«Autonomia differenziata, la Regione approva in silenzio»

di Claudio Parente*

Nella Regione più commissariata del mondo – dove i commissari governativi poi vengono commissariati anche da chi li ha nominati (come nel caso della sanità con il decreto “Calabria”) – la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) – di cui all’art. 117, secondo comma, lettera m della Costituzione – sarà demandata ad un Commissario (probabilmente qualche dirigente della Ragioneria generale dello Stato, affiancato dai tecnici del ministero).
Tutto questo dovrebbe avvenire entro 12 mesi dell’approvazione della Legge quadro preparata dal ministro Boccia ed in procinto di essere presentata come collegato alla Legge di Bilancio.
La definizione dei Lep (di cui se ne parla da 17 anni), le risorse da destinare alla perequazione, il finanziamento delle materie oggetto di attribuzione alle Regioni sono i capisaldi racchiusi nel documento elaborato dal ministro Boccia, presentato alle Regioni dalle quali avrebbe avuto il via libera.
Parliamo al condizionale perché per un argomento così importante e decisivo per la vita della nostra regione ad oggi non abbiamo avuto alcuna informativa in merito. Eppure proprio per la delicatezza dell’argomento il Consiglio regionale, il 30 gennaio 2019, aveva votato una risoluzione con la quale si impegnava ad attivare i passaggi necessari per dare impulso ad una iniziativa legislativa da presentare direttamente alle Camere secondo il disposto dell’art.121, secondo comma, della Costituzione, finalizzata a superare la trattativa diretta tra Governo e presidente della Giunta regionale.
Ed invece accade che tutto quello che sappiamo lo abbiamo appreso dalla stampa. Mentre ci saremmo voluti confrontare, almeno con chi ha rappresentato la nostra regione al Ministero, per ottenere alcune risposte chiare su una materia che impatterà sulla vita di tutti i calabresi. Su tutte ad esempio quali saranno i criteri con cui fissare i fabbisogni standard (per non ripetere, come nel passato, gli errori che hanno portato a stimare il fabbisogno di asili nido, in tanti Comuni della Calabria, pari a zero). Ma anche quale sarà l’entità della perequazione (soprattutto infrastrutturale)? Così come da dove arriveranno le risorse (considerato che già oggi il Meridione parte con un gap di 60 miliardi in meno rispetto al Centro-nord)? Come le Regioni finanzieranno le nuove competenze? Se lo faranno attraverso una percentuale fissa del gettito fiscale raccolto, cosa succederà se quel gettito dovesse salire? Andrebbe nel fondo perequativo? Cosa che noi auspicheremmo e sui cui i governatori del Nord sicuramente non saranno d’accordo.
E se trascorsi i 12 mesi (giusto dubitare visto che sono già passati 17 anni) non dovessero essere individuati i fabbisogni e i livelli di prestazioni, cosa succederà? Si continuerà con la spesa impegnata in bilancio (tornando quindi alla spesa storica) – mantenendo di fatto lo status quo che premia le regioni del Nord – o si potrebbe considerare come indicatore la spesa media strutturata negli ultimi 7-10 anni?
Sono tutti quesiti che lasciano intatti i dubbi sul reale recupero delle diseguaglianze tra le regioni italiane. Timori che restano nonostante l’impegno del ministro Boccia che ha introdotto nel documento un elemento di novità: la devoluzione amministrativa.
Quel che maggiormente preoccupa però è che alcuni governatori (in primis, De Luca ed Emiliano) – in prima fila giustamente contro la bozza del precedente governo – si trovino ora tutti d’accordo (forse solo per ragioni di partito) su un documento che una volta entrato in vigore espleterà i suoi effetti per sempre sugli equilibri socio-economici di tutti i territori. Mentre resta completamente per noi oscuro il pensiero del nostro governatore, Mario Oliverio, il cui rappresentate ha dato l’assenso al documento senza però renderne partecipe nessuno.
*capogruppo Forza Italia in Consiglio regionale







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