«Il trasporto sia concepito come accessibile a tutti»

di Marco Foti*

A partire da Lamezia Terme dove il trasporto pubblico locale è una chimera: tra autobus che prendono fuoco e fermate non segnalate, il servizio di trasporto fa acqua da tutte le parti. Non è dato sapere orari e percorsi, non è possibile riconoscere il mezzo di trasporto pubblico, non ci sono indicazioni a bordo dei mezzi se non una tabella posta in basso al parabrezza del bus. Roba da terzo mondo. E pensare che i presupposti ci sono tutti: città di medie dimensioni, territorio che si presta ad essere collegato con mezzi anche di grandi dimensioni, percorribilità adatta ai bus extraurbani, aree di scambio per il trasbordo dell’utenza, la Regione Calabria che trasferisce a Lamezia Multiservizi 1,5 milioni di Euro/anno per l’erogazione dei servizi di tpl. A Lamezia, così come in altre città calabresi, non bisogna più parlare di servizi minimi, concetto vetusto, retrò, inusuale per le condizioni in cui versa il sistema dei servizi di trasporto calabrese. Occorre introdurre una nuova visione, parallelamente a quanto considerato nella sanità (che certo in Calabria non brilla come eccellenza ma che in altre parte d’Italia risulta efficiente): livelli essenziali di trasporto. Se la Commissione Europea individua i servizi minimi come quegli “obblighi di servizio pubblico intesi a garantire frequenza, qualità, regolarità per il trasporto sicuro a costi ragionevoli di elevata qualità”, nello stesso modo occorre introdurre il concetto di Livello Essenziale di Trasporto, ovvero “prestazioni e servizi che l’amministrazione pubblica è tenuta a fornire a tutti i cittadini” in ragione del rispetto di quel diritto alla mobilità richiamato più volte nella nostra Costituzione (articolo 1, primo comma, articoli 2, 3, 4, 16, 33 e 34). Per cui, a partire dalla regione Calabria, il trasporto pubblico dovrà essere concepito a condizioni accessibili a tutti, integrativo alla mobilità privata utilizzata per recarsi sul luogo di lavoro o per raggiungere l’istituzione scolastica o universitaria, con forme anche diverse dalle soluzioni tradizionali. L’impiego, ad esempio, della sharing economy può certamente rendere più sostenibile politiche di mobilità attraverso l‘applicazione di nuove formule di servizio che prevedono la condivisione dei mezzi (privati e pubblici) a supporto del TPL per «pro – muovere» un target di domanda difficilmente trasportabile con i servizi tradizionali. Non più servizi minimi caratterizzati da collegamenti con bus tradizionali che viaggiano mediamente con un fattore di carico che non supera il 50%, autobus che circolano vuoti in determinate ore della giornata. I Livelli Essenziali di Trasporto dovranno essere pensati secondo criteri ed indicatori innovativi e rispondenti alle esigenze dei cittadini. Occorre un cambiamento, a partire dalla regione Calabria e perché no da Lamezia Terme.

*IngegnereEsperto di pianificazione e programmazione dei sistemi di trasporto e dei servizi di logistica





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto