«L’altezzoso modo di appellarli Governatori»

di Franco Scrima*

Perché chiamarli “governatori”? È un modo tutto italiano di “ingigantire” la figura dei presidenti delle Regioni, tanto da farne un uso corrente, ma assolutamente smodato.
Nella lingua italiana è definito governatore l’organo monocratico che esercita il potere esecutivo in un territorio non sovrano. Dare, pertanto, del “governatore” al presidente della Giunta regionale, è un’abitudine impropria che si è diffusa nel gergo politico più come espressione ampollosa e magniloquente, che per altro.
Da dove trae origine questa “stortura” politica oltre che letteraria? Colui che la coniò, secondo i “si dice”, fu il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, passato alla storia come “Celeste” per il suo comportamento altezzoso, quasi divino, nei confronti degli assessori; ovviamente finché non è stato condannato a cinque anni e dieci mesi di reclusione per corruzione.
Con tutti i problemi che c’erano (e continuano ad esserci) nel nostro Paese, può sembrare persino irriverente soffermarsi su un tema come questo. Ma poiché l’italica abitudine di esagerare nell’attribuire ruoli e definizioni può diventare perniciosa, è sempre bene parlarne. Ed ecco perché mi sembra opportuno meditare sull’uso improprio di una definizione seppure innocua ma che concettualmente ci fa apparire (se non sentire) “sudditi” e non più “popolo sovrano”. Sopportare un inopportuno uso della definizione “governatore”, pur sapendo che è al difuori delle norme e dei regolamenti, equivale non tanto a far sì che i presidenti si considerano dei “sovrani” detentori di un potere assoluto, quanto a non avere il giusto riguardo della popolazione.
Governatore è un appellativo usato negli Stati Uniti, dove le leggi dello Stato riservono a quella figura poteri diversi, previsti dalle leggi tanto da essere eletti in modo disgiunto dai “parlamentari”. In Italia, invece, che la Costituzione su cui si fonda il sistema democratico, riconosce che il presidente della Giunta regionale di rappresentare la Regione, dirigere la politica della Giunta, nominare gli assessori, promulgare le leggi, emanare i regolamenti e assolvere alle funzioni amministrative delegate dallo Stato centrale. Ma non può, ad esempio, stipulare contratti per conto della Regione, funzione demandata per regolamento ai funzionari dirigenti. Può, invece, emanare ordinanze urgenti in caso di emergenze sanitarie (vedi Covid 19) e di igiene pubblica.
“Governatore” è un titolo che secondo le disposizioni va attribuito all’organo monocratico posto al vertice di talune organizzazioni ma con un significato analogo a quello di presidente. È il caso del capo della Banca d’Italia o del responsabile della Banca Centrale Europea.
Per tutti gli altri, compresi i presidenti delle giunte regionali, l’uso dell’appellativo di governatore diventa un uso improprio non previsto da alcuna norma anche se gradito agli interessati, secondo l’antico retaggio fascista di coloro che amministravano le colonie italiane in Libia o nell’Africa Orientale. Chiamiamoli, pertanto, presidenti.
E fin qua poco male trattandosi più di forma che di sostanza. Lasciano pensare, invece, due episodi relativi a come si amministra il denaro pubblico. Il primo attiene alla spartizione dell’intervento governativo per i mali causati dal “Covid 19” in Calabria. Sarà un caso ma ci sovviene un pezzo di saggezza di Giulio Andreotti: «A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina».
La scorsa settimana la Giunta della regione Calabria ha ripartito risorse per 43 milioni di euro tra le provincie calabresi per rilanciare le città dopo l’emergenza da Coronavirus. Seguendo un criterio di ripartizione, la parte più consistente della somma è stata assegnata a Cosenza (16 milioni) e non c’entra che sia la città dalla quale proviene la presidente Jole Santelli. Al secondo posto, Reggio Calabria (10,4 milioni) provincia nella quale la Lega che governa assieme a Forza Italia, ha ottenuto più voti nelle recenti regionali ed è l’alleato più forte del partito di maggioranza relativa. Segue Catanzaro (8,1 milioni) governata da Forza Italia; e infine Vibo Valentia (5 milioni) e Crotone (3,2 milioni) provincie nelle quali hanno fatto la differenza schieramenti rimasti minoritari rispetto alla scacchiere regionale.
L’altra “perla”, invece, è del Consiglio Regionale. Con voto bipartisan l’Assemblea ha apportato una modifica alla legge sui vitalizi. Ciò avrebbe consentito ai consiglieri che cessano prima del tempo l’incarico di ottenere ugualmente la pensione al compimento dei 65 anni di età versando i contributi da liberi cittadini. Una pensione, detto per inciso che, per i consiglieri regionali, non è fatta di bruscolini. Sembra che dentro il palazzo del Consiglio dopo le polemiche aspre, siano serpeggiati ripensamenti che potrebbero sfociare nell’abrogazione della delibera dopo che qualcuno, nel tentativo di accaparrarsi una verginità, l’ aveva definita “indecente”. Ma tra il dire e il fare… la legge è passata all’unanimità dei presenti!
*giornalista





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