«No a slogan vuoti sull’autismo»

di Anna Pizzimenti*

L’isolamento sociale in cui la nostra Nazione sta vivendo da circa un mese si congiunge, idealmente oggi, all’isolamento di coloro per cui il distacco dalla realtà è una condizione perenne.
Il 2 aprile è la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, voluta nel 2007 dall’ONU, per sensibilizzare, informare, ricordare alle istituzioni, all’opinione pubblica, agli stakeholders che esiste una realtà parallela, fatta di silenzi impenetrabili, e priva di quel contatto verbale, e soprattutto non verbale, che è veicolo di emozioni e di pensieri.
Chi è affetto da un “disturbo dello spettro autistico” scandisce le proprie giornate secondo il rituale ripetersi di movimenti meccanici e istintivi, che solo un efficiente circuito attivato da “interruttori socio-educativi” può alterare. Scuola, strutture riabilitative, centri di aggregazione, centri sportivi sono la valvola di connessione della persona affetta da disturbo autistico con il mondo che la circonda. Al centro vi è la famiglia, collettore di un ingranaggio complesso, ma spesso difficile da attuare nella vita reale: il sistema integrato.
Chi vive nell’Universo Blu, al pari di chiunque conviva con qualsiasi forma di grave disabilità, sa quanto le barriere umane e sociali all’integrazione e alla relazionalità possano essere frustranti, soprattutto per le famiglie. Perché alle difficoltà di gestione si associano ricadute sul piano psicologico; perché i soggetti autistici sono impegnativi e meritano cure e dedizioni particolari; perché numerosi sono i care-givers di cui necessitano; perché ampi possono essere i margini di recupero e di inserimento, se innescati da diagnosi precoce, trattamenti terapeutici adeguati e sistema integrato efficiente.
Non è un caso che la legge nazionale sull’autismo, la n.134/2015, richiami le indicazioni contenute in una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che fa riferimento alle necessità socioeconomiche di individui, famiglie e società affette da disordini dello spettro autistico. E forte e determinante è stato, negli anni, l’impegno delle famiglie e delle associazioni in cui le stesse si sono confederate per ottenere riconoscimenti e tutele giuridiche.
La Calabria, nella scorsa legislatura, era arrivata ad un passo dall’approvazione della proposta n.57/10, che avrebbe rafforzato il sistema normativo regionale con una specifica legge sull’autismo, che sulla scia delle indicazioni programmatiche della legge nazionale, si poneva come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita e l’integrazione nel tessuto scolastico, formativo, lavorativo e sociale delle persone affette da disturbo dello spettro autistico.
Il distanziamento dei rapporti sociali e la brusca interruzione dei contatti con il circuito di mediazione, eretto attorno al soggetto autistico, rischiano di provocare un black out emotivo, sia al singolo che ai propri familiari, che bisognerà risanare in fretta, “quando tutto questo sarà finito”.
Non solo: l’impegno per il futuro dovrà essere quello di prevedere delle misure di assistenza e di sostegno, che anche nelle emergenze consentano di non lacerare quel filo di Arianna che conduce fuori dal labirinto dell’isolamento e della segregazione.
Il torto più grande che si può fare ad una società democratica è avvedersi che nell’ora della prova vi è stato chi ha rischiato di più e ha perso.
E’ accorgersi che i perdenti sono spesso i più deboli e i più fragili, “Le persone inutili”, cantava anni fa Paolo Vallesi.
Ma nessuno è inutile, perché “ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità”.
Risuona come un monito, in questa giornata e in questo mese di aprile, dedicati alla consapevolezza sull’autismo, per non recitare vuoti slogans e per non far sbiadire il blu, colore scelto dall’ONU per dipingere le necessità di questo straordinario Universo, del suo significato evocativo: bisogno di conoscenza, ma soprattutto, senso di sicurezza.







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