«La Calabria ha innestato la marcia del cambiamento?»

di Salvatore Gaetano*

Poniamoci tutti una domanda con grande senso di responsabilità, pacatezza ed anche profondo senso di umanità per tutti coloro i quali stanno soffrendo in una situazione di emergenza sanitaria gravissima. Compito dell’informazione, però, sancito dalla Costituzione, è quello di porsi domande anche e soprattutto nei momenti più difficili e delicati. Non faremo nomi, nel corso di questa serena ma ferma riflessione, proprio per tentare di estrapolare concetti fondamentali, avulsi da ogni possibile logica di parte o intento strumentale. Non è la polemica che occorre alimentare, ma esaltare la forza della ragione per osservare e capire, per esprime giudizi che abbiamo la forza del rigore intellettuale, per tentare di essere giusti e corretti nella disamina.
Quello che sta accadendo in Calabria in queste settimane di ennesima devastante crisi, sta mettendo in luce la persistenza di criticità, limiti, errori storici e più recenti, disfunzioni, ritardi che si conoscevano e che di volta in volta, però, tanto più è drammatico il problema da risolvere, quanto più si appalesano con tutto il loro carico di violenta e spudorata verità. La Calabria è un colabrodo! La Calabria è una questione talmente grave, nella sua unicità, da configurarsi come piaga nazionale ed europea. Ma è davvero così impossibile e tremendamente difficile governare una popolazione di meno di due milioni di persone? È tentativo vano quello di immaginare che una popolazione così piccola possa contare su servizi funzionanti e avanzati? È un’utopia pensare di smetterla di sprecare risorse finanziarie immense, e quindi di avvicinarsi, anche gradualmente, a standard di civiltà accettabili?
La trasmissione “Report” andata in onda l’altra sera sulla tv pubblica ha avuto effetti devastanti nell’opinione pubblica italiana e regionale, soprattutto in una fase storica in cui le ferite sono aperte e purulente, e l’attenzione mediatica è massima. L’ennesimo schiaffone ai limiti strutturali di una terra disgraziata era scontato. Ma è stato ancora più terribile subire politicamente scelte che, se necessarie, avrebbero dovuto essere adottate autonomamente e quindi non a seguito di un intervento esterno. Non sembri un paradosso, ma sarebbe stato più politicamente sensato evitare le dimissioni del nostro massimo responsabile della Protezione Civile, ammettendo l’esistenza di guasti cronici da riparare e ribadendo l’impegno fermo e non mutato per sanarli. Le avvenute dimissioni sono il vero argomento che disorienta e preoccupa.
Ma era necessaria una trasmissione televisiva, per quanto incisiva, a far prendere cognizione di una necessità urgente di cambiamento? Dell’attesa inversione di rotta, quindi, non c’è ancora piena consapevolezza? Aspetteremo altre inchieste giornalistiche per intervenire in altri campi, o si è già innestata una marcia per giungere a cambiamenti reali, efficaci, duraturi? Ma è chiaro a tutti che oggi, proprio in virtù di questa Peste del Terzo Millennio, che sta smuovendo le coscienze dell’intero pianeta, che fa prefigurare sconvolgimenti epocali, la Calabria dovrebbe finalmente, a partire dal suo nuovo Presidente e dai trenta consiglieri eletti, porsi domande fondamentali, fare il punto e dire: rimbocchiamoci le maniche e non galleggiamo più, non aggiungiamo danni a danni, passo passo cerchiamo di risanare una situazione tanto assurda quanto inaccettabile e indecente. Tutto possiamo perdere, tranne che la speranza. E in queste ore l’opinione pubblica è sconvolta perché rischia di smarrire finanche la speranza. Sinistra, centro, destra, sopra, sotto… Lo si è capito che non si può più andare avanti così?

*editore Video Calabria







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