«Il solito imbroglio della spesa dei Fondi Ue»

di Claudio Cavaliere*

In psicologia li chiamano disturbi ossessivi-compulsivi, ossia quei comportamenti e pensieri ripetitivi che una persona si sente obbligata a compiere.
Ci deve essere questo quando si parla di spesa comunitaria, di fondi Ue che riguardano la nostra Regione. Negli ultimi decenni sembra ne siano stati immuni pochi tra quelli che si sono occupati dell’argomento, indipendentemente dal ruolo ricoperto: politici, cantori a libro paga dei primi, amministratori della cosa pubblica, commentatori. La maggior parte interessati a compulsare tabelle e grafici sulla quantità della spesa e a presentarle puntualmente come un grande successo di questa o di quella amministrazione. Chissà perché poi ad ogni successiva statistica la Calabria si trova sempre ultima in rapporto alle altre aree territoriali e con divari in aumento.
Chissà perché pochi danno spazio agli indicatori di queste politiche di sviluppo che a leggerli fanno letteralmente cadere le braccia e ci si chiede: «D’accordo, avremmo pure speso. Ma per fare cosa, per produrre cosa?».
Forse ricchezze individuali a masticarci sopra a questi numeri che non sono nemmeno invisibili, sono lì, a portata di occhi solo ad averne voglia e soprattutto stomaco.
Istat e Eurostat in primis: abbandono scolastico; tasso di occupazione; indice di povertà regionale; investimento in ricerca e sviluppo solo per fare qualche esempio, ma dati che scavano nelle viscere di questa regione.
Abbandono scolastico in crescita di due punti con distanza siderale dalla media Ue e più alto della media delle regioni meno sviluppate.
Tasso di occupazione in decrescita mentre tutte le altre aree territoriali, se pur di poco crescono.
Indice di povertà regionale oltre il doppio della media italiana e più elevato della media delle regioni meno sviluppate della Ue.
Investimento in ricerca e sviluppo sul Pil quasi la metà di quello delle regioni meno sviluppate.
Inutile dire che sono questi i dati (risultati) sui quali occorre ragionare per interrogarsi sulla bontà delle politiche messe in campo piuttosto che sull’inopportuno e fuorviante dato della spesa che di per se non è un indicatore di efficacia delle politiche.
Da cittadini si può anche far finta di non vederli questi risultati. Ma istituzioni che le ignorano non solo sono ingannevoli ma deleterie.
*sociologo







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