«La Calabria ha bisogno di voltar pagina»

di Franco Scrima*

Sarà possibile che prima o poi qualcuno decida di dare risposte ai calabresi esasperati dall’essere privati di ogni cosa? Accadrà che anche in questa regione possano prevalere i principi basilari della democrazia e della responsabilità?
Naturalmente c’è bisogno che tutti ci rimbocchiamo le maniche e dimostriamo di essere finalmente un popolo unito, propenso a cambiare, ad abiurare gli stupidi campanilismi tra una provincia e l’altra, tra un paese e quello limitrofo. “Cambiare pelle” è il sistema per ottenere considerazione; dire basta alle banalità vuol dire dimostrare di essere cresciuti.
Togliersi di dosso il manto della criminalità organizzata, significa rinascere. Insomma: cambiare per essere rispettati! Sono le condizioni minime perché la Calabria possa pretendere di essere considerata: una regione che la natura ha riempito di bellezze, che, però, l’uomo non è stato capace di sfruttare. In quest’angolo suggestivo manca soprattutto l’autostima e il rispetto, quello più elementare ma difficile da praticare verso le potenzialità di ciascuno di noi che, purtroppo, non sempre riusciamo ad esprimere compiutamente.
Senza voler scomodare la scienza per volare alto, si vuole ricordare che la Calabria è presente persino nell’elenco dei Premi Nobel per la medicina, con il catanzarese Renato Dulbecco. Chi non volesse prendere atto della qualità della nostra gente non può che ammettere, dunque, di essere un emerito ignorante, pieno di pregiudizi e dotato di una forte dose di razzismo.
È anche vero che avremmo bisogno di ripassarci la storia recente per capire compiutamente le cause della diversità tra Nord e Sud, che non sono strutturali ma volute dall’uomo. Scopriremmo che talune divisioni sono state determinate dalle politiche dei governi che si sono succeduti nei primi anni dell’unificazione dell’Italia. A tracciare quel solco profondo tra le due italie furono proprio i mercati competitivi, realizzati in quell’area oggi vicina ai motivi del federalismo differenziato sotto la spinta di amministratori che hanno avuto vita facile rispetto alla nostra regione condannata anche all’arretratezza tecnologica. Successivamente svolsero la loro parte anche le politiche economiche dei primi governi post unitari, dominati sempre dall’élite settentrionale, capaci di determinare l’elezione di quasi il 90 per cento dei capi di governo che concentrarono le loro attenzioni sulle regioni più vicine ai Savoia, a discapito di quelle più lontane.
Come si vede la condizione in cui versa la Calabria ha radici antiche. La fragilità dell’economia, l’inesistenza dei servizi, i diritti negati sono i grandi responsabili del disincanto che ha contagiato la popolazione. Successivamente è anche subentrata la convinzione, e quindi la rassegnazione, di vivere in una terra senza futuro. Colpa anche della classe dirigente che continua ad essere appannaggio delle seconde e terze file della politica, aggrappate al potere costituito da un apparato burocratico pachidermico che non sa programmare nulla, riuscendo, forse, ad affrontare solo qualche emergenza.
Tutto ciò grida vendetta. Reagire è possibile ma bisogna crederci a cominciare sin dalle prossime scadenze elettorali nelle quali bisognerebbe invertire la tendenza, scegliendo persone competenti capaci di reclamare le politiche del confronto e dei valori. E, invece, siamo ancora fermi a lasciarci condizionare dai suggerimenti e, ancora peggio, dalle contrapposizioni ideologiche. Sarebbe come ritenere che il difficile compito del cambiamento della Calabria è un principio che risiede, per tabula, in ciascun candidato, senza capire che invece attiene esclusivamente al popolo che ha il diritto di scegliere, ma anche il dovere di essere responsabile. Di dimostrare fattualmente che è dovere di ciascuno il compito di dare al Paese una rappresentanza colta, capace e volenterosa. Per farlo è sufficiente che si pensi prioritariamente all’interesse generale, evitando i surrogati che sono di nocumento per ogni progetto di crescita. La Calabria non ha bisogno di soggetti il cui obiettivo è la conquista di uno scranno che gli garantisce un lauto compenso e assicuri un’ottima pensione.
La Calabria ha bisogno di persone preparate, disposte ad impegnarsi per sostenere i diritti che da decenni sono negati a questa terra; che sappiano individuare i problemi legati allo sviluppo del territorio e portarli all’attenzione del Governo centrale. Va da sé che se si continua ad eleggere individui incapaci, il cui mandato non può che limitarsi ad una sterile presenza nei palazzi della politica, la Calabria sarà condannata a rimanere in eterno nello stato di arretratezza in cui è stata fatta cadere. La regione non può vivere di promesse, ha bisogno di certezze! Quelle stesse condizioni che hanno consentito al Nord di progredire e di emergere. I calabresi hanno diritto ad una vita migliore, pari a quella di altri territori, fatta di lavoro, di industrie e di benessere sociale.
Deputati a portare le istanze della Calabria sui tavoli di chi ha la responsabilità di pianificare il progresso civile ed economico in queste aree del Paese sono proprio coloro che sono stati eletti. Se le nostre preferenze, però, continuano ad essere distribuite tra incapaci, per la Calabria non ci sarà futuro! Rimarrà un’area di emarginazione e di sottosviluppo. E tutti noi saremo costretti alle lotte fratricide per “rubacchiarci” quel poco che abbiamo.
*giornalista







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