«Il lascito dei Costituenti calabresi»

di Bruno Gemelli*

il costituente, Luigi Silipo

I padri costituenti calabresi sono ancora poco conosciuti e ancor meno ricordati. Furono 24 deputati (su un totale di 556) che parteciparono all’Assemblea Costituente i cui lavori iniziarono il 25 giugno 1946 e si conclusero il 31 gennaio 1948. Questi i loro nomi: Fausto Gullo di Cosenza, Eugenio Musolino di Reggio Calabria, Francesco Caroleo di Catanzaro, Edmondo Caccuri di Torano Castello, Benedetto Carratelli di Amantea, Gennaro Cassiani di Spezzano Albanese, Filippo Murdaca di Locri, Adolfo Quintieri di Cosenza, Giacinto Froggio di Vibo Valentia, Vito Giuseppe Galati di Vallelonga, Alessandro Turco di Castrovillari, Nicola Siles di Reggio Calabria, Enrico Molé di Catanzaro, Armando Fresa di Palmi, Antonio Capua di Melicuccà, Vincenzo Tieri di Corigliano Calabro, Giuseppe Vilardi di Reggio Calabria, Domenico Tripepi di Reggio Calabria, Giuseppe Salvatore Bellusci di San Demetrio Corone, Girolamo Grisolia di Amendolara, Vincenzo Mazzei di Nicastro, Antonio Priolo di Reggio Calabria, Pietro Mancini di Malito e Luigi Silipo di Catanzaro. Quest’ultimo (16 luglio 1900 – 31 marzo 1978) era un professore di lettere e filosofia. Lo chiamo Silipo senior per non confonderlo con Silipo junior. Infatti negli anni ’40 vivevano nel capoluogo due politici con lo stesso nome e cognome, e con la stessa appartenenza politica, l’area comunista. L’aggettivo è necessario per distinguerli. Il più giovane, che era segretario regionale dell’Alleanza Contadina con una ripetuta presenza nel Comitato centrale del Pci, fu assassinato il 1° aprile 1965 con sette colpi di pistola di cui l’ultimo alla testa. Un’esecuzione, ma non furono mai trovati né l’esecutore né il movente. Gli investigatori del tempo ipotizzarono più cause: dalla vicenda personale a quella politica, da quella sindacale allo spionaggio internazionale. Il caso fu archiviato contro ignoti. Luigi Silipo senior fu eletto nell’Assemblea costituente nel Fronte democratico popolare (che aveva come simbolo il volto di Garibaldi), in quota Pci. Fu un riconoscimento alla sua intransigente opposizione al regime fascista. Fu poi rieletto nella prima legislatura repubblicana sempre nelle liste del Pci (1° giugno 1948). Il professore era un fervente cattolico, molto devoto e praticante. Una fortissima spinta religiosa lo fece dimettere dal Pci e abbandonare la dottrina marxista. Il 20 novembre 1952 si dimise da deputato con una dichiarazione in Aula: «Onorevole Presidente, dimessomi in data odierna dal Pci in quanto le mie convinzioni religiose da me acquisite dopo lungo travaglio spirituale non mi consentono più oltre di militare in detto partito, ritengo necessario presentare a lei le mie dimissioni dalla carica di deputato al Parlamento nazionale. E ciò non perché intenda modificare nella sostanza la mia posizione di fronte alla classe lavoratrice, i cui interessi, saranno sempre i miei, ma soltanto perché, essendo stato presentato nelle elezioni politiche quale candidato del partito comunista nella lista del Fronte democratico popolare, penso che debba dimettermi anche dalla carica alla quale sono stato eletto».
Lo stile disadorno della dichiarazione rese più aspro l’addio e il distacco dal Pci che accolse male l’improvvisa abiura. La Camera respinse le dimissioni e il 13 febbraio 1953 passò a gruppo Misto, andando via dalla Calabria. Dopo la scelta di abbandonare il Pci in molti si chiesero perché il partito, così selettivo nello scegliere i propri candidati, lo avesse proposto. Fu un premio per aver combattuto il regime a viso aperto. In pratica Luigi Silipo senior fece il contrario di Mario Melloni, il celebre “Fortebraccio”, corsivista de “l’Unità”, che da deputato democristiano si trasferì con il suo pungente sarcasmo nel Pci. Trasferitosi a Roma Silipo senior si dedicò alla scrittura e pubblicò alcuni saggi di alto spessore politico-culturale nei quali, in un certo senso, ripercorreva analiticamente la sua esperienza nel Partito comunista. Pubblicò, una volta trasferitosi a Roma, «“La politica agraria sovietica: dalla Rivoluzione di ottobre ai nostri giorni” (1956); “I credenti e il Partito comunista”, (Edizione Sei, 1957); “Comunismo in Russia”, (1958); “Il partito comunista e la classe lavoratrice”, (1958); “Il materialismo dialettico e storico”, (1962)».

*giornalista





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