«Le tragedie mondiali nate dal nazionalismo»

di Franco Scrima*

Alla fine la Lega ha deciso di cambiare nome: non sarà più il vecchio “Carroccio” che massimizzava il Nord, ma la “Lega per Salvini premier”. La cerimonia per l’approvazione del nuovo statuto è stata fatta senza grande rumore mediatico e “salutata” da Umberto Bossi a suo modo: con il dito medio alzato da comunicare “urbi et orbi”.
Il fondatore della “Lega Nord”, benché malfermo in salute, ha voluto essere presente alla liturgia nonostante essa sancisse il tramonto della sua creatura e spianasse la strada a Salvini. Bossi, pur di poter dire al segretario che «era la Lega a concedere e non lui ad imporre», si è sobbarcato ad uno stress più morale che fisico per ricordare al Congresso che la sua Lega è stata una «forza identitaria capace di ascoltare il Paese, senza commettere errori grossolani come quello di sottovalutare le “Sardine” che sono frutto – ha ammesso Bossi – di una operazione intelligente». Dopo lo sfogo è andato via palesemente soddisfatto, senza aspettare le conclusioni; ma prima di uscire dalla sala ha bofonchiato a chi gli stava vicino che «l’Italia ha bisogno di regole, ordine e disciplina, non di caos».
Cosa volesse dire lo ha spiegato, a bocce ferme, Giuseppe Leoni, uno dei fondatori della Lega Nord. «È stata seppellita un’idea nel segno del sovranismo», ha detto Leoni. E, per far capire come era stato possibile, ha aggiunto: «gli italiani sono così: prima del 25 aprile c’erano 45 milioni di fascisti, dopo 45 milioni di antifascisti». Il riferimento era tutto per Salvini che, capace di raccogliere consensi tra i leghisti della prima ora, adesso va alla ricerca di voti parlando alla pancia e non alla mente della gente. La stessa strategia che ha usato da ministro dell’Interno con i migranti.
Rimane un’incognita la strada che percorrerà Salvini con la “sua Lega”: se sarà ancora quella del “nazionalismo” o se sceglierà di spingersi per un “patriottismo” che avrebbe un valore morale e politico. Potrebbe soccorrerlo nella scelta la storia che Salvini dimostra di conoscere poco e male. Giuseppe Mazzini soleva dire che la patria non era il territorio, ma l’unione di liberi cittadini che garantiva il rispetto dei diritti politici e sociali, al contrario del “nazionalismo” della Lega moderna considerato una politica di potenza senza l’ausilio dei valori rappresentati dalla libertà politica e dall’umanità.
Lo ha ricordato il presidente della Repubblica durante la commemorazione del 4 novembre, quando ha detto che «l’amore di Patria non coincide con l’estremismo nazionalista, ma che ha un profondo legame tra Risorgimento e Resistenza». È stata, quella, una esortazione rivolta al popolo italiano perché prendesse coscienza che «il patriottismo è un valore da difendere e il nazionalismo un male da combattere».
Lo sottolinea anche, in un interessante volume, il prof. Maurizio Viroli, saggista e filosofo italiano, docente di Teoria Politica all’Università di Princeton (USA) il quale scrive: «Le tragedie più gravi del nostro tempo sono nate dai nazionalismi. Poiché il nazionalismo pone al primo posto l’omogeneità culturale di una nazione, incoraggia a mettere da parte gli ideali democratici e ammira gli stati totalitari. Il nome esatto del partito fascista italiano era “Partito Nazionale Fascista”; il nome esatto del partito nazista era “ Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei”». E conclude: «Con un presidente degli Stati Uniti come Trump, che si è definito orgogliosamente nazionalista, è pura follia sottovalutare la potenza devastatrice dell’ondata nazionalista. Per combatterla non c’è arma più efficace del vecchio e buon patriottismo, se ne capiamo il significato e il valore».
*giornalista







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