«Quali giusti rimedi alla pandemia economica della Calabria?»

di Pietro Rende*

In una Regione come la Calabria dove il credito si riduce sempre più alla rapina della raccolta e di meno impieghi del risparmio, nella disattenzione o impreparazione in materia delle rappresentanze elettive, dal Consiglio regionale al Parlamento nazionale, e dove “il cavallo non beve” e c’è disaffezione agli investimenti produttivi serve poco la “fiscalità di vantaggio” per imprenditori sommersi e già evasori per conto proprio che comunque preferiscono il populismo della flat tax a strumenti già previsti per l’IRAP e altri settori nei limiti di compatibilità europea e lotta alla mafia . Affidarsi agli imprenditori impauriti dalla crisi per i loro investimenti e più propensi alla finanziarizzazione dei loro capitali alla ricerca di rendimenti ben più elevati dei profitti possibili dalla produzione di merci e servizi significa andare contromano. La risposta del Governo ormai non può che essere sostitutiva o almeno integrativa con l’avviamento di nuove strutture produttive a partecipazione o guida statale . Così decisero sotto la crisi degli anni Trenta i padri della nostra “costituzione economica” istituendo l’IRI,l’IMU,la Finsider,le tre Banche d’interesse nazionale extra Iri, e nel dopoguerra la Cassa per il mezzogiorno. Questo significò pensare e agire positivo. Per nostra fortuna , oggi,esistono la Cassa depositi e prestiti, che impiega l’enorme risparmio postale, e il Comitato delle Regioni-Governo dove rispettivamente la spesa privata e pubblica già operano p.e. su Alitalia, Mediocredito centrale,Invitalia ,Fondo interbancario e dove i punti di maggiore crisi trovano qualche risposta concreta e alternativa alle disperanti lettere o avvisaglie di licenziamento. In Calabria sopravvive una marea di micro-imprese familiari che non sono in grado di creare nuovo lavoro aggiuntivo e per stare sul mercato avrebbero bisogno di nuovi servizi nei Trasporti e Trading, dal Turismo all’Agroalimentare,un un Amazon coi suoi riders , più e-commerce e decollo di smart-working. Questo indica il prevedibile post-pandemia e questo implica il ripristino della concertazione coi Sindacati antipopulisti sulla politica (di controllo)dei redditi e salari contrapposta ai tassi d’inflazione che deriveranno dall’aumento della quantità di moneta che ci pioverà dall’Europa. Dalla parte delle imprese, richiamate dalla Costituzione a una funzione sociale, occorre ben difficilmente superare lo scoglio interprofessionale e non solo corporativo dell’attribuzione del valore aggiunto ai diversi settori in lotta perenne fra di loro, come sulle Camere di commercio, nonostante le apparenze di parata.

*deputato prima repubblica





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