«Forse ce la caviamo»

di Mons. Vincenzo Bertolone

«I progressi in atto contro i cambiamenti climatici sono troppo lenti: serve una svolta perché il mondo non può più aspettare».
Lo si leggeva in un documento di anni addietro dell’Onu. Da allora, l’attesa accelerazione non c’è stata: l’ambiente continua ad essere sacrificato sull’altare della finanza, in nome di un benessere materiale sempre più per pochi, che rischia di non essere più nemmeno questo. Che la situazione sia ormai a livelli critici lo attestano proprio le preoccupazioni che filtrano dal mondo dell’economia: non dagli ambientalisti, ma dai banchieri. Alle banche, in particolare a quelle centrali dei vari stati, è destinato il rapporto “Cigno verde”, che già nel titolo richiama l’infausto cigno nero simbolo di sciagure, per l’occasione tinto dei colori della natura a segnalare i pericoli che deriveranno all’economia mondiale dai cambiamenti climatici.
Il report, commissionato dalla Banca dei regolamenti internazionali, ente di supporto ai principali istituti bancari ed al Financial Stability Board, pone in risalto la pericolosità del climate change: non solo le catastrofi naturali rappresentano un serio rischio per l’incolumità della specie umana, ma se ripetute e costanti sono capaci di travolgere pure i più consolidati schemi economici e finanziari. Un allarme che per la prima volta testimonia l’incrinarsi delle resistenze monolitiche sin qui opposte dalla grande economica ad ogni cambiamento. Un’inversione di rotta confermata anche dalle recenti dichiarazioni dei vertici di BlackRock, una delle più grandi società mondiali di investimenti: «Nei Cda delle società di cui siamo azionisti voteremo contro progetti che non garantiscano rispetto per l’ambiente e progressi sufficienti in materia di sostenibilità», ha detto l’amministratore delegato Larry Fink. Più o meno quel che si legge nelle conclusioni di “Cigno verde”, dove risalta l’invito ad una riforma del sistema finanziario e monetario che porti ad visione della stabilità finanziaria legata alla tutela del clima.
A passi lenti, insomma, ci si avvia a quell’orizzonte tratteggiato con lungimiranza da papa Francesco già nell’enciclica Laudato si’, col richiamo all’ecologia integrale. Non a caso, nel suo messaggio indirizzato ai partecipanti al World economic forum, svoltosi nei giorni scorsi a Davos, il Santo Padre ha sollecitato i protagonisti dell’appuntamento «ad esplorare vie innovative ed efficaci per costruire un mondo migliore». D’altra parte, ha sottolineato Bergoglio, «troppo spesso visioni materialistiche o utilitaristiche hanno condotto a pratiche e strutture motivate, in gran parte o esclusivamente, dall’interesse personale», mentre è chiara la necessità di «perseguire lo sviluppo integrale di tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle, compresi quelli delle generazioni future».
Fino a qualche tempo fa si ripeteva – senza trovare ascolto – che i Governi usano i soldi per prevenire il collasso delle banche, ma non per fermare la crisi climatica. A chiedere che non sia più solo così ora sono proprio le banche. Forse ce la caviamo.







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