«Callipo per correggere le distorsioni del passato»

di Giovanni Puccio*

Questa campagna elettorale, è bene evidenziarlo subito, non è come tante altre del passato, tantomeno non è una semplice contesa per il potere, ma qualcosa di nuovo che si affaccia sul conflitto politico. Qualcosa che va al di là dei vari neologismi escogitati dalle moderne teorie del conflitto.
Noi con la candidatura di Callipo non abbiamo riproposto un vecchio schema politico ma abbiamo messo in campo una proposta politica che vuole correggere le distorsioni che hanno contribuito ad alimentare la contesa del potere a scapito della progettualità e della partecipazione democratica e della capacità di produrre atti e fatti coerenti.
Il centro sinistra in Calabria è riuscito, se pur in ritardo, a dare vita ad un’operazione di rottura delle vecchie modalità, a sparigliare il campo partendo dalla concretezza e credibilità di un candidato unanimemente riconosciuto ed apprezzato per l’impegno sociale a difesa e valorizzazione della sua terra e per l’efficacia, coniugata con una forte responsabilità sociale d’impresa, che ne ha caratterizzato i lunghi anni di successo imprenditoriale.
E evidente, quindi, che anche attraverso questa innovazione nella progettualità e nel metodo si sia voluto dare risposta a una domanda politica che viene dal profondo della coscienza democratica calabrese. In particolare a quella che non ha derubricato la distinzione tra destra e sinistra ma che è preoccupata perché questa distinzione è scomparsa dalla percezione della gente, stimolata a mettere tutti nello stesso sacco del potere. E di un potere ricurvo su se stesso che non esalta quella funzione che apre alle domande sociali e imprenditoriali.
L’ampio utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione sociale, poi, stanno facendo il resto lasciando quasi totalmente il campo agli “odiatori” da tastiera che senza alcun necessario filtro hanno sdoganato termini, pensieri e posizioni ideologiche che stanno contribuendo, abilmente sfruttate da ben individuate forze politiche, all’imbarbarimento del confronto politico democratico. I nuovi populismi e i nazionalismi più gretti, per esempio, trovano qui il loro alimento principale.
Se la destra e la sinistra si sono troppo assomigliate non significa che siano scomparse, semmai devono qualificarsi per quello che propongono e per gli atti che compiono. Una parte della destra ha seguito la deriva populista e nazionalista e la vediamo in piazza con le sue trovate salviniane contro le “invasioni” e la riscoperta dell’ultima ora della qualità dei prodotti dell’agricoltura calabrese. Una grande operazione di distrazione di massa per alimentare paura e risentimento a scapito di ogni capacità di proposta.
Noi con la responsabilità del governo nazionale mettiamo in campo la concretezza e la progettualità necessaria per dimostrare che siamo diversi, che abbiamo le idee chiare e che sappiamo cosa bisogna fare.
La Calabria è la metafora di un mezzogiorno che grida “vendetta” rispetto alle esigenze di modernizzazione e di crescita ma che non vuole vendicarsi affidandosi ai suoi nemici. I calabresi nel mondo e nel resto dell’Italia sono più di quelli che sono rimasti. Negli ultimi anni se ne sono andati 250 mila giovani, una risorsa umana fondamentale, è venuta a mancare. O per studio o per lavoro a creare ricchezza fuori dalla Calabria.
Abbiamo strutture universitarie di tutto rispetto ma poco integrate nelle politiche socio assistenziali, produttive, sanitarie e imprenditoriali. Il mondo del sapere non può continuare ad essere slegato dal resto della società. Questa è una grande operazione culturale che politica deve fare. Le dotazioni infrastrutturali sono del tutto carenti e largamente al di sotto dei bisogni di una moderna comunità e dei settori produttivi e turistici.
L’amministrazione della giustizia, per la quale salutiamo le grandi operazioni che smantellano pezzi importanti della piovra che soffoca la nostra società, non ha le dotazioni strutturali per poter esercitare con efficacia le proprie funzioni.
Su tutti questi punti il PD e la coalizione a sostegno di Callipo hanno individuato un percorso strategico e di cambiamento. Il centro destra ripropone le nefaste ritualità imbarcando un personale politico la cui identità è quella di ripristinare un vecchio potere e di metterlo a disposizione dei potentati nazionali.
Per parlare della Calabria occorre parlare anche dell’Italia e mettere in evidenza che i nostri avversari sono quelli che pensano di continuare a usare la nostra regione come un esclusivo serbatoio di voti e di potere, per continuare le stesse contrattazioni subalterne a vantaggio di pochi. Quelli, che quando parlano di regionalismo pensano e operano nella direzione che accentua i divari e del mantenimento di una situazione che grida vendetta.
Basti vedere le dotazioni infrastrutturali. La ministra De Micheli e il ministro Provenzano hanno potuto rendersi conto direttamente, per esempio come il Porto di Gioia Tauro è costretto a rimanere di transhipment, di traffico in entrate e in uscita delle merci, anche perché mancano alcune centinaia di metri di rete ferroviaria. Per non parlare delle Zes le aree produttive incentivate. Ma si potrebbe estendere il ragionamento sugli aeroporti, sulla rete stradale, sulla rete ferroviaria la difesa del fragile territorio calabrese. Tante, troppe cose non funzionano e tanti ritardi penalizzano i cittadini e gli imprenditori che producono e non hanno il sostegno adeguato.
In questo senso salutiamo con soddisfazione due provvedimenti del governo centrale che vanno ad invertire la rotta: Il piano di investimenti straordinari per il Mezzogiorno e la decisione che in automatico garantirà da subito che il 34% della spesa pubblica complessiva italiana sarà destinato a priori al Sud. E’ una nostra vecchia battaglia ed è giusto sottolinearne l’esito positivo.
Un imprenditore come Callipo ha vissuto e vive dentro a tutte le difficoltà alle quali abbiamo accennato, dentro queste diseconomie e chi più di lui può avere l’adeguata motivazione? E non è solo Callipo ma le sue maestranze i suoi fornitori e clienti, alimentano la metafora della Calabria che produce e che non chiede solo l’assistenza e diritti universalistici riconosciuti a tutti. Una Calabria che guarda al futuro, ai sui figli e agli interessi profondi che esprime con Callipo è scesa in campo.
Una domanda nuova di sicurezza e di accoglienza non può che sostenere questo progetto che sta crescendo in questa campagna elettorale. Il PD comunque vada rilancia la sua stessa funzione politica democratica e sociale che noi ci auguriamo vincente e ci sono tutte le possibilità.
Per questo continuiamo a sostenere che il voto del 26 gennaio prossimo rappresenterà un vero spartiacque tra coloro che vogliono perpetrare logore logiche politiche e coloro che, invece, proprio partendo dalla Calabria intendono dimostrare che si può cambiare, che esiste un sentimento collettivo di appartenenza e di condivisione politica e sociale in grado di concretizzare un mutamento e quel cambio di passo che la nostra regione richiede e merita.

*Responsabile organizzativo PD Calabria







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