«Tutti i rischi che corre la democrazia»

di Franco Scrima*

Nessuno dica che non era possibile immaginarlo o prevederlo! Il Rapporto del Censis pubblicato venerdì della scorsa settimana, mette in evidenza tabelle ed aggiornamenti sul lavoro, ovviamente su quello che non c’è. Questa volta mette in guardia il Paese soprattutto su un pericolo reale per la democrazia. Riporta, infatti, che il 48 per cento degli italiani sarebbe favorevole a consegnare l’Italia nelle mani di «un uomo forte che garantisca il potere, senza preoccuparsi di elezioni e di Parlamento».
Secondo il Censis poco meno di un italiano su due non esiterebbe, anzi lo auspica, che a capo del Paese sieda (forse sarebbe più giusto dire ritorni) un uomo che disponga di pieni poteri. Un auspicio contenuto nel sondaggio che riporta, inequivocabilmente, agli inizi dello scorso secolo, quando l’uomo forte al comando fu causa della abolizione della democrazia e della soppressione fisica di migliaia di oppositori del regime.
Ciò nonostante bisogna prendere atto che poco meno della metà degli italiani si è espressa per una soluzione analoga che, nonostante le riflessioni che genera, un significato ce l’ha ed è, appunto, che il 48% dei cittadini si dice deluso della politica perché la ritiene incapace di decidere e, anche quando lo fa, «non produce effetti».
Bisogna capire che questa volta si tratta non solo di una giustificata forma di difesa dei lavoratori, che purtroppo è sfociata in una pulsione antidemocratica così da auspicare persino “l’uomo forte al comando”, quanto vede solo in esso la soluzione dei loro diritti.
Che cosa può rappresentare questo stato delle cose se non l’effetto di una grave forma di incertezza nel futuro per come “disegnata” dai governi che si sono succeduti e verso i quali, per come emerge dal Rapporto, si nutre sfiducia?
Il Rapporto del Censis disegna un Paese nel quale è aumentata a dismisura l’incertezza sul futuro che costituisce la causa prima dello stress esistenziale che ha logorato il legame tra società e futuro, soprattutto per le cose che sono venute meno o che sono state modificate in peius dagli eventi, come la determinante perdita del valore della casa.
Pesanti nel “Rapporto” sono anche i giudizi sull’Unione Europea: il 62% degli italiani ritiene che sia indispensabile rimanere nell’Unione, ma il 29 % sarebbe favorevole all’ “exit”.
Quanto in tutto ciò abbiano inciso le esternazioni di Salvini è tutto da dimostrare, ma c’è il sospetto che abbiano avuto comunque un ruolo. La speranza è che questa sia una storia non solo che non possa ripetersi, ma che non abbia futuro. Lo Stato non può continuare a rimanere passivo difronte a condizioni di tale gravità e deve adottare iniziative che garantiscano agli italiani condizioni di vita migliori. Un senso obbligato se si vuole raggiungere la fiducia nelle istituzioni e, parallelamente, l’abiura del grave danno sociale, politico ed esistenziale determinato “dall’uomo forte” al governo del Paese. Se la storia serve a non commettere gli stessi errori, l’uomo solo al comando l’Italia l’ha già avuto! Intelligenti pauca.
*giornalista





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