«Covid-19 e nuovo welfare in Calabria, ripartire dalla famiglia»

di Mario Nasone*

È sotto gli occhi di tutti che il coronavirus è stato come un grande pettine che ha fatto venire alla luce i nodi e le criticità della nostra organizzazione sociale. Uno di questi è certamente l’aggravarsi delle condizioni di povertà di una parte consistente delle famiglie calabresi. In Calabria (Istat anno 2018) le famiglie che si trovavano in uno stato di povertà relativa nella regione erano il 30,6 per cento rispetto all’11,8 per cento in Italia Con il covid-19 e la crisi economica conseguente queste percentuali sono ulteriormente aumentate. Eppure anche in questa situazione eccezionale la famiglia calabrese ha retto l’urto.In Calabria, così come nel resto del Paese, l’esperienza della didattica a distanza, l’ha vista impegnata in un compito inedito è gravoso se si tiene conto che più di un terzo delle famiglie della nostra regione  (il 32,7 per cento) non dispone ancora di un accesso ad Internet da casa. e che circa il 60 per cento di esse dichiara di non sapere usare Internet. Dati che spiegano come mai in certe zone si è arrivate a punte del 40% di minori rimasti fuori dalla didattica a distanza. Una emergenza alla quale la politica nazionale, grazie all’azione incessante del Forum delle associazioni familiari, pare finalmente si sta orientando a dare le prime risposte con l’introduzione con la legge di bilancio 2020 del “Fondo assegno universale e servizi alla famiglia”  che fa parte del programma più vasto della family act. Un percorso appena avviato che potrebbe riavvicinare l’Italia ad altre nazioni come la Francia e la Germania che sul tema del sostegno alle famiglie hanno fatto molto con ricadute sulla ripresa anche della natalità. Anche il nuovo governo della calabria, si deve attrezzare per affrontare una sfida che si presenta complessa e che riguarda non solo le famiglie che vivono un disagio materiale ma anche quella parte delle famiglie calabresi che vivono fragilità e difficoltà a svolgere la loro funzione educativa e sociale. Perché bisogna ripartire dalla famiglia? Nonostante i rapidi e radicali cambiamenti che hanno inciso profondamente anche sulla famiglia calabrese, con l’aumento delle separazioni e dei divorzi, con la disgregazione dovuta a emigrazione per motivi di studio e di lavoro, essa resta il punto di riferimento e la principale risorsa per la vita ed il futuro della nostra regione. Ripartire dalla famiglia significa innanzitutto creare le condizioni economiche e culturali affinché anche in Calabria si ritorni a fare figli, a generare, avendo la prospettiva di poterli crescere bene, di essere in grado di dare loro un futuro dignitoso con una scuola e una sanità che funzioni, con reali opportunità di lavoro. Per la Giunta regionale dopo lo  stanziamento, già deliberato, di 25 milioni di euro per le famiglie della nostra regione, le priorità sono quelle di realizzare un piano organico di lotta alla povertà e di sostegno alla famiglia che passa innanzitutto dalla dotazione finanziaria che deve essere messa in campo per programmare gli interventi concreti che per valore strategico possono realmente incidere sulla vita delle famiglie, utilizzando in modo virtuoso i fondi nazionale e comunitari. In particolare l’importanza di un piano regionale per il potenziamento degli asili nido che in atto soddisfano soltanto meno del 10% delle richieste delle famiglie, di interventi e servizi che possano favorire la maternità e la conciliazione con il tempo del lavoro, che diano opportunità ai bambini e agli adolescenti di potere fruire del tempo pieno, di una offerta extra-scolastica e di tempo libero che il covid-19 ha di fatto sospeso. Esiste poi un “problema minori” che va affrontato su tre direttrici. Intervenire su tutta la complessità e le varie espressioni del disagio familiare  e minorile e sulle povertà educative, non solo sull’aspetto socio-assistenziale, armonizzando ed integrando i diversi interventi pubblici e privati in campo minorile, contro sprechi e doppioni, facendo confluire in un unico piano le risorse ed i finanziamenti comunali, regionali e comunitari. Valorizzare le buone prassi gia’ sperimentate nei vari territori, mettendoli tra loro in rete, favorire la loro implementazione, superando  la logica dei progetti spot che muoiono con la fine del finanziamento per favorire interventi che abbiano continuità’ e sostenibilità nel tempo, garantendo una collocazione istituzionale certa e stabilità di finanziamento, contro la precarietà e la carenza di risorse. Privilegiare  gli interventi di prevenzione abbassando l’età dei minori destinatari dei progetti, sostenendo le famiglie, valorizzando le attività sportive,  l’affido familiare e di sostegno  anche in chiave preventiva, le iniziative di educazione alla cittadinanza attiva ed alla legalità.Certamente l’intervento più importante è quello di completare, dopo la contesta approvazione dei regolamenti sulle strutture accreditate, la tanto attesa riforma del Welfare predisponendo il piano sociale regionale aiutando i comuni a dotarsi dei piani di zona garantendo fondi e assistenza tecnica. L’auspicio è di vedere finalmente una Giunta che ci eviti gli ennesimi rimpasti e avvicendamenti,  e un Consiglio Regionale che su questi temi non si divida e che soprattutto operi con quella velocità e concretezza che  non abbiamo avuto la fortuna di potere vedere in tutti questi anni di autonomia regionale.In questo percorso un ruolo fondamentale dovranno svolgerlo l’associazionismo familiare e di tutela dei minori. La recente costituzione della rete regionale Con i minori e le famiglie, promossa da Unicef, Save The Children, Forum associazioni familiari, Camere Minorili, Libera, Agape, Csi, Coordinamento educativo Cosenza, Alleanze educative di Reggio Calabria, contribuirà sicuramente a dare forza e centralità a nuove politiche educative e sociali sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza a livello regionale e locale.

*Presidente Centro Comunitario Agape





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