«Senza personale tutto il resto è carta»

di Antonio Viscomi*

L’arrivo di due pazienti lombardi all’ospedale di Catanzaro è stato salutato dal commissario straordinario Zuccatelli come un “bel segnale” e una prova del fatto che da noi “la situazione è ancora governabile”. Forse sarà così ed è certo che la scelta effettuata sta lì a dimostrare la qualità riconosciuta, a livello nazionale, al presidio sanitario del nostro capoluogo. Sicuramente però ricorda a tutti che se non blocchiamo la diffusione del virus non ci saranno reparti di terapia intensiva che possano bastare. Non già perché non ci siano luoghi utili dove posizionare letti di degenza, alberghi da requisire o spazi da riempire; ma perché ogni letto di terapia intensiva e subintensiva richiede attrezzature tecnologicamente avanzate e una adeguata presenza di personale specializzato. Per queste ragioni, la domanda più importante in questo frangente è una: abbiamo il personale necessario per i posti di terapia intensiva che sono reputati indispensabili, tenendo conto delle previsioni di sviluppo dell’emergenza epidemiologica in Calabria? Quali sono le procedure avviate per acquisirlo e come si incastrano le procedure assunzionali messe in atto da una singola azienda con procedure selettive, semplificate e centralizzate, in capo alla Regione? Ed oggi c’è pure da chiedersi come verranno utilizzate le opportunità offerte al sistema sanitario dal recente decreto “CuraItalia”. E tuttavia, per uno strano gioco di tempi e procedure, abbiamo una opportunità da sfruttare: mi riferisco agli idonei delle graduatorie ancora aperte, per figure professionali diverse, e agli operatori che oggi continuano a lavorare con reiterati contratti a termine e che ben avrebbero il diritto ad essere stabilizzati nell’interesse del sistema sanitario stesso. Ma tutto questo richiede, in questo momento, una scelta radicale a cui nessuno può sottrarsi, meno che mai i commissari chiamati a gestire la sanità calabrese.
Bisogna decidere se sia più importante la salute dei cittadini e la sicurezza delle comunità oppure se prevalgono le ragioni della contabilità. A mio avviso, la strada da seguire l’ha indicata chi ha più volte detto che per fermare la pandemia e mitigarne gli effetti occorre fare “whatever it takes”, tutto ciò che è necessario, con il coraggio delle azioni necessarie e la fantasia di chi sa trovare le strade dove altri vedono soltanto ostacoli. Insomma, la prima necessità da soddisfare è disporre del personale chiamato ad operare in prima linea, in condizioni di assoluta sicurezza (a partire dal controllo individuale con i tamponi e dall’utilizzazione dei dispositivi di protezione individuale). Senza personale tutto il resto è carta.

*deputato del Partito democratico







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