«La storia della santa calabrese dimenticata»

di Franco Laratta*

È una santa, lo sostengono in tanti. Non riconosciuta, ma per tanto venerata come tale. Isabella Pizzi è nata a San Giovanni in Fiore il 30 luglio del 1833 da Domenico, capo delle guardie urbane, e da Orsola Scigliano, figlia di Giantommaso, discendente di un casato piccolo-borghese.
Di lei si racconta e si è scritto a proposito delle visioni, le apparizioni, le estasi. Tutto accadeva nella sua stanza nel cuore antico di San Giovanni in Fiore, a due passi dalla chiesa Madre di S. Giovanni in Fiore dove Isabella si recava e vi pregava per ore.
Ma c’è di più. Isabella era così innamorata di Gesù da volersi unire a lui in un “matrimonio mistico”, per condividere ogni gioia ma anche ogni dolore, fino a condividerne l’amara passione attraverso le stimmate. I credenti sanno che tale sofferenza viene concesse solo a pochi, capaci di accettare una sofferenza atroce: così fu per Natuzza Evola, così per Padre Pio, il santo cappuccino.
Esce in questi giorni un libro: “Le apparizioni della Madonna ad Isabella Pizzi”, Pubblisfera Editore. È di Riccardo Succurro, da alcuni anni presidente del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti. Già direttore didattico, per 10 anni apprezzatissimo sindaco di San Giovanni in Fiore, un passato nella sinistra dal Pci al Pds-Ds, ma sempre con un taglio aperto e moderno. Un libro interessante che svela la vita e la storia di una santa dimenticata, che merita di essere conosciuta.
«Scorrendo la sua vita si ha l’impressione di trovarsi davanti a una creatura straordinaria sulla linea di S. Faustina Kowalska, apostola della Divina Misericordia; di S. Pio da Pietralcina che aveva ricevuto il dono di leggere nei cuori; di Natuzza Evolo che vedeva e comunicava con gli angeli di Dio; di S. Francesco d’Assisi spogliato e purificato del materialismo del mondo e rivestito dello Spirito di Cristo; di S. Paolo Apostolo, innamorato del Signore, che riceve per rivelazione il Vangelo di Cristo». (dalla post-fazione di don Battista Cimino).
Isabella Pizzi è morta in concetto di santità il 23 febbraio del 1873, il suo corpo riposa nella prima cappella della navata settentrionale della chiesa matrice Santa Maria delle Grazie.
Il confessore di Isabella, testimone qualificato delle sue virtù, sentì suo dovere registrare fedelmente i fatti e le esperienze soprannaturali della mistica.
Interessante quanto scrive, a proposito del libro di Succurro, il parroco della Chiesa Madre di San Giovanni in Fiore, don Battista Cimino: «Leggendo queste pagine sono due le sensazioni possibili: rigettare Isabella ritenendola una pazza che ha tutto inventato ingannando il suo confessore, che si è prestato al gioco di una donna che l’ha plagiato con i suoi strani racconti, oppure ci si trova appunto davanti a una straordinaria donna che merita di essere creduta».
*giornalista, già parlamentare





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