«Sbagliando si impara. O si dovrebbe»

di Francesco Bevilacqua*

Abbiate pazienza, mi avete asfissiato con la litania del “dovere di votare” ed ora che l’ho fatto consentitemi questo piccolo sfogo in un campo, la politica istituzionale, che non mi ha mai convinto ad impegnarmi. Sono andato a votare! Ho fatto il mio dovere! Ma sapevo, come sapeva chiunque avesse un po’ di sale in zucca, che non sarebbe servito a nulla. Almeno dal mio punto di vista, uno di “sinistra” che però non crede nella superiorità morale della sinistra e che vorrebbe solo che la sinistra ci parlasse di lotta alle disuguaglianze, di alternative al capitalismo finanziario, di servizi pubblici efficienti, di imprese e lavoro fondati sulle reali vocazioni dei luoghi, di paesaggio ed ecologia, di cultura, di solidarietà sociale. Punto. Non sarebbe servito a nulla perché la sinistra schierava tre candidati ottimi ma superbamente e stupidamente divisi, che alla fine, insieme, hanno preso quasi gli stessi voti (o comunque potevano giocarsela tutta) della destra salviniana e berlusconiana. Perduta un’occasione storica! Che avrebbe fatto il paio con l’Emilia-Romagna. Come vinse la sinistra alle scorse regionali? Presentando, in modo unito, un candidato forte (Mario Oliverio), che aveva fatto bene alla Provincia di Cosenza), ed in contrapposizione all’esperienza fallimentare della destra di Scopelliti. E prima ancora lo aveva fatto la destra di Scopelliti contrapponendosi alla sinistra fallimentare di Loiero … La politica ufficiale funziona così: occorre essere uniti e credibili e aver dato dimostrazione di saper fare. Questo è quanto! Ma è anche tanto, anzi troppo! Tutte prime donne (anzi uomini) a sinistra. Tutti indispensabili. Tutti con i paraocchi dritti verso la sconfitta annunciata. Salvo scoprire, poi, che si poteva anche vincere ed avere un buon governatore. Un errore, dunque. Ma gli errori, per quanto gravi, non devono spaventare. Gli psicologi ci insegnano che gli errori sono fondamentali nella vita: servono a maturare, a scegliere, a ravvedersi. Non è accaduto nulla di irreparabile. A patto però che si sappia fare di necessità virtù. Nei prossimi cinque anni la “sinistra” dovrebbe ripassare i manuali della socialdemocrazia ed unirsi. E se avrà fatto bene i compiti, alla prossima interrogazione può darsi che gli elettori (non solo quelli di sinistra) la premieranno con un buon voto. Ma per il momento tutti in castigo e a studiare!

*avvocato







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