«La totale indifferenza per la Calabria»

di Ettore Jorio*

È naturale chiedersi che fine hanno fatto, in questo periodo, tutti coloro i quali si sono eretti a «bastian contrario» del regionalismo differenziato, molti dei quali senza avere letto neppure le c.d. carte. Quelli dimostratisi sempre pronti ad urlare sconvenienti ragioni divisive, tali da risultare pericolose per l’unità nazionale e incomprensibili a chi le carte (costituzionali) le ha lette, le conosce e le usa quotidianamente come strumento di ricerca.
Una domanda, questa, legittima e per molti versi preoccupante, attesa l’assenza di chi si autodefinisce (a chiacchiere) difensore estremo della nostra regione e finanche del Mezzogiorno, salvo poi stare ai margini della campagna elettorale, ove l’approccio al regionalismo differenziato dovrebbe essere l’argomento principale da proporre al giudizio dell’elettorato. Nulla di tutto questo!

Una Calabria, peggio di cenerentola
A proposito di campagna elettorale in itinere, non accade solo ciò (e io sono molto arrabbiato!).
Nessuno protesta in relazione al disinteresse reale di tutti verso la Calabria. Una assurda e totale indifferenza della politica – intendendo per tale quella rappresentata dai partiti e movimenti, ma anche delle sardine! – così come del Governo del Paese.
Nessuno mette in relazione l’esito elettorale calabrese con la tenuta dell’Esecutivo, al contrario di come invece si fa abbondantemente ed esclusivamente per l’Emilia-Romagna.
Questo è un fatto gravissimo, dimostrativo dell’assenza dell’interesse politico al cambiamento e al progresso della nostra regione, che passa necessariamente attraverso la bonifica dalla ‘ndrangheta. Un obiettivo che, peraltro, dovrebbe rappresentare la volontà di estirpare un cancro che fa della Calabria un malato terminale, ma che costituisce (ahinoi) un dramma nazionale ed internazionale da risolvere, considerata la sua inarrestabile invadenza del Mercato.
Delle elezioni regionali in corso, dei programmi che occorrono per risollevarla dalle ceneri, dei possibili esiti a nessuno della politica che conta frega alcunché. Lo ha detto a chiari lettere alla Gruber Giancarlo Giorgetti pochi giorni fa!
Non c’è alcuno che ne fa cenno, ovunque. E’ la solita storia di una Calabria messa alla deriva, quasi come costituisse un fastidio. Una vergogna per il Paese, tanto da trattarla peggio della figlia brutta da nascondere in soffitta.

Tutti contro e nessuno che protesta
La totalità dei talk show televisivi discutono di elezioni regionali. Si adoperano in una siffatta logica per comprendere se e come i test elettorali regionali confermeranno ovvero bocceranno il governo Conte-bis.
Lo fanno tuttavia a senso unico prendendo esclusivamente a riferimento l’Emilia-Romagna. Allo stesso modo si comportano i Ministri presenti nelle diverse trasmissioni, così come ha fatto di recente la De Micheli, sempre dalla Gruber, che ha osannato e promosso la sua regione e non ha speso una sola parola per la Calabria, salvo poi venire a Gioia Tauro a dispensare le solite promesse.
Anche l’informazione nazionale accenna appena alla Calabria, della quale invece si occupa abbondantemente per le sue negatività senza però spendere una parola sul necessario intervento straordinario risolutivo dello Stato. Così fanno anche i leader politici e i rappresentanti del Governo che fanno visita alla Calabria elettorale dimostrando lo stesso impeto che si registra nelle doverose visite che si fanno al caro estinto degli amici.
Dove sono gli impegni a fare della Calabria un problema nazionale? Sono persino rare le pretese in tal senso che si sentono in giro nella campagna elettorale.

Ci si emargina da soli e si lotta per perdere
In Calabria si fa, a cominciare dai calabresi che stanno peggio, normalmente il contrario di ciò che si dovrebbe fare, la politica e il Governo hanno quindi deciso di adeguarsi. Lo fanno dolosamente e non così come, stupidamente, recitava Ferrini in Quelli della Notte.
In Calabria si continua come sempre, piuttosto che lavorare per la sua ripresa rigenerativa, per farla diventare parte essenziale del Paese attribuendole la centralità che merita nella politica nazionale.
Si evita, insomma, di fare partire ivi la «guerra di liberazione» dalla ‘ndrangheta e della malapolitica nonché la corretta applicazione della cCostituzione quanto ad esigibilità uniforme dei diritti civili e sociali.
Alla nostra latitudine, neppure la campagna elettorale mette «in vendita» le corrette rivendicazioni. Scompare addirittura la pretesa di assicurare in Calabria il minimo di ciò che altrove abbonda. Si fa di tutto per non rendere la Calabria destinataria dell’interesse unanime della politica.
Si è arrivati, per assurdo, a registrare persino la rinuncia alle lusinghe, a prescindere dal mantenere poi quanto promesso.

*docente Unical





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