«Urgente un riordino della gestione dei rifiuti»

di Orlandino Greco*

Un grande socialista di nome Cecchino Pincipe, aveva pensato al Consorzio Valle Crati basato sulla cooperazione e la solidarietà tra gli Enti locali.
In specie in Calabria, dove il sistema non consente ad ognuno di operare in solitudine, chiudendosi nei rispettivi confini amministrativi, perché non è possibile ai tanti piccoli Comuni di costruirsi impianti autonomi, è indispensabile ricorrere ad una suddivisione sul territorio per ottenere economia di scala.
Con un bacino di circa 250.000 abitanti, la lungimiranza di quella classe dirigente, della politica che pensa solo al beneficio di tutti, aveva dato risposte alle esigenze collettive ampie per i servizi di depurazione e raccolta dei rifiuti, con spirito di cooperazione e di solidarietà tra consorziati.
Oggi si assiste ad uno sfacelo, fatto di incertezze sulla stessa mission del consorzio che non si sa nemmeno se può continuare a definirsi tale.
I comuni chiamati solo a rifondere gestioni che definire imbarazzanti ed improvvide è un eufemismo.
Gestisce Cosenza con un suo uomo. Il Comune capoluogo pieno di debiti non paga le quote le quali vengono spalmate su tutti i restanti Comuni, quest’ultimi senza colpa, sono addirittura chiamati a pagare il loro più quello del Comune che guida il Consorzio, in chiaro conflitto d’interesse.
Il principio solidaristico è mutato in “solidanza passiva”.
Cari consorziati, cari Sindaci, interveniamo sulla la realtà del Consorzio Valle Crati, collegialmente, prima che sia troppo tardi e che si determini una zavorra di debiti che ricadono sulle già scarse casse dei Comuni che vi fanno parte.
Chi sa dei Comuni che appartengono al Consorzio, ad esempio, che essi sono titolari della gestione di una discarica a San Giovanni in Fiore?
Ciò è utile ai singoli Comuni che quindi gestiscono un loro servizio consortile o è un’operazione di “busines” aziendale, dunque fuori dalla logica Consortile?
La Regione anche su questo è chiamata a fare chiarezza, prima fra tutti modificando la legge regionale che regola l’organizzazione dell’Ato rifiuti. I fatti dimostrano il fallimento dell’organizzazione in ambiti provinciali e subprovinciali con sovrastrutture inutili ed impossibilitate a funzionare, non fosse altro per il fatto che esse sono prive di personalità giuridica. A questo si aggiunge l’assenza di una struttura amministrativa che possa supportare la programmazione dei sindaci la cui azione è fortemente limitata da un ente praticamente inutile, addirittura privo di un conto corrente con i comuni costretti a fare i pagamenti alla tesoreria della città capoluogo.
L’Ato deve avere personalità giuridica e deve essere unica e Regionale. I rifiuti non possono essere trattati con una visione a stretto raggio, ma necessitano di una programmazione seria in ambito regionale che trasformi l’emergenza in opportunità di sviluppo come avviene in altre parti d’Italia e d’Europa. Bisogna avere il coraggio delle scelte, di definire i luoghi ideali dove costruire gli impianti necessari e quali caratteristiche debbano avere per il pieno rispetto di tutti i requisiti ambientali. In Calabria non mancano di certo le professionalità per redigere un piano di interventi partendo dalle necessità dei territori. Lasciare ai sindaci senza strumenti e risorse il pallino di una questione così delicata è da irresponsabili e, oltretutto, non consente in alcun modo il raggiungimento degli obiettivi preposti.
Da qui, da questo punto di necessario riordino, deve partire una vera stagione, non rinviabile, che ponga la pulizia e la raccolta dei rifiuti urbani quale prima azione per poter poi parlare di Accoglienza, di Turismo ed Igiene pubblica. Altro che spot pubblicitari!
*leader Italia del Meridione





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