«In Calabria servono misure più drastiche»

di Santo Biondo*

Ulteriore inasprimento delle misure restrittive, predisposizione di un piano straordinario anti contagio, attuazione puntuale del protocollo di sicurezza nelle attività produttive, mettere al bando le polemiche strumentali e ritrovare unità di intenti.
Sono queste le azioni che devono mettere in campo la Regione Calabria e la altre strutture e istituzioni competenti in questa fase assai delicata dell’emergenza coronavirus. Una fase che, senza voler produrre allarmismo o volendo indagarne le cause ma analizzando i dati statistici, si segnala per una crescita preoccupante, nella giornata di ieri, della curva dei contagi.
Questi numeri devono farci capire che la Calabria deve irrobustire le misure messe in campo sino ad oggi, per evitare di trovarsi impreparata davanti ad un aumento imprevedibile dei contagi.
Siamo convinti che solo cedendo spazi di libertà, solo amplificando la sicurezza personale e l’isolamento sociale possiamo evitare che il nemico subdolo e micidiale che stiamo affrontando possa segnare irrimediabilmente il nostro futuro. Per questo, alla luce delle pregresse ordinanze del presidente Santelli e dei risultati sino a qui ottenuti, siamo convinti che la nostra regione abbia bisogno di una nuova ulteriore stretta delle libertà di movimento e un più marcato isolamento sociale.
Allo stesso tempo, poi, per il bene di questa terra e il domani del suo sistema produttivo è importantissima la puntuale attuazione del protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro varato dal Governo dopo il confronto con il sindacato che, se da una parte, determina la chiusura delle attività essenziali, dall’altra deve imporre la chiusura di quelle aziende che, seppur forniscono attività e servizi essenziali, non abbiano le possibilità di garantire i dispositivi di sicurezza o le misure di distanziamento sociale indispensabili ad evitare il contagio fra lavoratori.
In questo momento si deve avere la forza di fermare le macchine di questi asset produttivi, evitando che gli stessi si tramutino da posto di lavoro a posto di contagio. E magari cedendo i Dpi in loro possesso, con rinnovato senso di solidarietà nazionale, garantirebbero la sicurezza di coloro che questa guerra la stanno combattendo in prima linea.
È necessario che i Prefetti mettano in campo una pregnante attività di vigilanza, per evitare speculazioni inopportune e limitare il rischio di mettere a repentaglio la salute delle lavoratrici e dei lavoratori che, devono rappresentare per il Paese il bene primario da salvaguardare.
La Regione Calabria, per quanto di sua competenza, deve sostenere l’azione di coloro che stanno governando i processi di contrasto all’espansione del virus, indirizzando gli stessi a realizzare un piano straordinario anti contagio.
Il piano attuale è servito a gestire una diffusione ordinata dell’infezione. Il nostro fragile sistema sanitario, però, ci obbliga a ragionare diversamente. Ipotizzando una curva di contagi che possa superare i 2000 casi, oggi, è di fondamentale importanza creare il maggior numero possibile di posti letto di terapia intensiva e sub intensiva, da distribuire equamente sul territorio regionale. Si potenzino i laboratori di microbiologia, si pensi ad allargare la rete delle verifiche sui tamponi per accorciare i tempi sui riscontri.
Allo stesso tempo, crediamo sia indispensabile ricondurre tutto ad un’unica regia ed esercitare una pressione maggiore sugli organi di Governo, ricordando loro che il Sistema sanitario calabrese era deficitario già prima dell’esplosione del contagio.
In questo momento così difficile è importante restare uniti e mettere al bando le polemiche strumentali. L’unità serve a dare motivazione e coraggio ai veri guerrieri che stanno combattendo questa guerra in prima linea. Le polemiche e le attribuzioni di responsabilità, in questa fase storica, servono solo a destabilizzare medici, infermieri e Oss che, quotidianamente, si vedono costretti a vivere delle tragedie umane di forte impatto. A loro va garantito l’equipaggiamento massimo per stare in trincea con le armi adeguate.
Oggi, più che mai, bisogna smettere di creare fibrillazione all’interno del fronte della lotta al Covid-19. Per questo, infine, oltre che alla politica e alle istituzioni, chiediamo anche agli amministratori delle aziende ospedaliere di stare vicino, anche più di quello che hanno fatto sino ad oggi, al personale medico e sanitario calabrese alle prese con una guerra lunga, difficile e dall’esito non scritto a priori.

*Segretario generale Uil Calabria







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