«Le gesta di due Amministrazioni comunali nella Calabria ultra meridionale»

di Laboratorio territoriale permanente di San Lorenzo e Condofuri e SERAC-salvataggio e recupero animali Calabria

Una laguna senza bocche di accesso al mare, profonda, lunghissima e larga sulle spiagge di San Lorenzo e Condofuri, alimentata da acque simili alla pece provenienti dal depuratore consortile cronicamente scassato, è un sintomo inequivocabile dell’inadeguatezza delle amministrazioni comunali in carica, della loro appartenenza alla vecchia cultura politica, quella che si è fino a ora limitata a gestire l’esistente sulla base di prassi e criteri da tempo delegittimati dall’esplosione della questione ambientale. La laguna, formatasi perché le calde, torbide e puzzolenti acque correvano sull’alveo del torrente Agrifa imbattendosi, all’arrivo in spiaggia, in un argine naturale, è il biglietto da visita di un territorio offeso da chi lo dovrebbe difendere tutelandone il patrimonio ambientale; da chi, per il ruolo che ricopre, dovrebbe avere già cominciato a costruire un progetto complessivo di futuro e invece continua a ignorare che l’ecosistema di cui facciamo parte va custodito e curato come prescrivono le leggi nazionali ed europee vigenti, e come chiedono gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ Agenda strategica delle Nazioni Unite 2030, messi a punto per promuovere una trasformazione radicale dei nostri stili di vita e di consumo, per affrontare la crisi in corso mantenendo un equilibrio tra esigenze economiche, sociali e ambientali. La “ridefinizione del progresso”, che ci sollecita anche Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’, richiede coraggio e impegno da parte delle istituzioni, capacità e volontà di contribuire alla formazione di una cittadinanza informata sui problemi ecologici, presuppone la disponibilità a intraprendere un lavoro finalizzato a spostare il senso comune in sostituzione dell’indolenza, corroborata magari da tornaconti personali di varia natura, che spinge ad assecondarlo demagogicamente per inseguire facili consensi. Ma le amministrazioni di San Lorenzo e Condofuri hanno dimostrato di non essere all’altezza di questa sfida epocale. L’inquinamento costante del loro mare un tempo meraviglioso, determinato dal funzionamento parziale e a singhiozzo del depuratore negli ultimi anni, è tale da mettere in pericolo le prospettive di vita, di economia e di benessere dell’intera area. Chi ama ed esplora i fondali della zona ha colto da tempo lo stato avanzato della disgregazione degli ecosistemi marini, segnalato anche dal sempre più frequente manifestarsi dei segnali schiumosi dell ‘ eutrofizzazione sull’acqua di superficie. In questi giorni è in corso, come sempre alle soglie della stagione estiva, un intervento concepito con la solita logica del tamponare senza risolvere, senza affrontare il problema della fatiscenza di un impianto che mai ha beneficiato di un’adeguata manutenzione : le somme disponibili, ottenute in gran parte grazie a una convenzione stipulata tra la Regione Calabria e la precedente Amministrazione di Condofuri, non potranno garantire altro che un funzionamento temporaneo e magari non ottimale. Per quali strategici motivi, ci chiediamo noi, in ossequio a quali altissime visioni politiche il sindaco di Condofuri ha “lavorato alacremente per consentire il verificarsi delle condizioni ritenute indispensabili per lo sviluppo socio economico della comunità”, cogliendo “i frutti sperati con i finanziamenti di molti progetti per un ammontare di circa quindici milioni di euro” e si è disinteressato completamente della assurda collocazione del collettore fognario sulla spiaggia, che ogni anno viene danneggiato dalle mareggiate pregiudicando in maniera strutturale l’efficienza e la stessa esistenza di un sistema di depurazione e mettendo a repentaglio anche la salute della popolazione? E in virtù di quale illuminata concezione della cosa pubblica il suo collega di San Lorenzo non ha pensato di “intercettare finanziamenti” destinati a correggere il più grande errore di progettazione del sistema di depurazione attivo(scusate l’ironia) nelle nostre inquinate contrade, vale a dire la previsione della confluenza di acque piovane nei collettori fognari in conseguenza della quale avviene sistematicamente il cosiddetto “dilavamento fanghi”, con la dispersione della componente batteriologica che fa degradare la materia organica e la paralisi delle funzioni per tutto l’arco di tempo(circa un mese ogni volta)necessario alla sua ricostituzione? Forse perché era impegnato a intercettare un milione di euro a sostegno della brillante idea di impermeabilizzare un ettaro di fascia costiera realizzando l’ eccellente “sistema di raccolta delle acque stradali mediante corsetti, caditoie e pozzetti di ispezione” finalizzato all’immissione nella “nuova fognatura allacciata alle due vasche disposte agli estremi del tratto di strada da realizzare” del prezioso liquido che il cielo ci manda mosso da solidarietà con le falde idriche in affanno.
Non stupisce la decisione presa il 29 maggio da cotali paladini della salute pubblica , esempio fulgido di sinergia tra istituzioni locali : le luride pericolose e nauseabonde acque della laguna sono finite in mare previa realizzazione di uno sbocco ottenuto in virtù dell’opera indefessa di un mezzo meccanico, la cui presenza all’interno della Zona speciale di conservazione “Fiumara Amendolea” è stata ammessa o, nella migliore delle ipotesi, non contrastata per difetto di vigilanza, anche dal Parco Nazionale dell’Aspromonte, al quale è passata di recente la gestione dell’area costiera inserita nella rete Natura 2000. Dal momento che siffatto congiunto colpo d’ingegno è venuto fuori “nel quadro dei lavori di ripristino del funzionamento del depuratore consortile” una rimozione meno scellerata dell’ effetto lagunare dell’incuria delle amministrazioni consorziate (anche quelle di Melito e Bagaladi nel passato hanno fatto le loro figure barbine) avrebbe comportato l’impiego di autobotti per conferire nuovamente i liquami nel sito deputato al loro trattamento. Il lettore deve sapere che quel giorno erano presenti bagnanti nella zona, che nessuno ha avvisato tempestivamente dell’operazione programmata di concerto. In seguito, a danno consumato, è stata emessa un’ordinanza postuma interdittiva della balneazione dal comune di San Lorenzo, che ha dunque chiuso la stalla dopo la fuga dei buoi.
Le attuali condizioni del pianeta , la minaccia per la sopravvivenza della specie umana derivante dall’alterazione dei cicli geo-biochimici e dall’avvelenamento degli ecosistemi, non ci consentono di accettare passivamente l’operato di pubblici decisori insensibili al degrado degli ambienti naturali : abbiamo bisogno di promotori d’ economia virtuosa al posto di quella fondata sulla distruzione che prepara il terreno alla continua ricostruzione (per esempio i lungomari che hanno artificializzato e irrigidito quasi tutto il sistema costiero calabrese sono un pozzo senza fondo in cui confluiranno scandalosamente i soldi dei cittadini finché non si individuerà a livello amministrativo la soluzione del problema, già indicata nel convegno di Tangeri del 2002 dai massimi esperti in materia provenienti da tutto il mondo: occorre rinaturalizzare le fasce litoranee per contenere il fenomeno dell’erosione). Il territorio deve recuperare le sue qualità primarie (fertilità della terra, salubrità dell’aria e delle acque), ritrovare l’armonia perduta tra gli uomini,il loro ambiente d’insediamento e la loro storia. Su questi e altri temi, come le filiere corte di una produzione agricola sana parimenti da ritrovare e la possibilità di realizzare la fitodepurazione e una diversa gestione dei rifiuti, incalzeremo l’anacronismo al potere cercando di meritarci, nelle prossime tornate elettorali, una classe politica al passo coi tempi.





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