«Le diseguaglianze sanitarie ai tempi del Covid-19»

di Franco Scrima*

Un libro di Caretti e Degl’Innocenti sull’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini riporta il discorso da lui pronunciato al Quirinale al momento del suo insediamento: «Farò quanto mi sarà possibile, senza tuttavia valicare i poteri tassativamente prescritti dalla Costituzione perché l’unità nazionale si consolidi e si rafforzi. Questa unità è necessaria e, se per avventura si spezzasse, giorni tristi attenderebbero il nostro paese».
Pertini ripropose in quella occasione il binomio inscindibile tra libertà e giustizia sociale, in termini di salute, di abitazione e di istruzione. Dunque la salute che a distanza di decenni si ripropone forte a causa della grave pandemia che non ha risparmiato l’Italia, evidenziando peraltro la differenza tra l’essere cittadini del Nord o cittadini del Sud.
Il presidente fece un richiamo anche alla giustizia sociale. Un argomento che fa tutt’oggi riflettere ponendo attenzione a non cadere nella polemica fine a sé stessa. La domanda è: come mai è possibile che in Lombardia la corsa per attrezzarsi e fronteggiare il male del secolo sia possibile (come dimostrano gli interventi per la realizzazione di un nuovo ospedale con nuovi posti di rianimazione, con nuovi respiratori, per aumentare la capacità di risposta all’emergenza “Covid-19”, superando le difficoltà logistiche) e nel Meridione, nel nostro profondo Sud, nella nostra Calabria, le immagini televisive di un ospedale in provincia di Reggio Calabria, hanno determinato perplessità, per non dire ilarità, tra gli specialisti che davano indicazioni su cosa e come fare per contrastare la pandemia?
Forse una risposta c’era: ribadire che tutto è sostenuto da una antica campagna, penetrata nel comune sentire, che negli anni ha determinato l’assuefazione al ricorso all’emigrazione sanitaria in caso di necessità. E la sanità privata in Lombardia certamente non soffre di scarsa considerazione. Anche questa è da annoverare tra le politiche che hanno aiutato il Settentrione a decollare sacrificando il Mezzogiorno. Pareri autorevoli, anche recenti, ne attribuiscono la complicità anche alle politiche governative di alcuni decenni fa il cui effetto è stato negativo per il Mezzogiorno così come altre cause che si sono aggiunte lungo il cammino e che hanno rafforzato l’arretratezza del Mezzogiorno fino al suo impoverimento. Una condizione che, nonostante i deboli tentativi fatti negli anni per migliorarla, permane e rischia di diventare endemica.
Se ne sono approfittati tutti in passato e il tentativo continua imperterrito anche ai giorni nostri. Le cronache recenti che provengono d’oltre Oceano, raccontano di un tentativo del Presidente degli Stati Uniti d’America, Trump, di accaparrarsi i diritti di un vaccino per combattere il “Covid-19“ per un miliardo di dollari, con l’intento di usarlo solo per gli americani. Se fosse confermata la notizia non solo essa sarebbe da considerare scandalosa, ma anche criminale!
Senza cavalcare il sensazionalismo facile, tantomeno di avventurarci in strumentalizzazioni ideologiche, appare singolare apprendere che in una società che si definisce civile, la solidarietà (fatte salve talune iniziative come quella di Berlusconi che ha stanziato dieci milioni per la Sanità lombarda e quelle di altri rimaste anonime) si esprime solo a parole. Potrebbero essere anche il risultato della globalizzazione, delle idee che circolano nella galassia informativa, del cosiddetto vivere civile, che possono averle determinate. Ma nessuno è intervenuto per negarle e soprattutto per evitare possibili sintomi di disparità sociale.
Come si nota anche In tema di salute pubblica, in questo nostro Paese, la differenza tra ricchi e poveri è antica, nonostante la Carta Costituzionale sancisca che la parità dei diritti fondamentali dei cittadini, di ciascun cittadino, è uguale per tutti, compresi per gli indigenti. Difatti in discussione non è la solidarietà prevista dalla Costituzione, il problema riguarda semmai l’attuale sistema sanitario nazionale che non garantisce uguali condizioni in tutto il Paese. Bisogna ammettere che l’assistenza sanitaria non è la stessa su tutto il territorio. Se lo fosse stata non avremmo assistito, soprattutto in passato, alla migrazione di pazienti affetti da patologie oncologiche, malattie croniche, disturbi cardiovascolari, che si sono avventurati in viaggi della speranza per raggiungere gli ospedali dell’Emilia, del Veneto, della Lombardia, sobbarcandosi a spese considerevoli pur di ottenere una speranza di vita.
L’improvvisa comparsa del “Coronavirus” ha riproposto per intero quelle differenze tra il potenziale delle strutture del Nord e quelle del Sud. Ed ecco che si ripete l’amarezza e lo stato d’animo dei calabresi ai quali la neo Presidente della Regione, Jole Santelli, ha dovuto ammettere che «una sanità come quella calabrese, vessata da anni da tagli selvaggi, non è in grado di reggere una situazione di totale emergenza». Cosa dire? Se non quell’antica “verità”, peraltro mai contraddetta, che al Nord la salute è un diritto del cittadino, mentre al Sud rimane una speranza!
Ma poiché, pur tra mille ristrettezze, il diritto di pensare alla vita ancora non ci è stato soppresso, in presenza del male epocale che ci sta affliggendo, è bene che le persone sane si attengano scrupolosamente all’ordinanza che prescrive di non uscire di casa per almeno tre settimane. L’isolamento, che dobbiamo considerare come un dovere, è terapeutico e serve per evitare la trasmissione di cellule infette. Già in Calabria stiamo pagando un conto assai alto, non oso immaginare cosa accadrebbe se, da irresponsabili, decidessimo di uscire di casa sfidando i rischi della strada. Cerchiamo di essere tutti coscienziosi: non c’è da andare in guerra, tutto sommato si tratta di rimanere nelle nostre abitazioni.
E, infine, vorrei rivolgere una raccomandazione al mondo dell’informazione, cosa che sento di fare non solo da percettore di notizie, ma anche da giornalista: pesiamo le parole prima di diffonderle! Ci muoviamo su un terreno sconosciuto e ci rivolgiamo anche a lettori non sufficientemente informati. Una mano sulla coscienza non guasta!
*giornalista





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