La narrazione della “Calabria amara” e le amnesie di Salvini

di Paola Militano

Il 26 gennaio i calabresi sono chiamati alle urne per eleggere Governatore e Consiglio regionale ma già c’è chi pensa di non aver vinto alla lotteria.
A pochi giorni dal voto, in un clima soporifero, nessuno tra gli avversari si sforza nemmeno di apparire più moderato perché tutti (o quasi) sono in balia di quel “fattore X” che ha messo la sordina ad una campagna elettorale già nata sotto cattivi auspici.
A fornire una chiave di lettura ci ha pensato il leghista Giorgetti quando confessa alla Gruber: «Della Calabria non importa a nessuno» omettendo di aggiungere che è tempo sprecato parlarne nei talk se non la si considera nemmeno un premio di consolazione.
A fugare ogni dubbio, poi, c’è Non è l’Arena e quella sinistra cartografia di una “Calabria Amara” alle spalle di Giletti che sottointende (nemmeno poi tanto) la terra dove “tutto” ha avuto origine.
E non c’è difesa che tenga perché nell’analisi riduttiva, semplicistica e per questo assai pericolosa di Cecchi Paone si scrive Calabria e si legge ‘ndrangheta, corruzione e malaffare.
Rassegniamoci tutti perché solo Matteo ha in mente l’arringa perfetta per assolvere i calabresi nell’arena di Giletti, ma le giravolte dell’ex ministro degli Interni ora sono tutte rivolte contro chi vorrebbe mandarlo a processo per il caso Gregoretti.
Nulla da obiettare invece su quel malcostume emerso nell’inchiesta “Gettonopoli” e raccontato (qui) nel pezzo da Alessia Truzzolillo, apparso sullo schermo alle spalle di Giletti che dimentica però di citare la testata del Corriere della Calabria e la collega, interpellata tra l’altro su alcuni aspetti dell’indagine condotta dalla procura di Catanzaro, ma di questo ce ne siamo già fatti una ragione.
E nulla da obiettare nemmeno sul risultato ottenuto dal “gladiatore” dell’arena mediatica e cioè le dimissioni (?) di quei consiglieri comunali protagonisti della fuga tardiva ma dovuta, imbarazzata ma ipocrita.
Per chi non se ne fosse accorto, infatti, le ragioni vere dell’epilogo (?) a Palazzo De Nobili vanno cercate (più a fondo e in prospettiva) nella corrispondenza di amorosi sensi tra il Sindaco e il Capitano.
Un’intesa che porterebbe in dote ad Abramo la carica di vicepresidente della futura giunta regionale che la Lega vorrebbe controllare con postazioni di peso e di spesa.
Quella stessa Lega che mena vanto delle liste salvo derubricare a piccoli incidenti il caso del candidato che in atteggiamento da narcos sudamericano discetta dalla vasca da bagno all’interno di un gruppo chiamato “revenge porn” (qui) o quello di chi – aiutato dai geni – dà forma a un vera e propria ubiquità con un cognome e due candidati (qui), senza dimenticare quelle candidature (su cui peserebbe l’incompatibilità di finanziamenti regionali revocati e da restituire) che hanno costretto Salvini a una vera e propria peripezia diplomatica tra le organizzazioni agricole “l’una contro l’altra armate”.
Fatti e circostanze che rendono evidente quanto il governo di questa regione sarà una questione spinosa per il nuovo governatore che dovrà far meglio di Bonaccini per affrancare la Calabria e smentire una narrazione vera ma pur sempre fastidiosa.
Intanto facciamo bene e andiamo tutti a votare.

paola.militano@corrierecal.it







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