«Covid-19 e i danni della sanità commissariata»

di Franco Scrima*

Sono due i virus che viaggiano in tandem anche in Calabria: uno è il “Covid-19” o più semplicemente “Coronavirus”, l’altro è il panico causato dal timore del contagio. Entrambi sono pericolosi e, forse per alcuni aspetti, il secondo lo è di più. La paura del contagio moltiplica i pensieri e fa temere per la vita. Entrambi sono portatori di ansia: il “Coronavirus” perché non esistono ancora rimedi curativi certi, il “panico” per tutto ciò che riguarda la sfera emotiva dell’uomo. Ecco perché seguire i consigli degli esperti e sottoporsi alla quarantena almeno per due settimane è importante ed è meglio accettarla senza spavalderia. Senza contare che potrebbe anche essere una occasione per farci riprendere confidenza con la lettura di un buon libro stando rilassati su una comoda poltrona di casa.
È corretto farla. Basta pensare che in alcune regioni è già emergenza; è aumentata da Nord a Sud l’ansia di reperire altri posti letto negli ospedali. Si temono giorni complessi, ancora più difficili di quelli che stiamo vivendo; una condizione che mette paura, che fa tremare le vene e i polsi degli amministratori già preoccupati di dover dare risposte credibili.
I mezzi per contrastare l’infezione sono ancora pochi e insufficienti. È bene pertanto che si osservino scrupolosamente i consigli del mondo scientifico, anche quelli che non sono suffragati da test definitivi, ma pur sempre valutati in precedenti casi di infezioni gravi. Non ci sono alternative alle indicazioni suggerite dal ministero della Salute. Ricordarle è utile: lavarsi le mani più volte al giorno, evitare contatti ravvicinati con persone che accusano problemi respiratori; non toccarsi la bocca, il naso e gli occhi senza essersi lavati le mani; coprirsi naso e bocca con fazzoletti usa e getta quando si starnutisce; pulire bene la scrivania, la tavola da pranzo, i bagni, le cucine con disinfettanti a base di cloro e alcool. Se poi si dovesse avere febbre alta e tosse bisogna contattare il medico di famiglia.
Intanto il “Virus” sta procurando allarme anche tra i sanitari degli ospedali del Nord. Le notizie raccontano che a fronte del 38% di persone che hanno avuto necessità di ricovero, il 10% ha dovuto subire una terapia intensiva. Il che significa che se dovesse aumentare la percentuale delle infezioni, diverse strutture sanitarie potrebbero entrare in crisi per mancanza di posti letto.
In Calabria la situazione per il momento sembra essere sotto controllo. Lo ha reso noto la presidente della Regione, Jole Santelli, parlando del “Piano operativo per l’emergenza”.
Anche la reazione dei calabresi è stata finora responsabile e sembra che stia dando i suoi frutti sul piano della lotta all’infezione. Naturalmente c’è ancora da attendere per conoscere gli effetti dal punto di vista sanitario. Il “flash mob”, cioè l’evento spontaneo il cui scopo è di spezzare anche la tensione da virus, è un buon segno oltre che di reazione, anche di socialità, che poi è la caratteristica di noi meridionali. C’è da dire, ancora a nostro favore, che nonostante la nostra natura, stiamo osservando con attenzione le norme sulla quarantena, punto di svolta importante per combattere e sconfiggere il male. Significa che i meridionali si stanno dimostrando responsabili, attenti e razionali.
E questa è sicuramente una buona notizia. Ciò che continua a non andare per il verso giusto è che, Coronavirus a parte, la salute dei calabresi debba continuare ad essere “commissariata”. Sono trascorsi circa venti anni da quando, esautorata la Regione dalla gestione della sanità a causa di gravi sofferenze economiche, il Governo decise di nominare un Commissario straordinario al quale fu dato un ampio mandato in conseguenza della mancata attuazione di un “Piano di rientro”. I risultati furono traumatici anche per i direttori generali delle aziende sanitarie e per quelli degli ospedali. Con l’intervento del Governo centrale, infatti, le loro competenze rientrarono tra i principi di verifica assegnati al Commissario straordinario i cui poteri hanno messo di fatto la Regione Calabria all’angolo per quanto riguarda la Sanità. Una “soverchieria” subita senza un minimo di reazioni. E così la situazione continua a protrarsi determinando in Calabria condizioni da terzo mondo rispetto ad altre realtà del Paese.
A causare allora il disastro amministrativo si sospetta che un ruolo l’abbia avuto anche la “longa manus” delle consorterie mafiose, che videro nel sistema delle forniture ospedaliere il mezzo per fare soldi. La Regione subì un disavanzo record, con ripercussioni catastrofiche per i calabresi che potevano contare su una spesa sanitaria pari a poco meno del 10% del Pil regionale. Una occasione che non è sfuggita alla “sensibilità” della ‘ndrangheta che decise di “sporcarsi le mani” determinando conseguenze negative che, ancora oggi, persistono e che sono alla base del motivo per il quale più del 20% dei calabresi sceglie, o ha scelto, un ospedale fuori regione per farsi curare.
Oggi nulla è cambiato. Le cinque aziende sanitarie continuano ad essere sottratte alla gestione della Regione. A ciò si aggiunge un’azienda universitaria (quella di Catanzaro) lasciata appesa ad una decisione che sembra non arrivare mai, ossia la tanto auspicata integrazione con l’azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio”.
Questa è la storia recente che va ricordata per gli effetti che continua a determinare stante il perdurare del commissariamento della Sanità, con una significativa variante: l’affidamento ad ex generali dell’Arma dei carabinieri.
Ecco che la gestione della Sanità in Calabria continua a non decollare soprattutto per mancanza di autonomia; di un diverso approccio e di più confacenti provvedimenti per sbloccare un servizio e renderlo efficiente come quello esistente in buona parte del Paese. Perché in Calabria ci deve essere una sanità diversa da quella lombarda, veneta o emiliana? Forse che questo estremo lembo d’Italia è abitato da una popolazione considerata un surrogato? Restituire la sanità calabrese alla Regione non sarebbe solo un fatto di democrazia sostanziale, ma aiuterebbe a risolvere i gravi problemi della popolazione in tema di salute, rendendo reale, per ciascun calabrese, il diritto di essere curato allo stesso modo di come vengono assistiti gli “altri” italiani.
*giornalista





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto