«Le scelte del popolo per fermare l’aggressione dei clan»

di Ettore Jorio

Nicola Gratteri lo urla da quando era praticamente «in fasce». Recentemente lo «scopre» la Dia nella sua relazione del 2° semestre 2019, pubblicata lo scorso 17 luglio.

L’orecchio (e non solo) all’Europa
Le mafie, con particolare riferimento alla ‘ndrangheta, mettono le mani su tutto. Nella situazione attuale, anche su i finanziamenti statali della post epidemia. Non solo. Fa stragi di imprenditori e di imprese in crisi, delle proprietà immobiliari di chi non ha più il becco di un quattrino.
Immaginiamo con quanto interesse stia seguendo l’esito delle trattative in Europa, dalle quali uscirà un fiume di denaro per il nostro Paese. Mes, Sure e Bei per complessivi 540 miliardi per garantire il rafforzamento della sanità e il sostegno temporaneo della disoccupazione e, dunque, dei posti di lavoro a rischio. Recovery Fund che, prescindendo dalla suddivisione del 750 miliardi di euro in prestiti e a fondo perduto, costituirà una massa di danaro nei confronti della quale le mafie stanno già allenando e affilando i loro impietosi tentacoli.
Una situazione simile va preventivamente affrontata e vinta.

I giusti ruoli e l’impegno necessario
In una tale doverosa ottica, sarebbe sbagliato rinviare esclusivamente alle forze dell’ordine e alla magistratura il compito di contrastare sia «l’infezione finanziaria mafiosa» (Dia, dixit) – destinata a contagiare il mercato sano ma impoverito, attraverso quella pseudo generosità che si trasforma in insopportabile usura – che di impedire la supremazia della ferocia della quale la mafia è regina, nelle sue diverse declinazioni.

Gli enti territoriali in prima linea
Tutti, nessuno escluso, dovremmo essere impegnati in Calabria a combattere l’invasione indebita del tesoro privato e l’occupazione di quello pubblico, intendendo per tale il ponte di comando delle istituzioni territoriali. Insomma, occorre pretendere garanzie dallo Stato e favorire il contemporaneo esercizio di una politica difensiva dei diritti di cittadinanza ed espansiva delle occasioni offerte alle imprese, alle professioni e ai giovani. Regioni, Città metropolitane, Province (per quello che ne rimane tanto da farle apparire gli zombie del sistema autonomistico) e Comuni dovranno, pertanto, imporre il loro operato in favore delle iniziative culturali e produttive, coinvolgendo in questo anche il privato più sensibile, finalizzate al miglioramento complessivo della vita delle comunità amministrate e alla progressiva emarginazione delle abituali violenze mafiose, cui le medesime sono state costrette a soggiacere.
Ciò non vuol dire esercitare nella vita cittadina le imitazioni dei più noti protagonisti della «celluloide» che stravincono sempre le competizioni con i cattivi. Sarebbe un errore, destinato a peggiorare le cose e, forse, a generare ritorsioni avverso i rivoltosi che genererebbero una ulteriore paura nella gente comune.

Gli antibiotici per curare l’infezione
Alla solita aggressione della delinquenza organizzata occorre opporre la certezza del diritto, la buona amministrazione e la lontananza dai rapporti contaminanti, ma soprattutto il lavoro generativo di un interesse più diffuso. In questo la Calabria, fatte le dovute eccezioni, deve cominciare da capo.
Da regione degli scioglimenti per condizionamento mafioso e dei bilanci troppo frequentemente taroccati deve diventare quella del buon governo. Per farlo occorre, così come faceva una volta il grande Brasile di Pelé, schierare i suoi figli migliori da mettere in squadra.
A settembre ci saranno poco meno di cento comuni al voto, alla ricerca dei loro sindaci, dei quali due da impegnare in due importanti città, quali Reggio Calabria e Crotone. Non solo. Si voterà anche in tanti altri importanti comuni da sempre influenzati dalla presenza della ‘ndrangheta.
Attenti ai pacchetti di voto da vantare poi come credito indebito. Necessita stare lontani dalle sirene (che poi tali ovviamente non sono, non avendone la grazia!) ed essere accorti nei confronti di offerte anche apparentemente non compromettenti ma più pericolose di un morso di una vipera.

I calabresi ce la faranno
Si spera che le realtà locali, che la gente «sanizza» che le abita sappiano candidare e scegliere i migliori non solo per opporsi da subito al tradizionale nemico ma per costruire quanto occorre per far dire al mondo che la Calabria ha dato inizio al suo Rinascimento.
Sbagliare (anche) oggi significa finire nello scenario – giusto per ricordare un grande del cinema mondiale quale è stato Ennio Morricone – che fu di «Un pugno di dollari». Un paese diviso tra due famiglie (Baxter e Rojo), ove la prima contava anche sulla carica dello sceriffo ad appannaggio di John (per l’appunto) Baxter, bene interpretato da Wolfgang Lukschy, un attore classico dei western di allora.
L’immagine ci induce ad ascoltare di più Gratteri, ma all’ascolto facciamo in modo che seguano i fatti!
*docente Unical





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