«Il nostro (nuovo) appello contro il lungomare Laqualunque»

di Laboratorio territoriale permanente di San Lorenzo e Condofuri

L’indiscriminato consumo di suolo è una tragedia nazionale,e per attenuarne la portata sarebbe indispensabile e urgente una legge che facesse tesoro delle indicazioni emerse in ambito scientifico. «Negli ultimi sei anni – scrivono Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e Snta (Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente) nel loro Rapporto 2019 – l’Italia ha perso superfici che erano in grado di produrre tre milioni di quintali di prodotti agricoli e ventimila quintali di prodotti legnosi, nonché di assicurare lo stoccaggio di due milioni di tonnellate di carbonio e l’infiltrazione di oltre duecentocinquanta milioni di metri cubi di acqua piovana».
Il consumo di suolo è una delle tante abitudini ereditate dal passato ormai incompatibili con l’esistenza stessa dell’uomo su questo pianeta, una delle tante scellerate prassi applicate al governo dei territori, agli stili di vita individuali, agli orientamenti dell’economia e sottoposte oggi a un ripensamento dettato dal precipizio climatico da cui rischiamo di venire definitivamente inghiottiti.
Le associazioni e gli intellettuali italiani che hanno proposto per la costa di San Lorenzo, invece di un ettaro di asfalto impermeabile, l’impianto di una ingente quantità di alberi e una pista in terra battuta stabilizzata partecipano a questo ripensamento sposando nella circostanza un’istanza illuminata espressa a livello locale e sostenuta tra l’altro dalle leggi vigenti. Sono dentro il solco tracciato dagli Accordi di Parigi, in linea con la sacrosanta Enciclica “laudato si’ ” di Papa Francesco,coerenti con gli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati nel rapporto Onu dell’anno appena trascorso che svergogna e sferza l’Italia per il suo forsennato consumo di suolo, la cui incidenza sulla nostra spesa pubblica, secondo la Corte dei Conti, è tale da mettere il paese in ginocchio: se prendiamo visione dei calcoli dell’Ispra ci imbattiamo in una cifra da capogiro, visto che ammontano a due miliardi di euro all’anno i costi che ci troveremo a pagare da qui in avanti, soltanto a causa delle trasformazioni irreversibili dell’ultimo lustro (vedi anche Carlo Petrini, “Senza suolo non c’è vita”, la Repubblica, 4 dicembre 2019).
L’attuale amministrazione comunale di San Lorenzo, che ha esibito senza ritegno nel dibattito sui giornali la propria mancanza di cultura ecologica e una inadeguatezza clamorosa mentre involontariamente dichiarava di ignorare l’inclusione del suo litorale tra i siti di interesse comunitario (Sic), si colloca invece, contro la scienza, le leggi vigenti e il semplice buon senso, all’interno di quella barbarie contemporanea che, di fronte ai travolgenti cambiamenti epocali, cerca di puntare i piedi come se nulla stia succedendo.
Noi ci rivolgiamo di nuovo alle istituzioni che potrebbero, bloccando subito la realizzazione di un progetto privo di Vinca che sta già compromettendo i valori custoditi dal sito, separare le proprie responsabilità da quelle che gravano sulle spalle della spregiudicata e ristretta giunta comunale laurentina, mamma del lungomare Laqualunque concepito col sonno della ragione. Intervenite allora, reggitori dei nostri destini in questo caso spronati da una sana e sempre auspicabile dialettica democratica che non vi offre più la possibilità di accampare scuse: se, come osservò Bruno Zanardi nel 1999, al cospetto di una situazione generale un po’ migliore dell’attuale, «il Paese si trova ormai con vastissime zone del paesaggio, gran parte delle coste marine e la semi-totalità delle città devastate per sempre» voi dovete scegliere da che parte stare. Volete militare, con i vostri nomi e cognomi, tra i prosecutori del massacro o passare tra coloro che cercano di salvare il salvabile e invocano l’applicazione della legge?







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