«Quali indirizzi per l’economia europea post Covid»

di Vincenzo Caserta*

Si sta dibattendo tantissimo sull’Europa e sulle sue funzioni di sostegno agli Stati membri in una fase di recessione economica che richiama tanto, negli aspetti generali, altre crisi economiche del passato che si sono risolte in maniera silente e senza traumi.
La crisi causata da un semplice virus fa ritornare alla memoria la riflessione dello scienziato Albert Einstein che disse che, ove mai ci fosse stata la terza guerra mondiale si sarebbe combattuta «con la fionda». Parafrasando e rapportando la frase pronunciata con il periodo storico che stiamo vivendo siamo proprio a questo punto. Stiamo combattendo e combatteremo ancora una guerra senza conflitti o armi ma, siamo tornati a rapportarci a vivere la quotidianità come ai tempi dei nostri avi.
Urge cosi porsi, il problema della ripresa per la quale ci sarebbe bisogno di un Piano economico che stravolga o riprogrammi alcune delle attuali condizioni di sviluppo economico-sociale dei singoli Stati della Unione europea.
Non servono agli Stati solo gli investimenti finalizzati a impolpare gli armamenti ed i muri di difesa dalle invasioni degli sbarchi o degli stranieri ma, serve rimpolpare l’economia di linee di intervento prioritarie sulle quali costruire la rinascita e la ricrescita economica.
Investire sulla ricerca scientifica, sulla salute e le condizioni di garanzia dei livelli socio-sanitari essenziali, sulla rimodulazione del lavoro orientato verso una condizione più stabilizzante possibile, sugli investimenti e sui sostegni alla povertà ed alla emarginazione sociale, sul benessere sociale dal punto di vista delle condizioni ambientali, già in netto miglioramento, sulla salvaguardia delle risorse paesaggistiche e della natura, sulle grandi opere pubbliche.
Sono queste le azioni prioritarie sulle quali indirizzare l’economia europea della nuova programmazione in fase di definizione che unitamente alle risorse economiche già in itinere, i 39 miliardi di Euro di cui tanto si parla assegnati al nostro Paese, dovrebbero rappresentare il prossimo volano di sviluppo sul quale costruire la ripresa, favorendo altresì un indotto legato alle singole azioni finalizzato alla costituzione di un sistema interconnesso di azioni che crea spazi al lavoro e rivitalizza gli Stati verso una new economy più al passo coi tempi.
In questo, lo spazio maggiore di stimolo verso l’Unione degli Stati deve e può esercitarlo l’Europa se, riteniamo che essa possa avere una funzione futura proiettata verso una visione dell’economia strategica più determinata, facendole assumere in futuro, un ruolo di leadership politica ed economica mondiale.
Deve esserci pertanto un impegno fuori da schemi o preconcetti politici di appartenenza, essere recuperato il senso di appartenenza all’Europa quello più vero e più sentito che i fondatori ed i precursori ci hanno lasciato come valore da rafforzare nel tempo, quello in particolare di Alcide De Gasperi che ha sempre proteso la sua condotta politica verso l’interesse comune e non verso l’agire di parte.
Solo cosi si può orientare l’economia futura e risollevare le sorti dei nostri Stati con una azione condivisa ed equilibrata.
Non ha senso una Europa che non eserciti l’azione di indirizzo verso gli Stati membri. Non ha senso una Europa che non guardi al futuro prossimo senza condividere l’azione dei singoli Paesi. Non ha senso una Europa che badi e sostenga solo il profitto di alcuni e non di tutti , con le dovute differenze.
Ha senso invece che eserciti proprio in questa fase una azione di indirizzo programmatorio forte ed autorevole a sostegno di tutti gli Stati ove le singole parti facciano conseguentemente recuperare il gap lasciato solo, si pensi un po’, da tre mesi di stop.
Pertanto si pensi e si definiscano le prossime programmazioni Comunitarie nella direzione di autentico sostegno alla rinascita degli Stati membri e che risultino in reale sincronia con il prossimo vissuto delle nostre comunità.
Essa rappresenta il valore aggiunto che serve per impostare un nuovo modello di agire sociale ed economico condiviso trasversale ed efficace.

*già Dirigente della Regione Calabria





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