«Il Covid ed il “nuovo” Medioevo»

di Franco Scrima*

Il “Covid 19” sembra che abbia fatto ripiombare il Paese nell’era dei Comuni; a quel ciclo storico nel quale il rifiorire economico delle città italiane favorì prerogative giurisdizionali che frazionarono il territorio urbano. Sta accadendo anche questo, ma con effetti diversi a cominciare dalla considerazione che lascia pensare che sia labile quell’antico principio secondo il quale “la storia non si ripete”. La differenza tra ieri e oggi e che l’età dei Comuni ha lasciato spazio all’era delle Regioni nelle quali appare come la società abbia potuto scegliere di compiere un passo all’indietro e dimostrare come sia facile rimmergersi nel Medioevo, frazionando il territorio nazionale e mettendo in evidenza le “differenze”, favorite da parti meno nobili della politica.
La dimostrazione plastica di tali “prerogative” è possibile attraverso l’ esame delle recenti vicende che hanno attinenza con la pandemia da Coronavirus soprattutto in quelle aree geografiche a conduzione Lega dove, a fronte di un numero alto di soggetti “positivi”, è stato possibile riprendere le vecchie abitudini ivi compresa la “movida” con ritorni di massa nella zona di Corso Como del capoluogo lombardo. Giovani senza mascherine radunati senza rispettare le distanze precauzionali.
Le immagini che i telegiornali hanno raccontato al paese non lasciano dubbi: c’è stato un allentamento dell’osservanza delle disposizioni che alzano il rischio di contagi, che non riguarda soltanto la città di Milano, ma può tragicamente coinvolgere anche le altre regioni così come è accaduto nelle settimane scorse per effetto degli spostamenti di cittadini che dal Nord hanno ritenuto di raggiungere le località del Sud nonostante gli impedimenti previsti. Chi avrebbe dovuto controllare allora non lo ha fatto nonostante pesassero le migliaia di decessi.
Come fa il presidente della Regione Lombardia, stante la nuova situazione e soprattutto gli esempi recenti, a dire che «è bello vedere circolare tanta gente», limitandosi ad un generico e assai debole richiamo al rispetto sociale?
Farebbe bene il presidente Fontana a ricordare che la pandemia non può essere sottovalutata né ritenuta circoscritta, poiché il rischio di nuovi contagi è sempre dietro l’angolo e pronto ad investire tutto il paese. Una nuova assunzione di responsabilità sarebbe auspicabile, anche perché non sarebbe di nocumento alla stessa gestione politica della Lega che invece dimostrerebbe, una volta tanto, di dare priorità alla società piuttosto che alla propaganda politica. Si potenzia anche in questo modo il consenso elettorale che rimane il principale obiettivo di ogni iniziativa leghista un po’ traballante in questo periodo anche per via dei 21 milioni spesi per il nuovo reparto di terapia intensiva realizzato in un padiglione della Fiera sul quale graverebbe un’indagine della Magistratura inquirente.
Anche il Presidente della Repubblica ha ricordato che serve accortezza perché, ha detto, «l’insidia di un virus – ha detto – provoca preoccupazione e richiede senso di responsabilità». L’opposto dunque della strumentalizzazione che, sempre più frequentemente viene usata per fini di contesa politica.
Nelle regioni del Nord per dimostrare quanto bravi sono gli uomini che governano e quanto incapaci quelli schierati all’opposizione, può anche accadere che si commettano errori madornali. È un aspetto dell’attività politica che i tecnici definiscono “macro-sociologico”; in parole semplici, si chiama strumentalizzazione. Una pratica ben nota nel nostro Paese, apparsa per la prima volta nel vocabolario politico della Lega per sostenere tesi opposte a quelle dell’accoglienza. Ne hanno fatto abuso in occasione della morte in mare di migranti.
Adesso l’idea è di consentire specialmente ai giovani di riappropriarsi delle loro abitudini nonostante siano ancora vive le immagini diventate virali delle bare trasportate sui camion dell’Esercito verso i forni crematoi. Che ben vengano le aperure, a condizione che rimangano dentro i limiti delle regole. Prescrizioni che nei luoghi della “movida” milanese, ma anche di qualsiasi altra città, difficilmente vengono osservate. Chi può escludere che, se non si ricorre ai rimedi, la curva del contagio non risalga? Il pericolo l’ha avvertito il sindaco Sala che avverte: «Il rischio è alto. Chi sgarra chiude».
*giornalista





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