«Priorità al futuro dei giovani»

di Franco Scrima*

Quanto siamo strani in questa Regione! Ci consoliamo con la nostra storia, con il patrimonio artistico-culturale, con la cucina, con il mare, con il clima temperato, ma non facciamo nulla per fermare l’emorragia delle intelligenze giovanili che sempre più numerose intraprendono la via dell’espatrio per trovare un lavoro.
Si sa che l’evasione fiscale nel nostro Paese ha raggiunto i 190,9 miliardi di euro nell’anno appena trascorso; e questo è un dato che ci pone sul gradino più alto della comunità Europea. E cosa si fa per invertire la rotta? Nulla! Anche difronte a condizioni che producono tensione sociale dimostriamo di essere un popolo diviso, una comunità senza identità, incapace di trovare una sintesi per un progetto unico da Nord a Sud. Certo, in Calabria, si è costantemente alle prese con altre esigenze. La disoccupazione, specie quella giovanile, aumenta a ritmi vertiginosi tanto da raggiungere cifre da capogiro. Per avere un’idea è pari a quattro volte l’ultima manovra finanziaria, il doppio di quanto spende lo Stato ogni anno per la spesa sanitaria nazionale. Ma piuttosto che dare un freno e impegnarci per uscire da questa spirale, come insegnano le regioni del Nord, si lotta per ottenere l’autonomia e aumentare il benessere di quelle popolazioni, senza preoccuparsi dei riflessi negativi che si avrebbero nel Mezzogiorno.
E dire che la Calabria è una regione ricca di risorse: dal Parco Nazionale della Sila, a quello del Pollino, ai fiumi, alle cascate e alle gole che offrono scenari di straordinaria bellezza. E i borghi incastonati nella roccia che si affacciano sul mare sono mete turistiche come le grandi distese delle spiagge che lambiscono le baie di acqua turchese. Ed è anche storia, eleganza, cultura, shopping e tanto altro ancora. Ma, purtroppo, è anche terra di ‘ndrangheta che fuori dai confini regionali è causa di etichettature che producono emarginazione, disoccupazione e povertà.
La Calabria rimane, pertanto, una terra che riesce ad emergere soprattutto con immagini negative, una realtà che le nuove generazioni vorrebbero cambiare perché si rendono conto che pesano negativamente sull’economia e sullo sviluppo; e influiscono anche su quel poco di turismo che, nonostante tutto, si riesce a fare.
Il primo passo da compiere sarebbe non fare andare via i giovani perché così facendo ci si priva della forza necessaria per cambiare la Calabria. Sono i giovani che vorrebbero rivoluzionare i “semi da piantare”, per far crescere una diversa cultura, una diversa società che si impegni a confrontarsi con le regioni più fortunate!
Rendere competitiva la Calabria significa stringere i tempi per scongiurare l’idea di una terra senza domani, che invita ad espatriare. Negli ultimi quattro anni hanno lasciato questa regione ben 24.000 persone, la maggior parte giovani; ed è un numero destinato a crescere. L’esodo ha, purtroppo, riguardato anche molti laureati: medici, chimici, avvocati, fisici, giornalisti, ingegneri. Giovani che hanno lasciato le famiglie e gli affetti perché non riuscivano ad ottenere un’offerta di qualità. Sono andati via perché mancano i centri di ricerca, perché non ci sono industrie né aziende che possano offrire lavoro specializzato. Naturalmente sono andati via anche giovani operai, con la speranza di trovare di che vivere altrove per potersi emancipare. Fuggono da una realtà statica, senza prospettive che sperano di trovare un giorno con una nuova classe dirigente.
Abbattere il divario tra Nord e Sud deve essere l’obiettivo da raggiungere nel breve periodo. Ed è un progetto che dovrebbe riguardare il Paese intero e non solo la nuova classe dirigente calabrese. Perché eliminare le differenze significa avere reddito, occupazione e, quindi, investimenti. Importante è anche istituzionalizzare le retribuzioni che, a parità di lavoro, siano di pari entità e non, come avviene oggi, un terzo rispetto a quelle del Centro e del Nord Italia. Se dovesse continuare a rimane immutata questa realtà sarebbe persino pleonastico parlare di globalizzazione e di mercato unico del lavoro. Chiunque verrà investito della responsabilità di guidare la nuova Regione avrà il dovere di impegnarsi per risolvere questi problemi che sono basilari se si vuole effettivamente far decollare la Calabria.
Il desiderio di costruire una nuova regione è vivo e forte in ciascun giovane calabrese. Esso sintetizza, in modo tangibile, che anche in questa terra, ricca di intelligenze ma povera di mezzi, il desiderio di rimboccarsi le maniche e lavorare è forte. Forse siamo per la prima volta al cospetto di una decisa assunzione di responsabilità. Si combatte anche così la delinquenza organizzata perché è il modo per far prevalere i valori della legalità e del vivere civile. La classe dirigente calabrese e quella nazionale non possono rimanere amorfe difronte al desiderio dei giovani di vivere in una regione competitiva.
I giovani chiedono di essere aiutati. Per loro il cambiamento comincia dall’ equiparare la Calabria, sul piano dei servizi, con le regioni socialmente più evolute. A cominciare da una rete ferroviaria che consenta l’alta velocità, ai collegamenti stradali interni, alla realizzazione di industrie di trasformazione dei prodotti agricoli, fino al sostegno di un progetto per il turismo (estivo ed invernale) per sfruttare le potenzialità di cui la Calabria è ricca. Passa soprattutto dalla realizzazione sul territorio di una Scuola che sappia formare.
La speranza è che il Paese e il prossimo governo regionale recepiscano questi bisogni e diano risposte adeguate alla richiesta di cambiamento che proviene, forte, dai giovani e dalle famiglie per far decollare questa terra che, a giusta ragione, viene considerata il sud del Sud.
*giornalista







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