«No a Ponte e glifosato, sì alla Calabria buona, pulita e giusta»

di Nicola Fiorita*

Se il buongiorno si vede dal mattino la nuova amministrazione regionale guidata Jole Santelli si preannuncia come una specie di sciagura per quel che resta della Calabria. Ancora si doveva provvedere alla proclamazione degli eletti e già l’autorevole esponente di Forza Italia, Gelmini (per chi se lo fosse dimenticato, la principale responsabile del declino e della marginalizzazione degli atenei meridionali) ha riesumato dal dimenticatoio il progetto del Ponte sullo stretto. Quasi contemporaneamente la deputata calabrese, sempre di Forza Italia, Caligiuri ha invitato la neo-presidente a rivedere le restrizioni sull’uso del glifosato in agricoltura.
Se la prima proposta rassicura i calabresi che Forza Italia non è cambiata nel tempo e adora ancora le cose inutili purché molto costose, la seconda proposta rappresenta un attacco diretto alla salute dei cittadini calabresi e rischia di comportare un assurdo passo indietro della nostra regione in una materia dove, per una volta, la Calabria si era distinta per rapidità, determinazione e visione strategica.
Se a livello europeo da tempo si è aperto un importante dibattito sui rischi connessi all’uso dei pesticidi in agricoltura e in particolare proprio del glifosato, le cui tracce sono state trovate in numerosi alimenti di uso comune – a cominciare dalle falde acquifere – se centinaia di migliaia di cittadini europei hanno firmato per il divieto di uso del glifosato, se negli ultimi anni diversi Paesi europei, come l’Austria, sono andati orientandosi verso il divieto totale dell’uso di questo pesticida, se la Monsanto è stata condannata negli Stati Uniti da una storica sentenza a risarcire un malato di tumore esposto al glifosato, quello che qui preme ricordare è che la Regione Calabria, è stata la prima regione italiana, con delibera di giunta del 23 novembre 2016, ad assumere una chiara e netta posizione contro l’utilizzo del glifosato nelle produzioni agricole. Merito, va detto, del Presidente Oliverio, quello di aver preso una decisione coraggiosa, aprendo una strada che sarà seguita dalla Toscana a partire dal 2021 e che vede oggi molte regioni – sollecitate da associazioni ambientaliste e di categoria – riflette sulla possibilità di introdurre analogo divieto.
La decisione della Giunta Oliverio meriterebbe oggi di essere ripresa e sviluppata, sia per la assoluta necessità di prevenire ogni rischio per la salute dei cittadini sia perché potrebbe costituire il primo pezzo di una politica agricola tutta incentrata sulla valorizzazione della qualità della produzione calabrese, che solo su questo versante può recuperare competitività e sfidare il mercato globale.
Bene ha fatto l’onorevole Laura Ferrara del M5S a stigmatizzare la dichiarazione dell’onorevole Caligiuri chiedendo al contempo al nuovo governo regionale “di promuovere tutte quelle tecniche che già oggi sappiamo essere efficaci e non pericolose, investire in innovazione sana e diffusione della conoscenza e delle pratiche virtuose”. Solo così, solo valorizzando la produzione locale, i prodotti di prossimità la biodiversità unica della Calabria, potremo avere filiere produttive di alto valore economico e nutrirci di cibi salutari nell’assoluto rispetto dell’ambiente.
Tutto il resto è solo un omaggio ai potenti della terra, i cui interessi da sempre bypassano quelli della nostra regione, delle persone che la abitano e degli agricoltori che la coltivano.
* Slow Food Calabria

 







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