambito su misura.
Contestualmente è urgente rispondere alle emergenze che denunciano i nostri sindaci in merito alla carenza di personale ospedaliero, ricordo, a tal proposito, che nel solo 2018 sono andati in pensione altri 431 operatori del S.S.R. costringendo il personale a turni al limite della legge o alla chiusura di Unità Operative Ospedaliere; propongo che, nelle more dei concorsi, siano bandite le ore di specialistica ambulatoriale interna o si faccia il completamento a 38 ore affinchè questi medici specialisti possano lavorare negli ospedali garantendo qualità e copertura dei turni , ricordo, per esempio, che nella sola ASP di Reggio Cal. non sono state rinnovate 995 ore in seguito al pensionamento dei medici e che la spesa della specialistica nel 2018 in Calabria è diminuita di oltre 1 milione di euro spingendo i calabresi a ricorrere ai privati , tenuto conto delle lunghe liste d’attesa il bando o il completamento orario può essere fatto subito , consentendo l’invio , per esempio, degli ortopedici a Locri e Melito Porto Salvo o altri specialisti nell’ASP di Cosenza senza ricorrere a Convezioni tampone che incrementano la spesa.
Queste sono una parte delle proposte che noi come Comunità Competente avanziamo, siamo disponibili a un approfondito confronto perchè solo con una vera partecipazione potremo contribuire alla rinascita del nostro Servizio Sanitario e attuare, finalmente, l’articolo 32 della nostra Costituzione in Calabria.

*portavoce Comunità competente







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