«Tutti i ritardi che sconta la Calabria»

di Ettore Jorio*

La Calabria è terra amara. In quanto tale dovrebbe essere alla ricerca di occasioni e di strumenti che allevino la difficoltà dei calabresi a consumarla quotidianamente. A viverla come si dovrebbe, gustandone i sapori che provengono dalla sua natura che, se presente altrove, avrebbe generato una immane ricchezza e meritato una attenzione istituzionale senza eguali. Non solo. Avrebbe preteso una selezione del ceto dirigente e delle rappresentanze politiche su rigida base meritocratica. L’esatto contrario di quanto si è registrato sino alle esperienze legislative trascorse.
Tutto questo non è avvenuto e non per colpa del fato. Ed eccoci ad affrontare l’ennesima elezione regionale. L’approccio al voto, prescindendo dalla condivisione dell’offerta, dovrà essere affrontato con il massimo dell’ottimismo, mettendo da parte le inutili conflittualità che si ascoltano in giro e le (quasi) ingiurie che alcuni candidati, specie quelli di non alto profilo, destinano quotidianamente a tutti gli altri. Una «tecnica» usata dai più deboli sulla base del falso presupposto di incidere così negativamente sul consenso degli altri e a tutto vantaggio proprio.
L’ottimismo, dunque, come veicolo per pervenire alla migliore espressione del voto il prossimo 26 gennaio. È l’unico modo per sperare. È l’unico modo per crederci, in assenza di quei programmi che avrebbero dovuto fare la differenza con il passato, non tanto per i sogni ricorrentemente promessi, che è facile sparare sempre più in alto, bensì rendendoli assistiti dalle indicazioni indispensabili per la loro fase esecutiva. Insomma, il modo per fare seguire correttamente al prodotto politico elaborato la sua fase applicativa. Cosa, con chi, quando e con quali risorse sarebbero state le risposte da rendere comprensibili agli elettori!
Sino ad oggi nulla di tutto questo. Ci sarà tempo e modo per farlo negli ultimi quindici giorni di campagna elettorale, mettendo da parte lo scontro in atto che è palesemente fine a se stesso. In quanto tale improduttivo per realizzare il risorgimento della Calabria.
In una competizione regionale che si rispetti, occorre andare più avanti rispetto a ciò che ordinariamente si sente. L’aspettativa di realizzare una Regione cosiddetta leggera, ovverosia scevra dall’esercizio gestorio, costituisce il minimo sindacale del progetto di chi si propone a governarla. L’impegno deve andare oltre. Necessita costruire e utilizzare il migliore vocabolario politico per far sì che i cittadini comprendano e scelgano consapevolmente sulla migliore individuazione degli indirizzi di governo che caratterizzeranno il prossimo quinquennio. Primi fra tutti la programmazione e una efficiente revisione della rete dei controlli, sino ad oggi segnatamente precaria perché piena di buchi (procedurali) come l’emmenthal.
Per non parlare della legislazione che va promessa ai calabresi in una qualità elevata e soprattutto di avanguardia, specie nell’affrontare il tema del regionalismo differenziato, con produzione della relativa istanza al Governo, del riordino del sistema autonomistico locale, della riorganizzazione dell’assistenza socio-sanitaria, ivi compreso l’assetto del sistema socio-assistenziale da rivedere rispetto a quell’obbrobrio di Regolamento partorito dalla Giunta uscente, dimostratasi persino incapace di individuare lo strumento e i mezzi necessari per affrontare la problematica.
A proposito di legislazione, che è di certo il compito istituzionale di maggiore rilievo delle Regioni, chi vincerà dovrà lavorare tanto per riportare in Calabria l’esigibilità dei diritti sociali a maggiore istanza, sconosciuti alle sue latitudini. E non già la solita sanità, che garantita ai livelli erogati costituisce una vergogna non solo nazionale. Neppure, l’assistenza sociale, negata ad una popolazione di vecchi difficile anche ad immaginare qualche anno addietro, i trasporti pubblici locali e le condizioni strutturali dei siti della scuola, che mettono a rischio il diritto allo studio.
Dovrà farlo anche in relazione al godimento dei diritti civili, primi fra tutti quelli afferenti prevalentemente ai rapporti economici, del tipo il lavoro per i giovani e meno giovani, le necessarie facilitazioni per l’impresa privata, da proteggere e attrarre, la tutela della proprietà privata messa costantemente in pericolo da un dissesto idrogeologico sempre pronto a ferirla pesantemente, l’ambiente in tutte le sue sfaccettature, intendendo per tale il patrimonio regionale inquinato e conseguentemente generativo di ingenti pericoli, spesso fatali, alle persone, agli animali e alle cose.
Ma di queste cose, sono certo, ne sentiremo parlare e promettere a breve, con coraggiosa fiducia di vederle realizzate a partire dal prossimo mese di febbraio e per i cinque anni a venire.
*docente Unical





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