«Come sventare i progetti dei clan sulla crisi»

di Ettore Jorio*

I magistrati hanno assunto un ruolo importante nel dettare l’agenda regionale (e non solo) per evitare i disastri ulteriori di ordine pubblico che seguiranno l’epidemia in atto. Si spera che la politica non sia sorda alle loro sollecitazioni di stare attenta alle costanti aggressioni della ‘ndrangheta sul patrimonio privato.
Al riguardo, sono da condividersi le preoccupazioni espresse dalla sostituta Dda di Reggio Calabria, Sara Amerio, e dalla criminologa Anna Sergi, rappresentate nel loro recente lavoro pubblicato sul sito www.magistraturaindipendente.it dal titolo «La mafia ai tempi del Covid-19: espansione o contrazione degli affari?».
In proposito, costituiscono precise linee guida i severi ammonimenti del più noto dei procuratori antimafia Nicola Gratteri, che quotidianamente pone l’attenzione sul ruolo che ha già esercitato e che eserciterà la criminalità organizzata, in particolare la ‘ndrangheta, nell’approfittare delle condizioni di impoverimento determinate dal Covid-19.
L’occasione è, infatti, buona per proporsi come sostituto (pseudo-)garante dei diritti elementari spettanti ai cittadini, non assicurati da uno Stato che al sud è latitante da tempo. Non solo. Per mettere a disposizione il proprio «portafoglio» cash alle aziende in crisi che potrebbero così essere aiutate nel risolvere le loro più immediate esigenze di vita per poi essere fagocitate e, quindi, avviate quantomeno all’esercizio del riciclaggio. Una pratica, quest’ultima, invero per molti versi già affidata, come detto, ad una miriade di attività intraprese e/o acquisite, più o meno lecitamente, che hanno reso ormai le finanze prodotte dalla ‘ndrangheta e simili perfettamente confondibili con quelle realizzate a fatica dal nostro salumaio di vicinato.

Passiamo al fondo perduto per salvare il salvabile (e oltre)
Quanto sottolineato dagli attenti magistrati calabresi, studiosi ed esperti di ‘ndrangheta, è fondamentale per garantire legalità nella elargizione e nel godimento di ogni genere di beneficio economico-finanziario assicurati dal decreto c.d. liquidità (D.L. 8 aprile 2020 n. 23) e dalla rimodulazione dei residui dei fondi europei prontamente vincolati dalla giunta regionale.
Benefici, questi, che dovranno certamente a essere implementati da una consistente contribuzione a fondo perduto, anche di significativa entità, senza la quale non potrà concepirsi alcuna attività di salvaguardia per il sistema delle piccole e medie imprese, e dunque l’occupazione che le stesse assicurano in loco. Solo così potrà evitarsi che su queste arrivino i mortali artigli delle ‘ndrine sempre pronte ad afferrare le prede morenti. Una tipologia fragile che potrebbe moltiplicare la sua entità se non dovessero pervenire risorse sufficienti, che siano forfettariamente risarcitorie dei danni subiti dall’epidemia in atto. In quanto tali non restituibili e non imponibili. Ma soprattutto da concretizzare in tempi brevi e in modi accessibili senza le complicazioni che stanno caratterizzando i finanziamenti, molti dei quali non ancora prevenuti.

Il compito dei primi cittadini
Su tutto questo andrà posto ovviamente l’accento sulla ridefinizione della filiera dei sindaci. Ciò nel senso di affidare agli stessi la verifica della esistenza delle condizioni di bisogno aziendale allo scopo si assicurare l’uso non distorto dei finanziamenti concessi e del perdurare nel tempo delle imprese beneficiarie, anche in relazione alla loro titolarità. A loro stessi dovrà preliminarmente essere assegnata, in quanto reali conoscitori dei fenomeni ambientali, la capacità di individuare le attività in esercizio e realmente più bisognose. Ciò solo che si voglia realizzare un Paese giusto, così come disegnato dalla Costituzione, che imponga la corretta applicazione della sussidiarietà verticale. Quella che rinvia ai Comuni l’esercizio delle funzioni amministrative, dirette a rendere esigibili alla collettività tutte le prestazioni essenziali alla vita, secondo indiscutibili criteri di differenziazione e adeguatezza.

*docente Unical





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