«La quarantena obbligatoria non si trasformi in sanzione penale»

di Franco Giampà *

Franco Giampà

Ad ognuno di noi vengono richiesti sacrifici. Rimanere a casa, non lavorare, sospendere attività di impresa, limitare gli spostamenti, non fare sport all’aperto e quant’altro.
Dopo una prima fase in cui le disposizioni, che ci impongono tali divieti, si sono susseguite in modo anche non proprio ortodosso sembrerebbe che ora l’ultimo decreto legge n. 19 del 25 marzo abbia fatto un po’ di ordine.
Non vi è dubbio che le limitazioni di beni costituzionali quali le libertà individuali possano trovare una compressione se in gioco vi è la tutela della salute messa a serio rischio da una pandemia.
Appare condivisibile la depenalizzazione operata per le violazioni commesse rispetto alle disposizioni assunte in materia di contenimento del virus covid-19. La sanzione penale è stata trasformata in sanzione amministrativa che va da 400 euro a 3000 euro e viene irrogata dall’Autorità che ha emanato le disposizioni . Il tutto con la garanzia del contraddittorio e ,quindi, della difesa per come previsto dalla legge 689/1981 e questo vale anche per le trasgressioni già accertate prima dell’entrata in vigore del decreto legge n.19 del 25 marzo.
Vengono pur tuttavia pubblicate, anche su questo giornale, numerose notizie in merito al deferimento alle Autorità Sanitarie delle persone nei confronti delle quali vengono elevate tali contestazioni. Ciò affinché venga loro applicata, con effetto immediato, la quarantena obbligatoria di 14 giorni.
Ed, in effetti, sembrerebbe che su prescrizione dei vari dipartimenti delle ASP i Sindaci adottino la misura in questione. Questa consiste nel mantenimento della persona in stato di isolamento per 14 giorni e nel divieto di contatto sociale.
Tale misura non vi è dubbio ha una sua ragione ed è prevista per le persone che provengono dalle cosi dette zone rosse, o meglio, a rischio epidemiologico. Prevede l’Ordinanza n.1 del 27 febbraio del Presidente della Regione Calabria che, anche in questi casi, spetta, comunque, all’operatore sanitario la valutazione del rischio di esposizione e l’accertamento del la necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario.
E ciò trova la sua ratio nella natura del provvedimento di tipo preventivo-sanitario.
Con successiva Ordinanza del Presidente della Regione n.12 del 20 marzo è stato, tuttavia, previsto che ai trasgressori delle disposizioni in materia di contenimento del virus covid-19 (per intenderci le persone che violano il divieto di uscire se non per motivi comprovati ed altro), alla luce della potenziale esposizione al contagio, si applichi, comunque, la misura immediata della quarantena obbligatoria con le modalità già previste dai precedenti provvedimenti regionali (art.10).
Si è di fronte ad un coacervo di disposizioni che da una parte introducono, rispetto ai soggetti trasgressori, una sorta di presunzione sanitaria di esposizione al rischio e dall’altra una sanzione di tipo prettamente penalistico qual è la permanenza domiciliare seppur per un periodo limitato di 14 giorni.
Il tutto senza alcuna garanzia e difesa per il destinatario del provvedimento.
Tali norme trovano origine nella preoccupazione del momento, ma ciò non toglie che siano decisamente incoerenti con l’ordinamento tanto più con la stessa logica, per come evidenziato, del decreto legge n.19 del 25 marzo che depenalizza per le fattispecie in questione le sanzioni di cui all’art. 650 c.p.
Ed, in verità, In questo caso la permanenza domiciliare e il divieto di contatto sociale avrebbero esclusivamente natura sanzionatoria.
L’auspicio è che, nelle more di superare le predette disposizioni, i sanitari provvedano, a differenza di quanto sembrerebbe sia stato fatto fino ad oggi, a metterci in qualche modo una pezza .
Residuerebbe ,comunque, loro provvedere in concreto ad effettuare valutazioni e accertamenti sanitari (art. 7 e segg. Ordinanza n.1 del 27 febbraio) per l’applicazione, appunto, di una sorveglianza che può e deve rimanere nell’ambito prettamente sanitario.
Diversamente ci si troverebbe di fronte all’evidenza di una sanzione penal-detentiva non prevista da alcuna legge e per di più irrogata dalle forze dell’ordine, atteso che i provvedimenti successivi verrebbero adottati in una ottica di mero automatismo.
Non vi è dubbio che si sta vivendo una fase inedita di emergenza con gravissimi risvolti sociali; tenere insieme prevenzione e libertà nell’ambito di principi e diritti costituzionali non è facile .
Forse è anche da qui che si misura una nuova classe dirigente .
E non è casuale il modo in cui differentemente si sono posti rappresentanti del Governo e alcuni Governatori di Regione.
Emblematica la “querelle” di Villa San Giovanni che ha, letteralmente, visto su sponde opposte due Governatori ed in mezzo cittadini intenti ad esercitare il diritto di raggiungere le proprie abitazioni.
Anche qui ripeto, non è casuale, che la questione sia stata risolta da un Ministro che ha coniugato i diritti dei singoli e l’esigenza di tutela sanitaria della collettività.

* avvocato







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