«Insieme contro la crisi. Anche le banche»

di Antonio Viscomi*

Confesso che in questi giorni l’aforisma di Bertolt Brecht («Che cos’è rapinare una banca a paragone del fondare una banca»), che pure ho sempre considerato esagerato nella sua radicale avversione al sistema creditizio capitalistico, tanto più mi ritorna alla mente quanto più ascolto le incredibili vicende che tanti piccoli artigiani, commercianti e imprenditori stanno vivendo con le banche, quando si trovano a dover richiedere l’accesso ai prestiti garantiti dallo Stato per tamponare, perché solo di questo si tratta, l’emergenza del coronavirus.
Chiedere a soggetti deboli, resi ancora più deboli dall’emergenza, di chiudere, ad esempio, linee di credito pregresse già aperte con la banca per poter accedere al prestito garantito o utilizzare artifici contabili e scatole cinesi di finanziarie e società di recupero crediti al fine di effettuare le necessarie operazioni di finanziamento socializzando, come usava dire una volta, il rischio e privatizzando i profitti derivanti dai tassi di interesse applicati nonché dai variabili costi di commissione a me pare non solo, e neppure tanto, un comportamento opportunistico e ingeneroso, ma semmai una decisione scellerata perché mette a rischio la coesione sociale e apre la strada alle infiltrazioni criminali. Qualcuno potrebbe dire che si tratta di un comportamento antisociale; io penso invece che sia un comportamento che non tiene per nulla conto del bene comune e della necessità che ciascuno di noi faccia la sua parte per uscire, insieme, dalla crisi. E per favore, non si chiami in causa, a mo’ di scusante, la quantità di documenti richiesti, perché si tratta per la gran parte di informazioni che una banca ha già per ognuno dei suoi clienti.
Ho l’impressione che le banche non abbiano ancora capito che la crisi di oggi è diversa da quella di dieci anni fa provocata dai subprime e dai titoli spazzatura. Dieci anni fa, assicurare prioritariamente la solidità del sistema creditizio era necessario per mantenere in piedi il sistema dell’economia reale. Oggi, invece, se il sistema bancario non sostiene con coraggio l’economia reale, se non assicura le risorse per la ripresa, sarà esso stesso spazzato via dalla crisi. Non si tratta di essere più o meno buoni, ma di capire l’origine della crisi, di trovare gli strumenti più adeguati per uscirne insieme e di rendersi conto che è nell’interesse del sistema creditizio tutto che il sistema economico reale riprenda il suo percorso. Per questo è necessario un intervento più deciso del governo nazionale nel fermare i comportamenti opportunistici delle banche e una azione sinergica della regioni. Anche della Regione Calabria attraverso la finanziaria regionale e gli strumenti di finanziamento e di sostegno al credito che il temporary framework europeo consente. Perché da questa crisi o si esce insieme, o sarà un dramma per tutti. Anche per le banche.

*deputato Pd





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