«La dura lotta tra personalismi e politica»

di Franco Scrima*

I politologi prevedono che prima o poi Renzi farà cadere quel sottile diaframma che ancora lo tiene legato al Partito democratico. Quando accadrà avrà completato il secondo round della sua recente vicenda; il primo l’ha esaurito con il varo di “Italia Viva”. E anche questa volta non ci sarà di che meravigliarsi perché bisognerà capire che non si tratta di un valore che orienta lui e il suo gruppo sociale, le sue condizioni o le sue posizioni politiche. Tutto lascia intendere che sia, invece, un residuo di quell’ opportunismo politico proprio del personaggio, assimilabile a chi mal sopporta ruoli diversi da quello di “capo”.
Si dice che il suo gesto farebbe male al Governo in carica. Come se non fosse ciò che Renzi si propone di fare. E non da oggi. L’astuto personaggio, definito da Bersani «un giocoliere», ha fatto di tutto per riuscire a mettere d’accordo le idee del Pd con quelle dei “Grillini”; un gesto che ha fortunatamente sortito punti di convergenza, il più incisivo dei quali è stato la sterilizzazione dei “pieni poteri” di Salvini. Altri, invece, ritengono che il motivo principale fosse quello di vedere il segretario del Pd, davanti al portone della direzione di via Sant’Andrea delle Fratte, stendere la mano per chiedere l’obolo del voto ai passanti. Una convinzione che gli deriva dall’idea, radicata, che tutto ciò che esce dal suo intelletto e plasmato dalle sue capacità oratorie sia il meglio di tutte le strategie.
C’è chi sostiene che in Renzi covi l’idea di indebolire il Partito democratico in modo da essere lui ad accogliere i “compagni” rimasti senza casa. Ma la credenza popolare vuole che i conti senza l’oste difficilmente riescono. Renzi, se questo è effettivamente il suo fine, avrebbe dovuto sapere che il Pd, come poche altre formazioni politiche che compongono lo scacchiere nazionale, rappresenta per una fascia di popolazione una fede che difficilmente può essere messa in discussione o, peggio, barattata. (Bologna di questi giorni, docet). L’esperienza dimostra, invece, che in passato iniziative più o meno simili alla sua hanno raccolto poco più di qualche bollicina d’aria staccatasi dall’effervescenza dei protagonisti.
Il capo di “Italia Viva”, diciamocelo tra amici, non è più il personaggio nuovo, da scoprire, sconosciuto all’elettorato, che si propone agli italiani indossando l’abito “nuovo” e mostrando una faccia accattivante. Il politico di Rignano è un signore molto noto, valutato nel tempo e anche discusso; un politico che ha dato modo di far parlare di sé non soltanto quando è riuscito a sedere sulla sedia gestatoria del sessantottesimo esecutivo della Repubblica italiana per due anni, nove mesi e venti giorni, ma anche per altro. Il che significa che non sarà semplice riuscire a propiziarsi simpatie per garantirsi un nuovo spazio dentro il quale ottenere una nuova presa elettorale; se poi i 5 Stelle e Pd con un flash di energia riuscissero a mettere in atto processi innovativi e concreti soprattutto per quanto riguarda l’istruzione, l’occupazione specie nel Mezzogiorno, la Scuola e, quindi, l’istruzione, dunque a spendersi per dare sviluppo e ripresa al Paese, la “rivoluzione renziana” non potrà che rimanere un pio desiderio. Persino quella parte di elettorato che, nonostante tutto, resiste al richiamo dei proclami, difficilmente si lascerebbe gabbare dalle solite propagande ammaliatrici di quanti in passato hanno avuto le occasioni per cambiare il Paese e non l’hanno fatto, o l’hanno realizzato solo a parole. Sarà esattamente questa la valutazione degli italiani che renderà debole la riuscita del progetto.
La politica sta cambiando anche nel nostro Paese. Si vanno delineando sempre più le forze di sinistra e di destra; ma una destra non radicalizzata come quella di Salvini. Una sorta di laburismo e di conservatorismo all’inglese. Ciò significa che difficilmente ci sarà spazio per i “derivati”. Ne prendesse atto la Lega a fronte di un cambio epocale dell’offerta politica determinato dalla società che cambia.
In un futuro non molto lontano sarà probabile che saremo rappresentati, come forse è giusto che sia, da pochi schieramenti ben definiti e soprattutto senza “appendici” e senza “contorni” in modo da impedire ai soliti “ruffiani” di “occhieggiare” a destra e a sinistra pur di rimanere a galla. Ci sarà così da chiedere dove si collocherebbero forze come i “Cinque Stelle” che, stando al suo fondatore, non sono né di destra né di sinistra; e la Lega (ex Nord) che, per volontà del suo attuale segretario, si identifica nel “sovranismo” e rivendica (a parole) la rottura con i partiti tradizionali, senza dire che comunque intende tutelare la propria identità, i propri confini e le prerogative dello Stato rispetto alla comunità internazionale.
Vuoi vedere che alla fine i signori della politica faranno di tutto perché nel Paese continui a valere la famosa regola “commutativa”?: cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia.
*giornalista







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto