«Il momento richiede prove straordinarie»

di Paolo Veltri*

La straordinarietà del momento che stiamo vivendo ci coinvolge tutti e nessuno può tirarsi indietro e fare finta che i problemi siano degli altri.
Ciascuno di noi ha il dovere di agire nella vita quotidiana e nel proprio universo lavorativo facendo anche cose straordinarie, come da mesi stanno già facendo gli operatori della sanità.
Siamo in una società e in un sistema in cui, a fronte di principi costituzionali di altissimo profilo, è andato delineandosi negli anni un insieme di disvalori, per cui la Sanità privata ha avuto ampio spazio di penetrazione a discapito della Sanità pubblica e oggi si vedono le conseguenze di queste scelte scellerate.

Paolo Veltri

Anche nel campo dell’Istruzione universitaria si è dato ampio – eccessivo! – spazio all’istruzione in mano a strutture private, assegnando risorse e privilegi a discapito dell’istruzione pubblica, che ha fatto dei veri e propri miracoli negli ultimi anni con bilanci sempre più risicati in termini di denaro e di risorse umane. E proprio all’istruzione pubblica è oggi richiesto di compiere un ulteriore e nobile intervento in termini di equilibratore di squilibri sociali e di classe.
Come ogni anno, da più di un decennio a questa parte, l’Unical si era preparata per l’immatricolazione degli studenti attraverso le prove d’ingresso, che sarebbero dovute cominciare proprio nei mesi primaverili. I dipartimenti avevano tutto pronto per una campagna coordinata di orientamento presso le scuole della Regione, reimpostando un lavoro con una regia finalmente centralizzata.
Il coronavirus non ci ha consentito, ovviamente, di fare ulteriori passi e si sta cercando, a livello nazionale, di correre ai ripari, studiando soluzioni che portino a prove d’ingresso da remoto, sperimentando sul campo un ampliamento e una estensione delle azioni di teledidattica che sono già in atto da parte delle scuole e degli atenei.
Ma non sarà facile, e si corre il rischio assai grave di sfavorire senza volerlo gli studenti delle famiglie meno abbienti, con ragazzi e ragazze che potranno disporre in maniera limitata dell’aiuto dei familiari e con strumenti di comunicazione (portatili, tablet..) di limitata versatilità e capacità.
Il Cisia, il consorzio nazionale interuniversitario che collabora con gli Atenei per preparare e gestire i test d’ingresso, sta lavorando per rendere praticabile e la meno indolore possibile questa nuova pratica. E’ però indispensabile che si formino in tempi strettissimi gruppi di lavoro all’interno dell’università in grado di istruire chi dovrà controllare le prove da remoto e, al contempo, che si intensifichino i rapporti dell’università con le scuole, in maniera che gli strumenti di teledidattica già attivati da queste ultime vengano utilizzati anche per orientare verso le nuove prove di ammissione.
Non si può rischiare di creare altro e ulteriore disagio sociale, né si possono perdere altri giovani bravi.
Quando tutto sarà passato, ci dovrà essere tempo per ricominciare con altre premesse, quelle di uno Stato che non cede a nessuno la cabina di comando di settori fondamentali quali l’Istruzione e la Sanità, ridando centralità al Governo nazionale e ridimensionando le tante e dannose proliferazioni periferiche, private e non.

*professore Unical, già Preside della Facoltà di Ingegneria







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