«Ustica: 40 anni di misteri sul Mig caduto in Sila»

di Bruno Gemelli*

Il massimo esperto di Ustica è il giornalista Andrea Purgatori che ha ricordato l’insoluto evento dalle pagine del Corriere della sera di ieri e da uno speciale trasmesso su La7 mercoledì scorso. Questa la conclusione: «Quarant’anni fa, nei cieli di Ustica, un DC9, esplodeva con 77 passeggeri a bordo. Tante le ipotesi, ma ancora nessuna verità». Quella notte il capitolo decisivo fu scritto nei cieli della Sila.
Restano anche tante corrispondenze archiviate in Calabria. Scrissero, tra gli altri, Rosario Stanizzi per “Il Mattino”, Virgilio Squillace per il “Giornale di Calabria” e Gerardo Gambardella per “Il Tempo”.
Giovanni Spadolini, ministro della difesa dal 1983 al 1987, ebbe a dire che chi avesse risolto il giallo del Mig libico caduto sulle montagne della Sila avrebbe potuto capire la strage di Ustica. Non sono bastati 40 anni per conoscere la verità “ufficiale”, mentre i familiari delle vittime quattro anni fa invocarono l’applicazione della “direttiva Renzi” che voleva desecretare gli atti d’inchiesta, i “Documenti già noti”.
L’incidente aereo, riscontrato il 18 luglio 1980 sull’altopiano silano, in zona Timpa delle Magare, in contrada Colimiti, nel Comune di Castelsilano (il paese sino al 1950 si chiamava “Casino di Calabria”), coinvolse un MiG-23MS dell’aeronautica militare libica. Il corpo del pilota Ezzedin Fadah El Khalil venne ritrovato privo di vita poco distante dai rottami che poi furono raccolti dalla ditta dei Fratelli Argento di Gizzeria.
La strage di Ustica, ovvero l’esplosione del Dc9 dell’Itavia durante il volo Bologna-Palermo avvenuta sul cielo di Ustica, è nota. Il bilancio del 27 giugno 1980 fu di 81 morti (di cui quattro erano membri dell’equipaggio). Una lunghissima indagine ostacolata dagli omissis, dalle bugie e dai servizi segreti di alcuni Stati, compresa l’Italia, che ebbero, a vario titolo, diverse parti in commedia. Un intrigo internazionale. Sembrava un raduno di spie a Casablanca.
L’uomo che in assoluto ha dedicato la sua vita professionale, e non solo, per la risoluzione del caso è stato, come detto prima, appunto Purgatori. Ancor di più, se possibile, del giudice Rosario Priore (oggi ottantenne) che, insieme ai familiari delle vittime, ha dedicato tutte le proprie energie incontrando davanti a sé il muro dei “top secret”. Purgatori nel corso di questi decenni ci ha abituato ai suoi scoop che si danno appuntamento di lustro in lustro.
È di qualche anno fa l’uscita del film di Renzo Martinelli che ricostruisce i fatti, tentando la strada di una tesi plausibile, supportata dai documenti del giudice Priore: sarebbe stata la collisione di un caccia americano all’inseguimento di un Mig libico, che per errore urtò l’ala destra del Dc-9, a provocare l’incidente.
La pista calabrese resta tuttavia sempre calda se è vero che il 22 agosto 2016 lo stesso Purgatori, per il sito online “L’Huffington Post”, intervistò il maresciallo Giulio Linguante dell’Aeronautica militare che affermò che il Mig di Gheddafi non fosse caduto il 18 luglio 1980 ma la stessa notte in cui cadde il veicolo civile. Chi allora, nel Marchesato, vide, costatò, intervenne, testimoniò, sui resti dell’aereo e sul pilota morto, dovette fare marcia indietro o tacendo o cambiando versione o parlando d’altro. In sostanza – si disse allora – che il registro comunale di Castelsilano fosse stato manomesso per certificare che l’aereo libico era caduto il 18 luglio 1980.
Insomma, tra le bugie dei 40 anni di Ustica elencate nel suo speciale Atlantide, Purgatori considera la più grossa tra le fake news di questi decenni quella relativa al Mig libico recuperato sulla Sila. «La versione ufficiale raccontava che era precipitato perché il pilota, decollato da Bengasi, aveva avuto un infarto, l’aereo era arrivato da solo in Calabria con il pilota automatico, e quando era finito il carburante era caduto sulla Sila. Oltre ai fori sulla carcassa e alla decomposizione del cadavere del pilota – ha spiegato il giornalista – ci sono dei testimoni in Calabria che quella notte videro un aereo inseguito da due caccia militari che gli sparano col cannoncino, se la possono raccontare come gli pare, ma insomma». Purgatori ha poi aggiunto, «ci sono una serie di elementi su cui hanno lavorato i magistrati che chiariscono che sotto al Dc9 c’erano almeno uno o due aerei che si nascondevano, bersagli di quello che era successo quella notte e che probabilmente erano libici. Certamente uno era quello che è finito sulla Sila probabilmente ce n’era un altro come ha sempre sostenuto Gheddafi». Sicuramente in quel momento, ha precisato, avere dei Mig libici che passavano sulla verticale della sesta flotta non poteva essere accettato, «Gheddafi all’epoca era il nemico numero uno dell’Occidente, un po’ come poi lo sono stati Saddam Hussein e Bin Laden, in quel momento il Mediterraneo era il posto più pericoloso del pianeta non è che potevano passare dei Mig. Quando entravano nel nostro spazio aereo le tracce venivano cancellate, e passavano, i nostri alleati non potevano tollerarlo».
*giornalista





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