«Gli ingegneri esperti in sanità: una risorsa contro il virus»

di Vincenzo Barone*

Viviamo giorni frenetici e drammatici. Assistiamo a una maratona di interpelli, discussioni, avvisi alla popolazione, richieste d’aiuto. Annunci indirizzati in prevalenza a medici e infermieri, che sono quelli a diretto contatto con i pazienti.
I camici bianchi stanno in trincea, in questa guerra ad armi ancora impari. La battaglia è ancora all’inizio, soprattutto in questa nostra Regione che, rispetto al resto d’Italia, probabilmente è baciata dal fato in termini di numeri del disastro, anche se non si sa per quanto tempo ancora. C’è chi questa guerra la prepara, e chi potrebbe essere ancor più d’aiuto nei prossimi giorni. Mi riferisco al personale tecnico, agli ingegneri in particolare: una categoria da sempre bistrattata nella sanità, forse perché sistema inteso ad unico appannaggio degli specialisti della salute. Eppure, mai come adesso, risulta indispensabile un apporto specialistico nell’ambito del Risk Management sanitario: quel processo di gestione del rischio in sicurezza che consentirebbe di dare efficienza al sistema, incrementando i livelli di qualità del servizio oltre che quantità delle prestazioni.
Gli ingegneri specialisti nel settore ci sono. Già da tempo nella Penisola è aumentata la consapevolezza che i tecnici in sanità sono quelli che stanno nelle retroguardie e sono quelli che preparano il terreno sul quale portare avanti l’esercito degli operatori delle cure. Il “mondo sanità” non è composto solo da camici bianchi, ma anche da esperti che hanno le competenze necessarie per realizzare nuove aree da destinare ai reparti di terapia intensiva e sub-intensiva, nel rispetto delle norme tecniche e igienico sanitarie, attraverso verifiche di conformità, di idoneità e collaudi.
L’apertura di nuovi reparti o il recupero di aree dismesse per un uso compatibile con l’emergenza Coronavirus richiede la discesa in campo di specialisti nel campo delle strutture ospedaliere e degli impianti tecnologici. Personale, in pratica, considerato in questa fase da molti “quasi inutile vista la carenza di medici e di infermieri”, invece indispensabile per garantire le condizioni di operabilità all’interno dei presidi ospedalieri e dei distretti sanitari.
In una recente intervista Daniela Pedrini, Presidente della Società Italiana dell’Ingegneria e dell’Architettura per la Sanità (SIAIS), ha evidenziato come «agli ingegneri della sanità è demandato anche il compito quotidiano e continuo della verifica e del controllo dell’efficienza, funzionalità e sicurezza di tutte le strutture e degli impianti tecnologici a servizio di tutti i reparti sanitari e, in questo momento di emergenza, in particolare, nei reparti i terapia intensiva, affinché gli impianti di climatizzazione garantiscano condizioni ottimali per il microclima, per il ricambio di aria e per la purezza dell’aria, quelli elettrici e le apparecchiature sanitarie, ad alimentazione elettrica, possano funzionare regolarmente assicurando la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari e, infine gli impianti dei gas medicali (ossigeno, aria medicale, vuoto, ecc.) garantiscano la funzionalità e la sicurezza nel rispetto della normativa e legislazione vigenti».
Di conseguenza, gli ingegneri – soprattutto quelli esperti di management della sanità – devono essere considerati un patrimonio irrinunciabile e insostituibile per la gestione ordinaria e per la salute e la sicurezza del personale sanitario e dei pazienti/utenti. Soprattutto adesso, per fronteggiare questa fase di emergenza globale, in Calabria la loro presenza diventa indispensabile per attivare e gestire nell’immediato nuovi posti letto e mettere in moto gli strumenti e le attrezzature che serviranno nel prossimo futuro per riportare tutta la sanità regionale nelle condizioni di operare in assoluta sicurezza e per essere pronti nel caso si verifichino altri eventi catastrofici come quello che stiamo vivendo.

*Giornalista, Ingegnere





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