«Welfare, serve coerenza con le linee già tracciate»

di Vincenzo Caserta*

In relazione al dibattito apertosi sulle Politiche sociali mi permetto di fare qualche considerazione di natura tecnica sullo stato dell’arte e qualche consiglio sul percorso che andrebbe intrapreso.
Per fare ciò devo obbligatoriamente ripercorrere per sommi capi richiamando l’impianto legislativo di cui si discute e si dibatte da tempo, la l.r.23/03 per esserne stato oltretutto componente della estensione.
Devo innanzitutto premettere che nessuno in questi anni passati, e mi riferisco soprattutto agli ultimi 5, ha riflettuto intensamente sulla reale applicabilità dell’impianto legislativo che consta ben 17 anni di ritardo, a tutti imputabili.
Se riflettiamo sugli sconvolgimenti socio economici che un virus porta al mondo dobbiamo non scandalizzarci se un impianto normativo va rivisitato nelle scelte di metodo perché le attuali non sono consone più ai soggetti e agli attori istituzionali interessati. Difatti le provincie che ai sensi della l.r.23/03 esercitano un ruolo non esistono più, i Comuni sugli attuali 404 circa molti risultano in dissesto, commissariati o in fase di pre dissesto, la Regione continua a programmare gestire monitorare in un sistema ancora confuso e poco efficace, il terzo settore in evidente affanno e disorientamento .
In tale contesto risulta ad ogni buon fine lapallassiano che se si vuole applicare la 23/03 bisogna operare su tre macro- linee di azione:
A) Impegnare i tavoli concertati sui regolamenti previsti dalla l.r. 23/03 sono 18 compresi quelli relativi alla autorizzazione al funzionamento ed all’accreditamento tenuti ancora in vita da un regolamento del 1989 di cui alla l.r.5/87(forse da rivisitare) .Gli articoli di legge contenuti nella 23/03 sono stati aboliti dalla l.r.22/07 e superati dalla l.r.28/08 tant’è che dal 2008 non esistono accreditamenti di strutture socio-assistenziali se non quelli previsti da sperimentazioni e/o innovazioni per tipologie di disagio particolari.
B) Rifare Il piano sociale che esiste già del 2009. L’allora assessore Maiolo lo fece approvare in Consiglio regionale il 6/8/2009 con delibera del Consiglio n. 364 per come prevede l’articolo 18 della l.r.23/03.La Regione Calabria ad oggi ne ha solo uno. Quel piano conteneva e contiene sia le linee guida dei piani di zona sia lo schema metodologico su come impostare la programmazione territoriale – zonale. Il Piano è l’unico atto che prevede un passaggio in Consiglio Regionale, i regolamenti si approvano in Giunta Regionale. Anche in questo negli ultimi anni si è fatta confusione producendo atti , forse non particolarmente conformi ai dettati normativi.
C) Rimettere in sesto tutte le risorse finanziarie disponibili Europee, Nazionali Regionali e ove necessario Comunali e/o del terzo Settore ma solo a supporto delle disponibilità già correnti. Questi ultimi solo con risorse umane volontarie.
Se si vuole scegliere l’impianto esistente questi sono i passaggi da dover fare. Significa fare un ulteriore percorso lungo e difficile.
Ma solo cosi se ne esce applicando e rispettando il dettato normativo di cui alla l.r.23/03 non con altre soluzioni.
È chiaro che, ad oggi, nessuno (voglio sperare) vuole intraprendere un tale percorso. Questo perché sono variati i contesti ed il ruolo degli attori del processo per come detto prima.
L’alternativa a tutto ciò è riprendere una linea di azione contenuta nella legittimità e nella conformità della l.r.23/03 utilizzando tutte le sole positive azioni prodotte ad oggi ma facendo leva sulla redazione di un Piano Sociale condiviso operativo ed il più possibile conforme ad una reale condizione di applicabilità senza alcuna penalizzazione di nessun attore del processo ,piuttosto sgravando le amministrazioni capi fila, ove necessario riducendone il numero portandolo dagli attuali 33 a meno della metà ed attivando un sistema finanziario unico ed omni comprensivo di risorse soprattutto nazionali non ancora ad oggi utilizzate. Non è pensabile che risultino ferme da qualche anno risorse finanziarie sulla non autosufficienza che constano globalmente a circa 40 milioni di euro senza che nessuno se ne preoccupi con un sistema ferraginoso di atti che non funziona più. Si deve cambiare non vi e dubbio alcuno. Non da meno implementare di maggiori risorse il bilancio regionale e/o i bilanci seppure ridotti dei Comuni. Fare una battaglia verso il recupero di risorse del sociale assegnate ad altri settori l.r.50/2012 . Sforzarsi a sostenere il sistema di benessere garantito dalle strutture del terzo settore sul territorio regionale ad esempio mettendo in campo per le organizzazioni non profit finanziamenti agevolati.
Non si può aggravare la posizione dei Comuni capifila, ne agonizzare il sistema senza che nessuno provveda, ad esempio, a premiare chi fa meglio le cose. Su tale tema non si fa nessuna discriminazione si rende più efficace un sistema di welfare territoriale che rispetta i Livelli essenziali di assistenza sociale (vedasi Piano Sociale 2009 ) e di ben-essere. Molte Regioni italiane lo hanno attivato e continuano a farlo anche regioni del Sud con ottime performance.
Tutto ciò qualche anno fa si era avviato in un processo di riforma ove nessuno aveva osato mandare in over booking il Settore ma con le chiare idee finalizzate ad una gestione oculata, parsimoniosa e ad una scelta di metodo più consona ai tempi e nel rispetto delle nuove regole di bilancio intervenute (2015).
*ex dirigente del Settore Politiche Sociali della Regione Calabria







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto