«Autonomia differenziata: si continua a mettere il carro davanti ai buoi»

di Mimmo Bevacqua*

La proposta di legge sulla cosiddetta autonomia differenziata, preparata dal ministro Boccia, sarà approvata in una delle prossime sedute del Consiglio dei Ministri: il metodo, che prevede la successiva discussione parlamentare, è sicuramente condivisibile ma, sul merito, esprimo ancora forti dubbi. I tre articoli di cui si compone la legge continuano a rinviare sia la definizione preliminare dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni), sia la concretizzazione della perequazione infrastrutturale e ordinaria. Quando leggo che i LEP verranno definiti entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge (senza che si preveda alcun meccanismo sanzionatorio per la mancata definizione), io mi chiedo: cosa accadrà se non verranno definiti? Quando leggo che, per la perequazione infrastrutturale, sono previste una ricognizione quinquennale e una dotazione di circa 3,5 miliardi totali fino al 2034, io mi chiedo: vi paiono cifre che possano seriamente incidere sullo squilibrio esistente? In buona sostanza a me pare che il problema continui a restare a monte e ad essere rimosso: prima di pensare a qualsiasi differenziazione regionale, devono essere individuati i LEP (basandosi sui fabbisogni standard e non certo sulla famigerata spesa storica) e devono essere messe in campo le risorse adeguate per una vera perequazione (infrastrutturale e ordinaria, comprensiva dell’attuazione del Fondo Perequativo). Sono questi gli atti indispensabili per rendere tutti i territori uguali al nastro di partenza e per fare sì che si realizzi una vera uguaglianza sostanziale dei servizi, uniforme su tutto il territorio nazionale. Altrimenti, si continuerà a mettere il carro davanti ai buoi, rischiando un rimedio peggiore del male. Sono le stesse preoccupazioni, peraltro che avevo fatto emergere nel mio recente intervento in Direzione Nazionale. Proprio oggi, il segretario Zingaretti, si è soffermato sulla necessità di superare le innegabili diseguaglianze esistenti nel Paese e che ne impediscono ogni possibilità di ripresa organica. Mi auguro che questo tema diventi e resti centrale nell’ambito del progetto nazionale lanciato dal PD, senza cedere agli egoismi territoriali fortemente presenti anche in alcune componenti del nostro partito.

*consigliere regionale Pd







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