«Mezzogiorno, qualcosa (forse) si muove»

di Franco Scrima*

Finalmente qualcosa si muove. Il Sud sembra entrato nelle attenzioni del Governo. Si comincia così a capire che l’Italia è una. Una “scoperta” salutata con titoli di scatola sulle prime pagine di molti giornali.
Ci sono voluti 160 anni perché i governanti capissero che la frattura voluta e alimentata da una classe politica ottusa aveva fatto sì che il Sud fosse abbandonato al suo destino; o meglio avviato all’arte dell’arrangiarsi, quando invece conteneva una riserva di intelligenze e di capacità che andavano valorizzate. Dopo più di un secolo e mezzo dallo sbarco di Garibaldi a Marsala i “polentoni” dimostrano finalmente di avere cambiato opinione verso quelle regioni abitate dai “terroni”. E poco importa se la scelta sia stata condizionata dalla delocalizzazione della delinquenza organizzata verso le opulente aree del Centro-Nord. Ciò che conta, invece, è che finalmente si sia capito che senza il Mezzogiorno, l’Italia non sarebbe stata un paese.
La frattura tra i sostenitori delle iniziative autonomiste da una parte e dall’altra le anacronistiche nostalgie borboniche dall’altra avrebbero costituito un grave impedimento per far sperare in una reale unità dell’Italia. Una visione opaca e settaria con la quale si è cercato di imporre una condizione di vita il cui risultato è stato fare rimanere il Paese sostanzialmente diviso, segnato da un perverso pensiero ideologico.
Se ne erano accorti quanti si sono alternati al Governo dell’Italia dopo il fascismo che, però, non sono riusciti ad inculcare agli italiani un pensiero unico di Paese. Inopinatamente è riuscito il Governo in carica che ha capito che non ci sarebbe potuta essere uguaglianza senza provvedimenti uguali per tutto il Paese: dalle Alpi a Capo Lilibeo (Marsala ovest).
Lo ha detto il ministro per il Sud, Provenzano: «l’unica via è crescere insieme». Senza cioè che ci siano di mezzo, da una parte, la “questione Meridionale” e, dall’altra, i finanziamenti a pioggia per “tappare” la bocca agli “autonomisti” del Nord. La Lega è molto maschile e molto tribale. Salvini è un estremista che non evolve.
L’Italia può e deve crescere rimanendo una. Un concetto che finalmente sembra essere stato digerito dal Governo che, tra le iniziative in cantiere, prevede anche l’invio al Sud di diecimila funzionari qualificati tra tecnici, burocrati e ingegneri per rinnovare la pubblica amministrazione. Siamo in presenza di una assunzione di responsabilità verso il Mezzogiorno che non ha precedenti: il Governo si assume l’onere di sostenere l’uguaglianza della popolazione a prescindere dai luoghi di residenza. Una iniziativa che determina plauso da parte di quanti sono convinti che si combatte anche in questo modo il malaffare e la iattanza dei clan mafiosi che riescono a condizionare la vita nelle regioni meridionali e, da qualche tempo, anche in quelle del Centro e del Nord.
In Italia è forte il bisogno di legalità e gli unici mezzi per garantirla, debellando il malaffare e la delinquenza organizzata, rimangono la buona Scuola, il lavoro e la legalità. Fattori che soprattutto al Sud necessitano di essere riconsiderati: la Scuola per formare i giovani secondo standard generali; il lavoro come diritto insopprimibile di ciascuna persona per avere riconosciuti e garantiti autonomia e benessere; la legalità perché è un bisogno prioritario della convivenza senza la quale si rischia l’arbitrio.
Il presidente del Consiglio dei Ministri, Conte e il Ministro per il Sud, Provenzano, venerdì della scorsa settimana sono venuti in Calabria e, a Gioia Tauro, hanno illustrato ai cittadini e agli studenti il piano che il Governo intende mettere in atto per il Sud. Il programma prevede per il Mezzogiorno il 34 per cento dell’ammontare della spesa prevista per gli interventi nel Paese, circa 123 miliardi di Euro. C’è da credere che questa potrà essere la volta buona perché finalmente il Sud cambi passo, anche perché, se il rapporto tra Nord e Sud dovesse rimanere quello che è oggi, l’erosione delle popolazioni del Mezzogiorno sarebbe scontato e provocherebbe, secondo l’Istat, un maggiore indebolimento del potere d’acquisto dei cittadini e, di conseguenza, una ulteriore, avvertibile, preoccupante impoverimento della popolazione anche dal punto di vista numerico. Già oggi più di un laureato su tre lascia il Sud per cercare lavoro nelle regioni del Nord o all’estero. I giovani vanno via perché non vedono prospettive per i prossimi 15-20 anni. Vanno via non per scelta ma per necessità.
Il progetto, d’altronde, sarebbe stato pensato per garantire la medesima realizzazione di velocità tra Nord e Sud con l’obiettivo di riuscire a costruire l’Italia del domani. Il presidente Conte rivolgendosi ai giovani di Gioia Tauro ha ribadito un concetto che impegna il Governo. «Mai più rassegnazione – ha detto – mai più disagio, mai più causa persa». Spes, ultima dea!
*giornalista







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