«Il cortocircuito calabrese che aggrava l’emergenza»

di Ettore Jorio*

Basta con una Calabria dalle sembianze patetiche. L’ultima occasione si è concretizzata nel corso della trasmissione del solito Giletti che, certamente in buona fede, esibisce degli spaccati che non sono sempre affatto rappresentativi di una regione che lotta come pochi, benché “disarmata”, contro la più temuta delle delinquenze organizzate, la ‘ndrangheta che rintraccia ivi le proprie origini. Di una regione che è trascurata costantemente da chi ha governato il Paese e l’ente regionale. Di una Regione che non sa pretendere ciò che le spetta perché malamente rappresentata. Di una regione che, invero, nonostante la trascuratezza ventennale delle politiche nazionali, che ha praticamente raso al suolo la sua organizzazione sanitaria, dei quali gli ultimi dieci a cura del commissariamento ad acta, si sta difendendo a mani nude dal coronavirus. Lo sta facendo con un dignità pari a quella delle regioni più avanzate, accontentandosi di quel poco che ha, quanto a strutture di ricovero e cura, che è pari al nulla o quasi, così com’è per l’assistenza territoriale, mai presa nella seria considerazione che le andrebbe dedicata.

Abbiamo bisogno più che mai di adrenalina
Ebbene, al lordo di questi gap, i calabresi hanno bisogno oggi di essere esaltati. Bravi nell’ossequiare i divieti. Da ammirare per come stanno tollerando le povertà che li attanagliano, che dalle loro parti sono più che ovunque. Da apprezzare per la generosità e l’altruismo. Da stimare per l’attività frenetica dei loro sindaci a tutela dei loro cittadini, residenti nei 405 comuni, la maggioranza dei quali ultra periferici e sforniti di tutto. Da esaltare, infine, per i loro figli che hanno dato in prestito alla scienza medica che è riferimento in tutto il Paese e ben oltre oceano. Chiedono, pertanto, di essere rappresentati per quello che sono e non per ciò che ha prodotto, sino ad oggi, la maladministration della PA!

Qui, tutti “deperiscono” come la frutta raccolta esposta al sole!
Si diceva, a proposito delle rappresentazioni che offrono una brutta immagine della Calabria. Nella trasmissione cui si faceva riferimento (“Non è l’arena”), andata in onda ieri sera, si è concretizzata la solita brutta figura a cura del commissario ad acta, gen. Saverio Cotticelli, in risposta alle giuste osservazioni poste alla sua attenzione dal sindacalista Nuccio Azzarà.
Il Nostro, giustificava l’assenza di suoi provvedimenti commissariali rispondendo che gli stessi «non potevano esserci». Ciò in quanto «L’ordinanza di protezione civile emanata per fronteggiare l’emergenza Covid contiene un errore di base, perché non sono stati individuati come soggetti attuatori i presidenti delle Giunte regionali e quindi i commissari di Calabria e Molise sono completamente fuori».
Niente di più sbagliato, sia da parte di chi ha dato attuazione alla anzidetta ordinanza (n. 631 del 27 febbraio 2020) che di chi non ha preteso la sua corretta applicazione, Costituzione alla mano.

Quanto alla Calabria, sbagliano in generale (lo fanno a apposta?)
Tutti, dico tutti, a cominciare dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, hanno colpevolmente dimenticato che la Calabria, come del resto anche il Molise, ha la sanità commissariata ex art. 120, comma 2, della Costituzione, tollerando così una palese distorsione nell’esecuzione delle competenze delegate.
Lo stesso infatti – prescindendo dalla particolare disciplina della formazione dei provvedimenti di protezione civile (d.lgs. n.1/2018), in presenza dell’esigenza di nominare ivi un soggetto attuatore delle proprie ordinanze (così come ha fatto con Ocdpc n. 630 del 3 febbraio 2020) – non avrebbe potuto fare altro che individuarlo nella figura del nominato commissario ad acta. Ciò indipendentemente dalla dovuta indicazione nell’atto di designazione, quale istituzione destinataria, del Presidente della Regione. Una conclusione, questa, che non lascia spazio ad alcun’altra interpretazione, dal momento che in una Regione commissariata tutti i compiti istituzionali riferibili alla salute appartengono esclusivamente al sostituto e non già all’organo sostituito, a mente di uno specifico precetto costituzionale.
Quindi, ancorché nominalisticamente indicato quale destinatario nei provvedimenti di attribuzione dell’incarico la Presidente della Regione commissariata, le relative funzioni sono – Costituzione alla mano e non perché si possa minimamente ritenere la stessa non idonea ad esercitarle, tutt’altro – da intendersi attribuite al commissario ad acta, incaricato in sua vece (ma pure della Giunta così come del Consiglio, salvo la sua residuale funzione legislativa) della gestione della sanità e, di conseguenza, arricchito delle competenze straordinarie sopravvenute di protezione civile. Non farlo, meglio non considerare ciò come naturalmente avvenuto sul piano dell’efficacia giuridica, risulterebbe generativo di un corto circuito (così come sta avvenendo) grave per la salute pubblica, atteso che verrebbero a determinarsi conflittualità di attribuzioni tali da incentivare più pericoli che soluzioni.

L’esperienza docet
Del resto, allorquando la Protezione civile vuole produrre altrimenti, esplicita nominalisticamente le nomina del commissario/soggetto attuatore, così come ebbe a fare con la designazione di Vincenzo Spaziante a commissario per la Calabria (Odpcm n. 3635 del 21 dicembre 2007), prescindendo che lo stesso rivestisse la coeva carica di assessore regionale alla sanità.

Concludendo
A questo punto sbaglia il commissario ad acta a non pretendere l’esercizio delle sue funzioni! Ha forse paura di non essere in grado. Se così torni a casa!

*docente Unical







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