«Bando alle accozzaglie, pensiamo alla Calabria»

di Ettore Jorio*

La politica è divenuta oramai una mistura. Un miscuglio di tutto. Neppure decifrabili gli ingredienti che la compongono e, qualora immaginabili, neanche misurabili nelle rispettive quantità parziali. Destra e sinistra sono oramai un ricordo: buono, per chi ha amato distinguersi negli interessi da tutelare; trascurabile, per chi invece ha vissuto appiattito su chi prevaleva di volta in volta.
La cosa assurda è che si discute, con estrema naturalezza, di scissioni e di (con)fusioni. Sono oramai all’ordine del giorno, come se fossero gli strumenti normali attraverso i quali la politica debba assumere le nuove e, a volte, inconcepibili sembianze.
Il tutto, alla faccia degli ideali che sono rimasti merce per i poveri sognatori di ieri.

L’aritmetica prevale sulla unità sostanziale della Repubblica
Oggi si rincorrono solo i numeri. Quelli che costituiscono gli addendi di quella somma che poi, in Parlamento, si traduce in mera maggioranza di governo. Quella somma che fa il totale, per dirla alla Totò, utile per decidere ciò che occorre ai fautori delle addizioni piuttosto che alla collettività che li nomina con la speranza di essere correttamente rappresentata. In buona sintesi, a prevalere è la politica aritmetica. In quanto tale, prescindente dalle idee, dalle aspirazioni e dai fabbisogni sociali.

I problemi reali nel freezer
E dire che i problemi sul tappeto sono tanti e così importanti da richiedere diversità politiche costruttive del nuovo Paese. A partire dalla concezione dell’UE politica, al sistema elettorale (messo alla prova, quanto all’estremizzazione del sistema maggioritario, dalla recente sentenza della Corte costituzionale che ha ritenuto manipolativa l’ipotesi referendaria avanzata in tal senso dalle Regioni a trazione filo-sovranista), all’attuazione del regionalismo differenziato, all’applicazione del federalismo fiscale, alla riforma fiscale e così via c’è necessità di mettere seriamente a confronto le differenze e decidere nella prospettiva di mantenere uniti e protetti gli interessi della Nazione.

I cambiamenti di fondo competono a tutti
In vista di ciò, non può non avvertirsi l’esigenza di riformare, quantomeno, il sistema espressivo della rappresentanza parlamentare attraverso l’istituzione del Senato delle autonomie. Un nuovo organismo che mandi, finalmente, in soffitta quelle brutture che sono il bicameralismo imperfetto, che duplica i decisori legislativi, e il sistema concertativo fondato sulle Conferenze. Queste ultime sono infatti divenute lo strumento della peggiore sintesi parlamentare ove a decidere – spesso indipendentemente dalle maggioranze ivi determinatesi – sono in pochi e sulla base degli interessi delle Regioni che contano prescindendo da quelli delle altre.

Un revival generativo del nuovo che occorre
Insomma, per rigenerare il Paese e le istituzioni territoriali che lo concretizzano nella Repubblica, così come ridefinita nell’art. 114 della Carta, occorrerebbe un ritorno alla vecchia cultura politica. Su tutto, per ciò che mi riguarda, la ridefinizione della sinistra. Quella componente indispensabile della politica che rintraccia i propri riferimenti nella tutela delle debolezze, nell’egualitarismo, nella percezione uniforme dei diritti civili e sociali, nella ridistribuzione delle risorse ordinarie e straordinarie, queste ultime da destinare a garantire pari condizioni di partenza all’avvio del federalismo fiscale.

Cominciamo dalla Calabria a far valere le differenze
Dalle nostre parti si avverte da tempo l’assenza della sana differenziazione di coloro che esercitano la politica. I relativi attori, protagonisti di quella che si è sempre di più trasformata in commedia, si confondono con una facilità ovunque irrintracciabile, sin dal giorno successivo alle elezioni.
In Calabria è, da tempo, prevalente il tutt’uno. Qui, il miscuglio è la prevalenza. A reggere le redini della politica, a distribuire le risorse nella logica dell’esercizio di una democrazia (molto) impropria, a comporre le maggioranze reali nelle istituzioni è stato, da sempre, il peggiore trasversalismo. Quel fenomeno becero che ha condotto ad unità funzionale alcuni primari esponenti della destra con gli omologhi della sinistra al fine di conseguire l’obiettivo di utilità esclusivo degli agenti, fautori finanche delle candidature pregresse e future, a fronte di un contestuale e progressivo impoverimento dei calabresi.
La speranza è che dalle elezioni, oramai in prossimità del voto, vengano fuori non solo i distinti schieramenti che sono in contesa bensì le espressioni della politica più genuina. Più esattamente, consiglieri capaci di recitare fedelmente il ruolo assegnato loro dall’elettorato, senza rincorrere ad apparentamenti opportunistici, altrove non naturali come nella Calabria della commistione.
Alla nostra regione occorrono una maggioranza e una opposizione ben distinte, capaci di esercitare per tutta la legislatura i rispettivi ruoli.
Bando, quindi, alle accozzaglie che hanno portato la Calabria allo stato penoso in cui si trova!

*docente Unical







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto