«Giusta l’analisi della Svimez: il Paese deve cresce unito»

di Francesca Cufone*

Delle criticità che riguardano il Mezzogiorno, e che causano un forte divario in diversi ambiti tra Nord e Sud, ne è consapevole non solo “Italia del Meridione” ma anche il direttore Svimez, Luca Bianchi. Dall’intervista rilasciata al Corriere della Calabria, si intuisce subito che abbraccia il pensiero espresso da anni da Idm. Inoltre ho avuto modo di incontrarlo questo inverno, a Scuole di Politiche tenutisi all’Unical, durante gli incontri organizzati e rivolti a circa 40 ragazzi e ragazze provenienti da diverse aree del Sud e dal quale abbiamo avuto modo di trarre ottimi spunti di riflessione e approfondimento sulle tematiche inerenti alle politiche di sviluppo del Mezzogiorno. Infatti è emerso che il divario tra Nord e Sud, non fa che aumentare il gap in termini di opportunità e la fuga di cervelli, la crescita delle diseguaglianze interne e il conseguente ampliamento delle aree di povertà, i divari nell’offerta di servizi, insieme alle trasformazioni del sistema formativo ed universitario, impoverendo ulteriormente il mezzogiorno e l’Italia rispetto al resto d’Europa.
La Svimez ha cercato di quantificare ed analizzare le profonde interrelazioni con la dinamica e le prospettive di sviluppo dell’area, le quali già nella fase antecedente l’attuale stato di emergenza sanitaria mondiale non erano rosee, come denotato nel rapporto Svimez 2019. Nell’ultimo ventennio di stagnazione dell’Italia, la politica economica nazionale ha disinvestito dal Mezzogiorno, ha svilito anziché valorizzare le sue interdipendenze con il Centro-Nord, ha indebolito il contributo del «motore interno» della crescita nazionale e l’Italia ha perso competitività nel contesto europeo.
Il progressivo disimpegno della leva nazionale delle politiche di riequilibrio territoriale ha prodotto conseguenze negative nell’intero Paese:
– Il doppio divario Nord/Sud – Italia/Europa: questo ultimo pronunciato dal processo di convergenza dell’Europa dell’Est, mentre vi è divergenza dei paesi dell’Europa del Sud. Crescita tendenziale del reddito pro capite nell’Europa del Nord, tenuta delle economie dell’Europa centrale, Germania inclusa. L’Italia segue il profilo di crescita europeo con un’intensità sempre minore, il Mezzogiorno aggancia in ritardo la ripresa e anticipa le fasi di crisi.
– L’aumento delle disuguaglianze tra cittadini e territori: la povertà aumenta nonostante la crescita dell’occupazione (precaria e a basso salario). Già successivamente alla crisi del 2008, il progressivo peggioramento della qualità del lavoro, con la diffusione di lavori precari e a bassa retribuzione ha portato ad una forte crescita dei lavoratori a basso reddito, a rischio povertà. Nel Sud oltre un quarto degli occupati è a rischio povertà. Inoltre nel Mezzogiorno -295 mila occupati rispetto al 2008, di contro nel Centro-Nord +437 mila. Solo nel Centro Nord si è registrata un aumento della domanda di lavoro qualificato, altrove cresce solo la domanda a bassa qualificazione.
Per non parlare della questione di genere a dieci anni dalla crisi, in Europa vi sono segnali di una convergenza di genere “virtuosa” nei tassi di occupazione: il divario tra i tassi di occupazione maschile e femminile si è ridotto negli ultimi dieci anni per effetto di un sensibile aumento del tasso di occupazione femminile (+4,5 punti). Mentre nel Mezzogiorno vi sono segnali di una convergenza di genere «al ribasso»: Basti pensare all’occupazione femminile in Calabria è pari al 30% circa. Se studiare premia in quanto aumenta la probabilità di occuparsi tra le laureate meridionali (il tasso di occupazione di chi ha un diploma è solo del 38,2% rispetto al 62,7% per le laureate),ciononostante non aiuta a colmare il divario sopracitato. Infatti rimane tuttavia fortissimo lo scarto con la media UE che nel 2018 è pari all’81,4% rispetto a quella italiana che è al 75,3% e del Mezzogiorno, pari al 62,7%. Inoltre non sono migliorate affatto le condizione femminile al Sud: la carenza di servizi per l’infanzia e di politiche di welfare, del lavoro e la difficoltà di conciliazione dei tempi lavoro-famiglia, più reddito insufficiente, impediscono di avere un lavoro dignitoso e precludono ogni possibilità di fare progetti di vita. Non a caso, la maggior parte delle donne occupate nel meridione risultano non coniugate ovvero coniugate ma senza prole.

I divari nel sistema scolastico: nella scuola primaria oltre lo 80% degli studenti non ha la disponibilità di frequentare a tempo pieno. Per non parlare dell’edilizia scolastica: oltre il 70% degli edifici scolastici risultano senza certificato di agibilità e carente di spazi destinati alla mensa e svago (piscina/palestra). La disuguaglianza economica e sociale si riflette proprio nell’istruzione: circa 600 mila giovani italiani, di cui 300 mila nel Mezzogiorno, conseguita la licenza media restano fuori dal sistema di istruzione e formazione professionale. Si è interrotto il processo di convergenza del Sud verso gli standard nazionali ed europei: Il divario di competenze degli studenti del Sud dopo una lunga fase di recupero ha ripreso a crescere.

La questione demografica (invecchiamento): la rottura dell’equilibrio demografico in quanto nell’intero paese il saldo naturale (differenza tra tasso natalità e mortalità) risulta negativo , a causa di forte calo della natalità, che ha colpito fortemente il Nord e dal 2012 non ha risparmiato il mezzogiorno. L’invecchiamento: si temerà un calo della popolazione in età lavoro nel 2065 diminuirà del 15% nel Centro-Nord (-3,9 mln) e del 40% nel Mezzogiorno (-5,2 mln).

La ripresa dei flussi migratori rappresenta la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si è via via allargata anche al resto del Paese: Le persone che sono emigrate dalla Calabria sono state 286 mila tra il 2002 e il 2018, di cui oltre 16 mila nel solo 2018. Il saldo al netto dei rientri è negativo per 132 mila unità. Sono più i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro-Nord e all’estero che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali. Ciò determina una perdita di popolazione, soprattutto giovanile, e qualificata, solo parzialmente compensata da flussi di immigrati, modesti nel numero e caratterizzati da basse competenze.
È noto a tutti il divario «storico» nei servizi per la mobilità, sia autostradale che ferroviario, al quale si aggiunge Il nuovo divario sanitario: in termini infrastrutturali e servizi socio-assistenziali. Non occorre sovraccaricare la sanità territoriale ovvero le eccellenze ospedaliere. Da Nord a Sud è evidente che la sanità deve basarsi su tre pilastri fondamentali: aziende ospedaliere, medicina generale ed assistenza territoriale. Altrimenti non si riuscirà a reggere una crisi sanitaria, come quella in atto, correndo il rischio di intasare l’intero Sistema Sanitario Nazionale. Nel corso del 2020 questi divari non hanno fatto altro che aumentare, rendendo più lenta e difficile la ripresa dell’economia italiana. Già nella fase antecedente la pandemia si era consapevoli che per uscire dalla stagnazione italiana era necessario un diverso approccio al dualismo italiano, non più politiche diverse per le due parti del Paese sul binomio assistenza per il Sud e sviluppo per il Nord, cercando una ricomposizione degli interessi nazionali.
Ora più che mai siamo consapevoli che occorre una svolta dell’idea di Paese, non più divisiva ma unitaria, ricomponendo gli interesse nazionali, perché crescita e riduzione dei divari sono obiettivi complementari
Non si può ripartire continuando a trascurare una parte del Paese che ha dimostrato di sapersi difendere e rispettare le regole, nonché dare segni di solidarietà e nel suo piccolo aiutare le regioni settentrionali maggiormente colpite. Quel senso di solidarietà deve svilupparsi anche e soprattutto nel contesto politico-istituzionale. Nessuno si salva da solo, il fatturato e l’occupazione hanno subito un arresto dal quale ne risentirà l’intera economia nazionale.
Prendiamoci per mano, valorizzando le diversità e le relazioni di interdipendenza tra le regioni italiane, con l’auspicio che l’Italia ritorni a correre ad una sola velocità ed al passo con gli altri Paesi europei.
*commissario regionale Giovani Italia del Meridione





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