«Lungomare Laqualunque, perseverare è diabolico»

di Laboratorio territoriale permanente*

Sulla vicenda del lungomare di San Lorenzo (in foto un tratto della costa colpita in questi giorni da mareggiate che hanno danneggiato i lungomari limitrofi) è opportuno ritornare, rifiutando innanzitutto la logica dello scontro attraverso la quale l’amministrazione comunale, refrattaria fino a questo momento al dialogo e al ragionamento collettivo su una pubblica questione, ha cercato di circoscriverla e banalizzarla spingendosi fino alla creazione infantile, irresponsabile e pericolosa di un capro espiatorio locale, di un oppositore unico ai cui ordini sarebbero intervenuti tutti i numerosi altri, da padre Zanotelli alla Fondazione De Andrè: in questa fantascientifica narrazione persino alcune autorità in materia di consumo di suolo e urbanistica, come Paolo Pileri e Lodovico Meneghetti, si trasformano in pedine eterodirette da un superman che avrebbe magari anche commissionato le varie interrogazioni parlamentari e il parere contrario della Soprintendenza. Deve essere chiaro invece che negli ultimi anni il Laboratorio territoriale permanente, soggetto composito e sfaccettato in grado di esprimere i risultati della dialettica tra associazioni sensibili ai temi ambientali e operatori socio-culturali confluiti al suo interno perché animati dalle stesse preoccupazioni, ha cercato di mettere a disposizione di tutti gli esiti dell’elaborazione scientifica più avanzata sui problemi relativi al governo del territorio nell’epoca attuale, che ha posto l’umanità di fronte alla necessità stringente di comprendere le cause della crisi sociale ed ecologica in cui è precipitata e di progettare un futuro migliore. I nostri interventi ospitati dal Corriere della Calabria e a volte anche dal Quotidiano del Sud sono basati sullo stato dell’arte e sulle sue applicazioni in campo normativo, dalla cui conoscenza si ricava che un progetto come quello voluto dal comune di San Lorenzo non è più ammissibile per ragioni culturali, ecologiche e giuridiche, è il rigurgito di un cattivo passato che pretende di ritornare nonostante la sentenza definitiva di condanna buscata dalla storia, è una vischiosa cieca e sorda sovrastruttura incapace di tenere il passo dei cambiamenti strutturali.
Dall’affaire Lungomare Laqualunque emerge che politici, tecnici e funzionari della Regione, della Città Metropolitana di Reggio Calabria e della Capitaneria di Porto, non si sono ancora resi conto (e il tempo ormai stringe) che le leggi vigenti, da cui intendeva prescindere il comune di San Lorenzo, assumono i riferimenti scientifici ed operativi ufficiali, enunciati e ribaditi in una serie ormai corposa di importanti documenti, da utilizzare ai fini delle attività di competenza della pubblica amministrazione. Ci riferiamo per esempio a Consumo di suolo. Dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, report 2019 SNPA, a cura di M.Munafò e a Linee guida nazionali per la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici, documento elaborato dal Tavolo nazionale sull’erosione costiera, MATTN – Regioni con il coordinamento tecnico di ISPRA, 2017.
Trascinati in una spaventosa figuraccia, fanno sempre in tempo a riabilitarsi finché i danni da apertura del cantiere non saranno irreversibili; e un assist arriva dalla natura SIC dell’area in cui ricade l’intervento programmato, circostanza che i progettisti hanno trascurato, i controllori dimenticato ma che ora non può più essere ignorata e rende quell’ettaro agognato di asfalto impermeabile, nato dal sonno comune della ragione e della Regione, un gigante mostruoso dai piedi d’argilla prossimo a crollare miseramente.
Ma non solo tendiamo la mano a chi, da postazioni istituzionali, ha ancora l’opportunità di esibire un’intelligente e onorevole resipiscenza, sentiamo inoltre il bisogno di avvicinare a questo benedetto stato dell’arte persone colte e apprezzabili come Franco Arcidiaco , che non hanno però ben compreso i termini del problema.
Caro Franco, ti preghiamo di dare un’occhiata almeno ai testi citati e di considerare che i nostri tentativi di interagire con le amministrazioni comunali della Jonica meridionale in nome del recupero degli equilibri del sistema costiero e della costruzione di un paesaggio non banalizzato vanno collocati tra le azioni politico-culturali d’avanguardia, se hanno ricevuto il sostegno di personalità come Salvatore Settis, Piero Bevilacqua e Carlo Rovelli. È chiaro che un giardino fitto d’alberi a San Lorenzo, attraversato da una pista in terra battuta stabilizzata, risponde meglio di una tomba superstradale alle indicazioni del MATTM e dell’ISPRA, tese ad evitare i costi economici ed ecosistemici del consumo di suolo, a scongiurare la costruzione di opere rigide a mare e di strutture entro la fascia litoranea, e a prevedere la ricostruzione di cordoni dunosi per potenziare la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici; e non sembra vero che tu, sempre schierato con il progresso e il bene comune, finisca col dare man forte a una battaglia di quella stessa retroguardia che proprio in questi giorni di mareggiate, invece di imparare la lezione, prendere atto dei propri errori e cominciare finalmente a ragionare sull’ineludibilità del ripristino degli equilibri naturali, invoca altri sperperi di somme erariali onde ricostruire le opere folli per l’ennesima volta devastate. Del resto il lungomare esemplare da te preso in considerazione è frutto anch’esso di una stagione disinvolta, scellerata e irripetibile, visto che oggi l’articolo 36 del Piano Paesaggistico della Provincia di Ragusa (adottato con D.A. n.1767 del 10 agosto 2010) vieta la creazione di strade litoranee e la realizzazione di nuove infrastrutture viarie. Oltretutto, di conseguenza, sono proprio i progetti verdi quelli capaci di attrarre e utilizzare i fondi disponibili, di garantire opportunità di lavoro più stabili e diversificate nel lungo periodo e di stimolare il consolidamento di un tessuto di imprese medio-piccole specializzate, al passo con la necessità di difendere il suolo: il progetto grigio contestato, come abbiamo evidenziato in un precedente intervento, sta cercando di usurpare un milione di euro destinati in realtà allo sviluppo sostenibile. E non è finita Franco: noi dovremmo, fianco a fianco, condividere il dovere, il piacere e la fatica di far comprendere alla società in cui ci muoviamo che il turismo è ormai fondato in larga parte sulla qualità del paesaggio, e i suoi flussi più consistenti da tempo si sono orientati verso la richiesta di beni ambientali e culturali. Consolidare la rete ecologica di base, a cui appartengono la fascia costiera e la copertura arborea e arbustiva, risponde anche alle esigenze di mercato; dunque dobbiamo cercare insieme di decolonizzare l’immaginario dominante: il massacro delle coste e lo “sviluppo” sono in contraddizione, e gli operatori economici hanno tutto l’interesse a chiedere la progettazione di “infrastrutture” di riequilibrio biologico salvaguardando, ripristinando e ricostruendo i corridoi e le fasce di connessione aggredite dai processi di urbanizzazione, di infrastrutturazione e di trasformazione agricola (vedi Intervento di salvaguardia di tratti di litorale compresi tra Sampieri e Punta Regilione nei territori dei comuni di Scicli e Modica, Provincia di Ragusa, assessorato Territorio, ambiente e protezione civile, decimo settore Geologia e geognostica, 2008).
Non c’è in ogni caso una via d’uscita diversa: ci stiamo occupando della costa di San Lorenzo, bene sottoposto a vincolo che beneficia della tutela prioritaria introdotta dal Codice del Paesaggio del 2004 e incluso nel SIC ZSC Fiumara Amendolea, e tutti gli intellettuali sono chiamati a supportare la transizione verso la sostenibilità e a difendere la legalità come del resto Franco Arcidiaco ha sempre fatto.
*Laboratorio territoriale permanente San Lorenzo e Condofuri







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