«Il countdown per il futuro (prossimo) della Calabria»

di Ettore Jorio*

-12. Non è la temperatura polare registrata sull’altopiano della Sila in questi giorni di freddo. È la formula magica che esprime il tempo che manca a ciascuno di noi per ascoltare, riflettere, scegliere e destinare il proprio consenso elettorale. Una sorta di conto alla rovescia messo a disposizione dei calabresi per non sbagliare l’investimento per i prossimi cinque anni. Quello decisivo, che eviterà o meno alla Calabria di affondare.

«CONOSCERE PER DECIDERE»
Al riguardo, è più che mai vera e appropriata la formula cui sono recentemente ricorso scrivendo di politica (e non solo). Il motto idealizzato è, per l’appunto, «conoscere per decidere»!
Invero, è indispensabile, più che mai in questo finale di gara, assumere contezza di chi siano i candidati, di quali siano i loro sogni, di quanto siano capaci di realizzare ciò che promettono. Non solo. Di chi si propone meritatamente alla carica di Presidente della Regione ma anche di chi aspira ad occupare uno dei 29 scranni che residueranno al netto di quello che sarà occupato dal miglior perdente alla carica di governatore.

LE FAMIGLIE FACCIANO IL GIUSTO INVESTIMENTO
Questo è il dovere irrinunciabile di ciascuno di noi per ben consegnare ai nostri figli e nipoti il prossimo quinquennio di vita comune, fatale anche per noi padri e nonni. Quindi, l’ineludibile obbligo di ciascuno di noi è quello di «conoscere per decidere» bene chi delegare a deliberare il futuro della Calabria. Un dovere istituzionale, quest’ultimo, che – per dirla alla Einaudi – non può assolutamente prescindere dalla conoscenza occorrente per esercitare al meglio il suo ruolo istituzionale, per l’appunto di decisore pubblico.

IL «FANTASMA» CHE CI VUOLE
Una scelta difficile e irrinunciabile, quella da farsi il prossimo 26 gennaio, per sconfiggere l’astensionismo che, anche questa volta, verosimilmente impererà, con ingrata prepotenza, nella griglia delle percentuali rendicontative del voto.
Lo farà a tal punto da fare idealmente urlare: peccato non avere un candidato a Presidente degli astenuti!
Un candidato, quest’ultimo, impossibile da materializzare fisicamente ma da ritenere certamente il governatore virtuale che si concretizzerà, comunque, nella mattinata del 27 gennaio nei corridoi della Cittadella. Che farà sentire la sua ingombrante presenza nell’atto di assumere ogni importante decisione.
Proprio per questo egli è da tenere in astratta ma debita considerazione, da parte del Presidente eletto/a, nell’esercitare le politiche regionali. Primi fra tutti gli indirizzi e gli impegni di legiferare, entrambi funzionali a cambiare i connotati alla burocrazia regionale e ad assicurare i diritti di cittadinanza ai calabresi.

TRA IL SERIO E IL FACETO, UNA VERITÀ VERA
Insomma, nella nottata dell’oramai fatidico 26 gennaio si avranno: un/una Presidente della Regione, destinato/a a governare le Calabrie; un/una migliore competitor chiamato/a a lavorare in Consiglio regionale; 29 consiglieri, suddivisi tra vincitori e vinti, con tanti di questi ultimi pronti a fare famiglia con i primi.
E ancora. Ci sarà un presidente non eletto ma che sarà però espressione della percentuale più alta dei calabresi aventi diritto al voto. Verosimilmente rappresentativa della maggioranza assoluta.
Ad esso dovrà essere riconosciuta importanza nella vita istituzionale regionale e dunque nella determinazione nelle scelte incidenti sulla vita degli individui. Necessiterà, pertanto, riconoscergli un peso politico decisorio del tipo quello che – come nel film Harvey (1950) – veniva assegnato a quel grosso e saggio omonimo coniglio bianco riconosciuto solo nell’immaginario di Elwood. Quel simpatico protagonista, magnificamente interpretato da James Stewart, che vi faceva sempre riferimento prima di scegliere una soluzione piuttosto che un’altra.

IL NON TRASCURABILE OBIETTIVO POST-ELETTORALE
Fantasie cinematografiche a parte, a conclusione dello scrutinio – qualora dovesse accadere quanto avvenuto nel 2014 – il Presidente potenziale (che ovviamente non ha sesso!), rappresentativo della maggioranza reale dei calabresi, sarà quello che avranno eletto gli astenuti. In quanto tali, questi ultimi costituiscono i soggetti beneficiari cui maggiormente dedicare e destinare l’esercizio delle politiche governative regionali. Ciò allo scopo di determinare una loro successiva consapevolezza a partecipare ai processi selettivi delle rappresentanze, recuperando così quei gap di democrazia reale concretizzatisi negli ultimi tempi attraverso una massiccia rinuncia al voto.

L’ESIGENZA PRIMA DEL VOTO E IL TRAGUARDO OTTIMALE
Da Harvey, un coniglio che di consigli se ne intende, un suggerimento ai candidati in competizione.
Che i dieci giorni mancanti alla fine della loro partita siano tutti spesi per riportare i calabresi al voto, spiegando loro – con parole semplici e non già con i soliti stereotipi o peggio ancora con accuse generalizzate – l’indispensabilità della loro pronuncia, indipendentemente se a favore o contro.
In una tale ottica dovranno essere gli argomenti e le soluzioni necessarie al cambiamento a farla da padrone!
Un obiettivo non facile da realizzare in un clima reso difficile dalla progressiva assenza della politica e da un esasperato protagonismo individuale.
L’augurio è che i prossimi dieci giorni trascorrano in un modo più proficuo di quello che ha caratterizzato quelli trascorsi. Un modo per ritrovarci numerosi con una scheda in mano da imbucare nelle apposite urne per eleggere chi godrà della fiducia, si spera, della maggioranza relativa degli aventi diritto al voto.
*docente Unical





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