«Fermate le stelle, non producono dividendi»

di Francesco Bevilacqua*

Diciamolo francamente: all’inizio della pandemia ce la siamo fatta sotto! Abbiamo pensato che fosse l’inizio della fine, che per l’Umanità intera, oltre che per ciascun essere umano, si fosse giunti al capolinea. Come in un romanzo o in un film distopico, infatti, abbiamo assistito ad eventi apocalittici.
Nei paesi dell’Occidente opulento l’organizzazione comunitaria della sicurezza e dell’ordine è stata posta sotto scacco. Con una decisione mai presa in precedenza, quegli stessi governanti che per anni ci avevano ammorbato con la crescita infinita, il liberismo sfrenato, il consumismo, la deregulation, sono stati costretti a fermare l’intero sistema economico capitalistico, a imporre regole da stato di guerra, a rinchiuderci tutti agli arresti domiciliari, a farci “sorvegliare e punire” quotidianamente, come direbbe Michel Foucault.
L’ubbidienza alle regole è divenuto un comportamento cult perfino per tante frange di quella vecchia sinistra, che della “libertà” aveva fatto la sua bandiera. La creduloneria negli strumenti di comunicazione di massa è stato il lietmotiv di milioni di persone che prima, invece, passavano il tempo a metterci in guardia contro le mistificazioni dei media. La caccia all’untore si è rivelata – come in Manzoni e Camus – lo sport preferito di quegli stessi che fino a qualche tempo fa riempivano i social di inni all’accoglienza, alla fratellanza, alla condivisione. Sono esplose le polemiche in campo scientifico: da un lato i virologi da laboratorio (e salotto televisivo), prima impegnati nei loro traffici, non sempre etici, con i virus e poi, invece, in veste di dispensatori di verità assolute subito smentite da altri della loro categoria e perfino da loro stessi; dall’altro i clinici, arruolati nelle trincee degli ospedali, travolti dagli ammalati, privi di linee guida, di strumenti, attrezzature, personale, lasciati in balia della disorganizzazione di un sistema sanitario pubblico distrutto da anni di mala politica.
Insomma, tutti abbiamo pensato che qualcosa di epocale – molto più che l’attentato alle torri gemelle, molto più che la guerra in Iraq, molto più che la crisi del sub-prime – stesse accadendo e che il mondo non sarebbe stato mai più come prima. Salvo accorgerci, dopo la fine del lockdown, che non è cambiato proprio nulla, che l’Umanità è sempre più impegnata a distruggere gli equilibri naturali del pianeta su cui vive, sempre più protesa a perpetuare privilegi, soprusi e disuguaglianze, sempre più intenta a costruire, pervicacemente, la propria estinzione di massa.
Nel frattempo il simbolo della follia umana è ben rappresentato dal magnate Elon Musk, indaffarato a decongestionare una Terra troppo densamente abitata investendo un’enorme quantità di denaro nella prima migrazione di massa interplanetaria della storia. Come a dire: inutile risanare la Terra e l’Umanità; abbiamo altri pianeti dove esportare la nostra straordinaria energia distruttiva.
Di quanto accaduto in questi mesi resta ormai ben poco. Anche il virus sembra essersi arreso, travolto dalla rinnovata corsa all’accumulazione di ricchezze, dalla crescita esponenziale della povertà, dalla crisi ecologica, economica e morale, dal riemergere del nuovo rito religioso del nostro tempo: le deliranti movide serali, con al posto delle sacre scritture gli smartphone e al posto dell’ostia consacrata, gli aperitivi e gli snack dei veri luoghi di culto delle nostre città: i bar.
Dicono i medici ospedalieri – i primi che, per l’esperienza vissuta sul campo, hanno diritto di spiegare quanto è accaduto e sta accadendo – che la malattia causata dal Sars-Covid 2 ha perduto la sua letalità. In questo, i medici sono confortati dalla situazione degli ospedali, non più collassati dai ricoveri e dalle condizioni dei pazienti, i quali ultimi, dopo la scoperta di terapie efficaci, non finiscono più nelle terapie intensive. Eppure il ministro Speranza, lo stesso che in una storica puntata di “Che tempo che fa”, in compagnia dell’ineffabile virologo Burioni, ci disse che l’epidemia in Italia non sarebbe mai arrivata avendo noi uno dei sistemi sanitari migliori del mondo, ancora ammannisce ricette e soluzioni per una crisi sanitaria che sembra essersi dissolta come neve al sole.
Quale insegnamento (semmai l’Umanità ha ancora voglia di imparare qualcosa) trarre da quanto è accaduto? Mi pare adatta una frase dell’economista più abiurato dell’epoca moderna, quel John Maynard Keines le cui tesi consentirono all’Occidente di risalire la china dopo la seconda guerra mondiale, fautore di quell’intervento pubblico nell’economia che sino a ieri tutti osteggiavano e che oggi, chissà perché, invocano a gran voce. Scriveva emblematicamente Keines: “Distruggiamo le campagne perché le bellezze naturali non hanno valore economico. Probabilmente saremmo capaci di fermare il sole e le stelle sol perché non producono dividendi”.
*avvocato, naturalista, scrittore





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