«Ecco la conta dei danni del decreto Calabria»

di Ettore Jorio*

La conta dei danni del decreto cosiddetto Grillo, con tendenza ad una crescita esponenziale, è rappresentativa del come si comporta male e sadicamente la politica nei confronti della nostra regione.
Un risultato che avrebbe meritato altro che le sardine in piazza, che sta invece registrando una sorta di masochistica e inconcepibile sopportazione.
Tre aziende ospedaliere della quali, per il momento, soltanto una con una manager ufficiale concretamente preposta alla direzione di una Ao (Cosenza) e due mandate avanti alla bene meglio da esponenti della burocrazia interna, che si rincorrono tra una dimissione e l’altra; un’azienda ospedaliera universitaria senza testa né coda ovverosia senza manager e impegnata in un molto creativo percorso di integrazione, “interpretativo” di una procedura di fusione con l’azienda ospedaliera operante nel territorio cittadino di Catanzaro; cinque aziende territoriali provinciali della quali nessuna gestita da manager nominati, due (l’Asl di Reggio Calabria e quella di Catanzaro) sciolte per infiltrazione/condizionamento mafioso, ex artt. 143 e 146 Tuel, e una (Asp Reggio Calabria) fantasiosamente dichiarata in dissesto, ex art. 244 Tuel e seguenti, con qualcun’altra destinata verosimilmente a seguire la medesima (assurda) sorte.
Al riguardo, è in corso – dopo l’ennesimo tentativo, andato a vuoto, di perfezionare la prevista intesa tra il presidente della Regione e il commissario ad acta – il complesso procedimento di nomina del Governo che determinerà una ulteriore vacatio manageriale, di certo, non inferiore a 15 giorni. Si profilerà, quindi, una assunzione in servizio attivo dei nominati a commissari straordinari – alcuni quotati, altri sconosciuti e altri ancora segnatamente «consumati» ed espressione della vecchia politica – dopo il prossimo Santo Natale. Una festività sacra che quest’anno vedrà tutti super impegnati anche a causa della formalizzazione degli atti propedeutici ad assicurare le elezioni regionali fissate per il 26 gennaio 2020.
Nel frattempo, la Hiroshima assistenziale! Si sta infatti registrando il disastro assistenziale e organizzativo, con vuoti incolmabili di governance e una insanabile perdita di credibilità sia degli operatori ivi impegnati che dei cittadini.
Tutto questo sta determinando danni irreparabili in progress, tali da avere:
1) acuito la fuga dei medici, oramai a livelli segnatamente insufficienti per garantire i minimi assistenziali;
2) (ri)accelerato il processo di rendere più precarie le economie, non più garanti persino delle forniture dei farmaci salva-vita e dei presidi medico-chirurgici indispensabili a soddisfare il più basso ordinario;
3) prodotto una pericolosa insufficienza degli organici del personale paramedico e tecnico necessario ad assicurare quotidianamente l’assistenza vitale;
4) acutizzato il decadimento della medicina territoriale, divenuta ovunque irrintracciabile con gravissimo nocumento per la popolazione distribuita nei 405 comuni, la maggior parte montani, caratterizzati da una orografia da mettere paura;
5) sviluppato un’ulteriore e incalcolabile sfiducia nei cittadini verso il sistema salutare pubblico, già portati per loro conto a determinare una mobilità passiva annua di oltre 320 milioni di euro.
A fronte di ciò, prevale l’interesse per l’evanescente, con l’incuranza generale per le terribili condizioni di vita che affliggono la parte più debole della popolazione, destinata a diminuire sensibilmente per «fuga» dalla propria terra garante di nulla.
*docente Unical







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